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Trump sta combinando un grosso, grossissimo guaio con la Reflecting Pool del Lincoln Memorial a Washington Ha speso 15 milioni di dollari per rifarla come voleva lui. Ora l'acqua è verde perché invasa dalle alghe e la vernice del fondo si sta staccando.
A Berlino sta nascendo una nuova scena musicale che mescola il jazz e (ovviamente) la techno Due generi apparentemente lontanissimi e che, non senza una certa sorpresa, a Berlino hanno scoperto che stanno benissimo assieme.
Lo smartworking riduce la socialità e rovina la salute mentale, secondo una delle più grandi ricerche di sempre sul lavoro da casa
Meloni e Trump s’erano tanto amati ma adesso si stanno tanto insultando Lui ha detto di essersi fatto una foto con lei «perché mi ha fatto pena». Lei ha detto che lui «si è inventato tutto». Fino a ieri andavano d'amore e d'accordo.
All’improvviso Rick Rubin ha annunciato che questo fine settimana torna in Toscana per la seconda edizione del suo Festival of the Sun Anche questa volta l'annuncio è arrivato all'ultimo momento: festival gratuito, basta prenotarsi e presentarsi domenica 21 a Colle Val d’Elsa, vicino Siena.
Persino J.D. Vance si è stufato delle deliranti uscite di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich sull’accordo di pace con l’Iran «Trump è l'unico capo di Stato al mondo solidale con Israele. Non attaccherei l'unico alleato che mi è rimasto», ha detto in conferenza stampa il Vicepresidente USA.
In Giappone sono tutti indignati per lo scandalo del “cartello del gelato”, cioè di un gruppo di aziende che si sono messe d’accordo per aumentare continuamente il prezzo del gelato Aumenti di 6 centesimi alla volta ma frequentissimi e che non avevano nulla a che fare con l'aumento del prezzo delle materie prime. Finché non se ne è accorta l'Antitrust.
Se volete trasformare casa vostra in uno spazio liminale, A24 ha fatto la carta da parati di Backrooms E costa anche relativamente poco: 60 dollari a rotolo. Una cifra accettabile per trasformare un ambiente di casa in un incubo.

Un funerale in fase 2

Celebrato fuori dalla chiesa, con le mascherine e rispettando la distanza di sicurezza, è forse l'inizio di una nuova normalità.

13 Maggio 2020

Qualche giorno fa è mancata mia nonna, Albertina. 95 anni vissuti tutto sommato bene, da una donna che rappresentava l’archetipo della sua generazione: cucinava magnificamente senza aver mai seguito un cooking show, conduceva una vita mite, molto strutturata negli orari e apparentemente semplice ma con un passato travagliato. Era emigrata pure lei in Argentina nel 1949 in cerca di fortuna per poi tornare in Italia e vivere quel boom economico che non le aveva portato ricchezze ma, soltanto, una moderata agiatezza, un appartamento di proprietà a Savona e cibo in tavola per lei e i per i suoi due figli.

Quella di mia nonna è una storia terminata per cause pressoché naturali – il suo quadro clinico era compromesso da mesi – ma è degna di cronaca in quanto protagonista della storia recente per diversi motivi: Albertina è mancata all’inizio della fase 2 delle misure del governo per fronteggiare il Covid-19; era un’anziana che alloggiava in una RSA e aveva il Coronavirus. Che avesse il virus lo abbiamo scoperto solo dopo, visto che non aveva sintomi e le cause della morte erano chiaramente altre. Nell’RSA stava abbastanza bene – chi non sogna la propria casa a quell’età? – e vi alloggiava da soli tre mesi per ricevere attenzioni e cure continue. La struttura l’aveva scelta lei, in un bosco di acacia e pini marittimi, ed era in stanza con un’amica. La sentivamo costantemente al telefono. Negli ultimi giorni, lamentava la noia della quarantena, la mancanza di visite ma non ha subito nessun altro disservizio. Il Covid si era annidato anche lì, come in tutte le RSA del paese ma non ha avuto il tempo di farle del male: un paradosso amaro, tanto quanto il pensiero velato che, se fosse mancata solo qualche giorno prima, sarebbe stato molto peggio perché eravamo ancora nella delirante fase 1.

La fase 1: negli occhi abbiamo, e avremo per sempre, i camion militari di Bergamo e altre immagini anche troppo pulp nella narrazione della distopia di questi tempi. Ma questa era la fase 1 e, se è vero che la fase 2 la stiamo vivendo perché lo richiede l’economia, un cambiamento ingente ora c’è anche sulla vita sociale, sugli affetti, sulle liturgie. Molti non lo percepiscono ancora, forse neppure noi famigliari di Albertina quando, come neofiti della vita intera, ci siamo chiesti come avremmo fatto ad organizzare un funerale. Nessuno era più capace di organizzare alcunché qualsiasi cosa pensi di fare, prima devi guardare il Dpcm, telefonare in Comune, addirittura leggere le ultime news a riguardo su La Stampa e Il Secolo XIX, le uniche autorità giornalistiche riconosciute in Liguria.

Fatto sta che il funerale c’è stato, probabilmente uno dei primi da più di 50 giorni a questa parte. Il decreto dice che è consentita la partecipazione di solo 15 famigliari: noi eravamo in 9, più il prete. Tutto si è svolto davanti alla Chiesa, poco distante dal centro di Savona. Proprio davanti, non dentro. Il prete si è scusato subito, non ha termo-scanner o ammennicoli vari e la Chiesa è quindi inagibile. Utilizziamo così il sagrato, quel luogo in cui solitamente ho visto i più svogliati sostare a chiacchierare durante la messa di Natale. La strada diventa la navata principale, un ritrovo spirituale quasi tribale, con 10 persone in cerchio, ben distanziate, intorno a un feretro. Faceva caldo e qualcuno cercava vagamente l’ombra di un albero. A pochi metri c’è una strada trafficata a quattro corsie quindi la voce del prete si sentiva male, alcune parole erano incomprensibili per il passaggio di un camion o per il vociare di una coppia che usciva dal supermercato accorgendosi troppo tardi di ritrovarsi, con le buste della spesa in mano, nel bel mezzo di un funerale.

Siamo stati in piedi per non più di 10 minuti, avvolti nei rumori tuttavia confortanti della città che non permettono lo stesso raccoglimento della visione di un crocifisso davanti a un’abside ma hanno reso la funzione meno austera e comunque coinvolgente e c’è stato persino un minuto di raccoglimento sentito a causa delle condizioni emergenziali del momento. La forza viene  spesso dalla sottrazione, dalla ricerca filosofica dell’essenziale. Papa Francesco, il 27 marzo ha celebrato la Passione, da solo, in mezzo a una Piazza San Pietro deserta e plumbea. Noi, più semplicemente, eravamo in piedi, in mezzo ad una via trafficata, al caldo e al rumore e non ci sembrava una funzione che avesse qualcosa in meno di prima, né peggiore di prima. Eravamo appena entrati in una nuova normalità e ce ne siamo resi conto solo in quel momento. 

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