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20:11 mercoledì 4 febbraio 2026
Darren Aronofsky si è guadagnato l’appellativo di “traditore del cinema” perché ha fatto una serie usando solo l’AI Sia i critici che i colleghi stanno commentando molto negativamente (per usare un eufemismo) sia la scelta di Aronosfsky che il pessimo risultato ottenuto.
Un grave scandalo sessuale avvenuto sul set di Good Time potrebbe costare l’Oscar a Josh Safdie e a Marty Supreme E sarebbe anche la ragione, questo scandalo, della brusca separazione di Josh dal fratello Benny.
In Giappone ha aperto un bar solo per persone che vogliono licenziarsi Secondo la regola d'oro del locale, la persona che entra annunciando di aver finalmente deciso di licenziarsi beve gratis.
La figlia di David Lynch ha annunciato che l’ultima e inedita sceneggiatura scritta dal padre diventerà un libro Unrecorded Night è la serie tv che Lynch non è mai riuscito a farsi produrre. Dovremo accontentarci di leggerla.
Mamdani ha messo un ex detenuto e attivista per i diritti dei carcerati a capo del sistema penitenziario di New York Stanley Richards è chiamato a gestire il Department of Correction in un momento di grande difficoltà, dovuto soprattutto all'aumento delle morti in carcere.
L’affresco dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni è già diventato un’attrazione turistica Dopo il restauro, ci sono sempre più turisti che accorrono alla Basilica di San Lorenzo per valutare di persona la somiglianza tra l'angelo e Meloni.
Mehdi Mahmoudian, lo sceneggiatore candidato all’Oscar per Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una lettera contro l’Ayatollah Assieme a lui sono stati arrestati altri due firmatari: al momento non si hanno notizie di nessuno dei tre.
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.

Alla notizia del cessate il fuoco, sono iniziati i festeggiamenti sia a Gaza che in Israele

A Tel Aviv si aspetta il ritorno a casa degli ostaggi, nella Striscia si spera che la tregua sia definitiva per poter iniziare a ricostruire.

09 Ottobre 2025

Gioia e commozione hanno travolto sia la Striscia di Gaza che Israele all’annuncio del cessate il fuoco tra Hamas e l’Idf. I festeggiamenti sono scoppiati in tutta la Striscia all’arrivo della notizia del sì di Hamas al piano di pace proposto dagli Stati Uniti e da Israele, un sì giunto dopo giorni di lavoro diplomatico in Egitto. Anche nei festeggiamenti però le distanze tra i due popoli restano, così come sottolineato in un reportage del Guardian che ha raccolto le reazioni ufficiali e le voci delle persone scese in strada per festeggiare. 

Sul fronte palestinese il sentimento prevalente, oltre alla gioia, è l’incredulità: tra la popolazione in pochi credevano che sarebbe arrivato l’accordo. Dopo mesi di bombardamenti incessanti, circondati dalla distruzione, in molti faticano a realizzare che il conflitto potrebbe essere davvero finito. Eyad Amawi, un soccorritore che lavora a Gaza, spiega così la speranza e l’incredulità della popolazione: «Un momento ci crediamo, il successivo ci sembra impossibile. Proviamo sentimenti contrastanti, oscilliamo tra la gioia e la tristezza». Il timore è che l’accordo alla fine, per qualche ragione, non venga rispettato o salti. Amawi sottolinea anche come, se le armi davvero taceranno, bisognerà affrontare la devastazione di Gaza e prepararsi a un lavoro di recupero materiale e psicologico che sarà lunghissimo e difficilissimo. Come si legge sempre sul Guardian, nonostante le grandi incertezze attorno a questo piano di pace, le popolazioni serbano forti speranze: «Se implementato, l’accordo avvicinerà le parti alla fine della guerra più di qualsiasi altro precedente tentativo […]», scrive Kate Lamb.

Anche sul fronte israeliano la gioia è venata di tensione e tristezza. Tutto ruota attorno ai familiari dei 22 ostaggi ancora prigionieri di Hamas e all’incertezza rispetto ai tempi della loro liberazione e dell’identità degli ostaggi ancora in vita. Netanyahu ha parlato di un grande giorno per Israele, assicurando che «con l’aiuto di Dio, tutti i sopravvissuti torneranno a casa». Oggi, giovedì 9 ottobre, è stato convocato il Consiglio dei ministri che dovrebbe ratificare l’accordo di pace (Bezalel Smotrich, ministro dell’Economia e delle Finanze, ha già annunciato che voterà contro). Hanno festeggiato sui social anche alcuni degli ostaggi liberati negli scorsi mesi, mentre i familiari di quanti ancora mancano all’appello vivono nell’attesa, nella speranza e nella tensione. Il processo di elaborazione di quanto successo in questi due anni sarà lungo e doloroso anche in Israele, ovviamente. Adesso però è il momento della commozione e anche dell’entusiasmo: a Tel Aviv alcuni si spingono a dire che Trump meriterebbe il Nobel per la Pace per il risultato ottenuto con questa iniziativa diplomatica. 

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