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Dopo averci investito 80 miliardi di dollari e averci guadagnato zero dollari, Zuckerberg ha chiuso il metaverso di Meta Quattro anni a ripetere che in futuro avremmo tutti vissuto in Horizon Worlds. Oggi Horizon Worlds non esiste più.

Letture da Pride

Quando è nato, com’è cambiato negli anni e cosa significa oggi, a cinquant’anni dai moti di Stonewall.

di Studio
22 Giugno 2019

Quest’anno le celebrazioni del mese del Gay Pride segnano un anniversario importante: sono infatti passati cinquant’anni dai moti di Stonewall, le violente proteste scoppiate a New York il 28 giugno del 1969 che hanno dato il via, per convenzione, ai movimenti di liberazione omosessuale. Oggi sempre più Paesi nel mondo riconoscono i diritti delle coppie formate da persone dello stesso sesso (i primi sono stati i Paesi Bassi nel 2001, tra gli ultimi ci sono stati Taiwan, a maggio, e l’Ecuador, agli inizi di giugno, l’Italia ci è arrivata solo nel 2016 con la Legge Cirinnà), ma ne rimangono ancora tanti in cui l’omosessualità è considerato un crimine, come il Brunei, e altri in cui le comunità Lgbt+ sono sempre più spesso vittime di attacchi omofobi, come la Russia. Per tutto il mese di giugno si tengono eventi, rassegne culturali e manifestazioni legate ai temi del Pride: a Roma la parata si è svolta lo scorso 8 giugno, a Milano sarà sabato 29 a conclusione della Pride Week iniziata il 21 giugno. Accantonata la polemica sull’infelice scelta di Caterina Balivo come “madrina” del Pride di Milano, scelta ben presto revocata dopo la consueta indignazione social, ci sono ben altri argomenti più utili da approfondire e altrettanti personaggi che hanno fatto la storia da conoscere: qui abbiamo raccolto alcuni articoli che analizzano il significato e l’eredità di Stonewall e si interrogano sulle questioni (e le sfide) dell’attivismo Lgbt+ oggi.

“How the New York media covered the Stonewall riots” The Conversation
The Conversation fa un’operazione molto interessante: analizza il modo in cui la sei giorni di proteste scoppiata intorno al Stonewall Inn, un bar gay del Greenwich Village che aveva aperto nel 1967, fu coperta all’epoca dai media mainstream e da quelli alternativi. Con una precisazione d’apertura che aiuta a contestualizzare il Pride e il suo significato: all’epoca, infatti, l’omosessualità era considerata un crimine in quasi tutta l’America, fatta eccezione per l’Illinois, e molti giornalisti che coprirono le proteste non si resero conto che fotografando e riportando i nomi delle persone coinvolte li misero in grave pericolo.

“Forget Stonewall”The Gay And Lesbian Review
In un editoriale sulla G&LR dello scorso aprile, Yasmir Nair riflette sulle celebrazioni del cinquantesimo di Stonewall e sul tono inevitabilmente agiografico che prenderanno. Ci sono molti problemi in questo tipo di mitologia: intanto perché cancella quello che era successo prima del 28 giugno 1969, quindi perché restituisce un’immagine parziale delle lotte per la liberazione omosessuale. Non si tratta di ridimensionare Stonewall, ma di inserirlo in una storia ben più complessa, che dovremmo conoscere.

“Paul B. Preciado: «Nos corps trans sont un acte de dissidence du système sexe-genre»” – Libération
Al centro del Gay Pride, e al centro della trasgressione che da sempre ha caratterizzato quella che oggi è una parata festosa e allegra, c’è la questione del corpo e della differenza sessuale. Una lettura sempre utile su questi temi è il filosofo spagnolo Paul B. Preciado, che in questa intervista con Cécile Daumas su Libération parla di transizione, difformità dei corpi e significato politico degli stessi.

“How L.G.B.T. couples in Russia decide whether to leave the country”The New Yorker
Lo scorso marzo, in Russia, si è discusso molto delle lezioni di yoga che venivano impartite in alcune carceri: alcuni politici ne hanno infatti richiesto a gran voce l’abolizione, in quanto potevano essere un veicolo di eccitazione tra detenuti dello stesso sesso. È solo l’ultima delle campagne ostili ai gay che vengono condotte oggi nel Paese guidato da Putin: qui Masha Gessen racconta la sua decisione di emigrare per paura della crescente omofobia e la vita di quelli che invece sono rimasti.

“How LGBTQ Pride Month became a branded holiday” Vox
Un altro argomento che accompagna le manifestazioni del Pride ormai da un bel po’ di anni è quello del cosiddetto “marketing arcobaleno” o “queer baiting”. Sempre più aziende (e personaggi pubblici, basta guardare l’ultimo video di Taylor Swift) rilasciano infatti prodotti in edizione limitata e organizzano eventi “a tema Pride”. Colpa del mantra dell’autenticità, che ci spinge a consumare solo marchi nei cui valori ci riconosciamo, e dell’attivismo da social: chi si immaginava che sarebbe stato questo il prezzo del progresso sociale?

“Is China Ready for LGBTQI Marketing?”The Business Of Fashion
E a proposito di marketing arcobaleno, Sam Gaskin e Zoe Suen si sono chiesti sul Business of Fashion se e quanto la Cina sia pronta alle collezioni a tema Lgbt+. Millennial e Gen Z cinesi sono oggi i consumatori del lusso più influenti al mondo: la loro capacità di spesa non ha eguali, ma sui diritti gay sembrano essere più cauti dei loro coetanei occidentali. Ecco perché molti marchi sono titubanti nell’esporsi troppo: cortocircuiti del marketing.

“Greed, Mismanagement and Private Equity: How Iconic LGBTQ Magazine “Out” Almost Died”Vice News
Out Magazine è una storica pubblicazione Lgbt+, fondata nel 1992 a New York. Dopo essere stata per un lungo periodo un punto di riferimento per la cultura pop e il lifestyle, ha gradualmente perso di rilevanza. Nell’agosto del 2018 tutto sembrava pronto per il rilancio: alla guida del giornale è arrivato infatti Phillip Picardi, che aveva ingegnato il rilancio “politico” di Teen Vogue, ma le cose non sono state esattamente facilissime. Vice News racconta come Out abbia rischiato di morire proprio nel mese del Pride, e come è sopravvissuta.

“How Hollywood Is (and Isn’t) Getting Better at LGBTQ Inclusion”Variety
Negli ultimi anni abbiamo parlato moltissimo di rappresentazione Lgbt+ nelle industrie audiovisive: a che punto è Hollywood, la macchina da intrattenimento per eccellenza, su questo tema? Se l’è chiesto Variety nell’ultimo numero monotematico, “The State Of Pride”, che raccoglie e analizza le esperienze di attori, produttori e personaggi che provano a cambiare lo status quo.

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