Una crisi che colpirà soprattutto i giovani con poca esperienza lavorativa, già ampiamente rimpiazzati dall'AI in molte aziende.
La CDU, il partito di maggioranza in Germania, vuole abolire il diritto di lavorare part time
Secondo il partito del cancelliere Merz, la crisi economica tedesca è colpa soprattutto dei troppi lavoratori che decidono di fare part time.
Se l’economia tedesca fatica a tenere il passo e non è più la locomotiva d’Europa, una parte della responsabilità sarebbe da attribuire anche alla diffusione del lavoro part-time. È da questa premessa che la CDU, principale forza della maggioranza, sta valutando un intervento su quello che oggi è un diritto garantito ai lavoratori tedeschi: la possibilità di richiedere e ottenere un orario di lavoro ridotto.
Secondo indiscrezioni riportate dal Guardian, il governo vorrebbe limitare o ridimensionare il cosiddetto «lavoro part-time come stile di vita», cioè la riduzione dell’orario scelta per motivi personali e non legata a esigenze specifiche come la cura di figli, familiari anziani o gravemente ammalati. La misura rientrerebbe in una strategia più ampia volta ad aumentare il numero complessivo di ore lavorate e a sostenere la crescita economica, incentivando chi può a lavorare di più. L’ala “imprenditoriale” della CDU ritiene che una quota significativa di lavoratori, soprattutto nel settore dei servizi, utilizzi il part-time per migliorare l’equilibrio tra vita privata e lavoro, contribuendo però a ridurre la disponibilità di forza lavoro in una fase di carenza di personale qualificato e rallentamento economico. Negli ultimi anni il part-time è effettivamente cresciuto in Germania, arrivando a sfiorare il 40 per cento dei lavoratori totali nel 2025, anche per effetto dello spostamento dell’occupazione dall’industria al terziario, dove questa formula è più diffusa.
L’ipotesi allo studio sarebbe quella di mantenere le tutele per chi ha reali necessità di riduzione dell’orario, introducendo però limiti più stringenti per le richieste motivate da scelte personali. Una riforma di questo tipo ridurrebbe la libertà decisionale oggi garantita ai lavoratori, con un impatto potenzialmente maggiore sulle donne, che restano tra le principali utilizzatrici del part-time a causa del peso della cura familiare che grava soprattutto sulle loro spalle. La proposta ha già suscitato critiche da parte di sindacati e opposizioni, che parlano di un rischio di discriminazione indiretta e ricordano come, in molti settori, il ritorno al tempo pieno non coincida necessariamente con salari adeguati o con una reale disponibilità di ore di lavoro, traducendosi spesso in demansionamenti o in un carico di lavoro non riconosciuto.