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03:35 domenica 15 marzo 2026
Due episodi di Doctor Who degli anni ’60 che si pensava fossero andati perduti sono stati ritrovati in uno scatolone nella casa di un collezionista Si tratta, tra l'altro, di due puntate molto importanti perché raccontano la storia dei Dalek, i villain più famosi dell'universo di Doctor Who.
Kim Jong-un e sua figlia vestiti uguali che sparano assieme al poligono di tiro sono la più surreale immagine di genitorialità mai vista La giovane Kim Ju Ae, erede designata del Supremo leader, ha mostrato le sue doti balistiche in una splendida giornata padre-figlia al poligono.
Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.
I Fugazi hanno pubblicato un album “scartato” che avevano registrato trent’anni fa con Steve Albini È la prima versione dell'album che è poi diventato In on the Kill Taker. Tutti i proventi andranno all'ente benefico fondato da Albini, Letters Charity.
Dopo quasi un millennio, l’Inghilterra si è decisa ad abolire definitivamente i seggi ereditari della Camera dei Lord Ne erano rimasti 92, che il governo laburista ha cancellato. Concedendo ad alcuni Lord, però, di diventare parlamentari a vita.
I protagonisti di The Voice of Hind Rajab, candidato all’Oscar per il Miglior film internazionale, non saranno alla cerimonia perché gli Usa vietano l’ingresso ai cittadini palestinesi Ad annunciarlo sono stati gli attori e le attrici del film, con una dichiarazione congiunta pubblicata sui loro profili social.
È stato annunciato il sequel di KPop Demon Hunters ma i registi hanno già detto che ci sarà molto da aspettare prima di vederlo Maggie Kang e Chris Appelhans hanno messo le mani avanti e avvisato i fan: i tempi di lavorazione saranno lunghi, molto lunghi.
La nuova Guida suprema dell’Iran ha detto di aver scoperto di essere la nuova Guida suprema dell’Iran guardando la tv Lo ha fatto nel suo primo messaggio alla nazione, letto da un annunciatore sui canali della tv di Stato. Per il momento, il nuovo ayatollah ancora non si è fatto vedere in pubblico.

Perché i film favoriti agli Oscar 2022 stanno andando malissimo al botteghino

12 Dicembre 2022

C’è un filo che tiene legati assieme tutti i film che in questo momento sembrano destinati a una o più nomination ai prossimi Oscar: stanno andando tutti quanti malissimo al botteghino. Ne ha scritto Brook Barnes sul New York Times, stilando un elenco dei fallimenti commerciali dei film che vedremo premiati al Dolby Theatre di Los Angeles il prossimo 12 marzo. In ordine alfabetico: Anche io, 55 milioni di budget, poco più di 5 in incassi; Armageddon Time, 30 milioni di budget, 1,9 milioni d’incassi; Devotion, oltre 100 milioni di budget, nemmeno 14 d’incassi; Tár, costato almeno 35 milioni, ne ha incassati nemmeno sei; The Fablemans, il nuovo film di Steven Spielberg, è costato 40 milioni di dollari senza considerare le spese per la campagna promozione e fin qui, con una distribuzione teatrale limitata ma nemmeno tantissimo negli Stati Uniti, ne ha incassati quasi sei. «Che succede?», chiede Barnes alla fine di questo elenco di flop.

Il problema non è che questi film siano brutti, spiega Barnes: sono stati tutti quanti recensiti benissimo, infatti. Come succede sempre più spesso in tutti i discorsi sulla crisi del cinema – nel senso di crisi del cinema come luogo – in molti si dicono certi che la colpa di tutto sia delle piattaforme streaming. «Le persone si sono abituate a guardare i film standosene comode a casa», ha spiegato al Nyt David A. Gross, addetto ai lavori che tiene una newsletter sui numeri del box office americano. Se si dovesse decidere un punto di cesura tra il prima e il dopo, probabilmente sarebbe il momento in cui – per la sorpresa di moltissimi, quasi di tutti – l’anno scorso è stato annunciato il vincitore dell’Oscar nella categoria “Miglior film”: CODA ha vinto la statuetta lo scorso anno senza essere mai proiettato in una sala cinematografica (in realtà il film in sala poi ci è arrivato, ma solo dopo la vittoria agli Oscar, prima lo si era potuto vedere solo su Apple TV+).

Nel suo pezzo, Barnes scrive che sicuramente le piattaforme streaming hanno cambiato per sempre il modo di fruire il film, soprattutto dopo i due anni di cinema completamente chiusi o parzialmente aperti causa pandemia. Ma non tutta la crisi della sala cinematografica può essere ridotta a questo. Esiste anche un problema di eccesso di offerta e di costi crescenti del biglietto d’ingresso, per esempio. E, limitando la discussione ai titoli che quest’anno concorreranno per l’Oscar, esiste un problema, per così dire, tematico: tutti i film sopra elencati sono storie drammatiche e introspettive, in controtendenza con quelle che in questo momento sembrano essere le preferenze del pubblico. Barnes cita un libro pubblicato recentemente dalla storica del cinema Jeanine Basinger, in cui si spiega che in questo momento le persone vogliono soprattutto “entertainment”, cioè leggerezza e divertimento, un po’ comeè già successo nella storia del cinema, per esempio dopo la Grande Depressione o le guerre mondiali.

Barnes scrive che le cause delle recenti difficoltà del cinema come luogo potrebbero anche essere legate alle circostanza del momento: è appena uscita la nuova stagione di The Crown e la gente preferisce stare a casa a guardare quello, ci sono le partite della Coppa del Mondo per la prima volta in inverno e tanti scelgono di guardare quelle invece che uscire per andare al cinema. Ma, forse, lo spunto più interessante proposto nel pezzo del Nyt è quello che riguarda l’età e, per così dire, i consumi culturali: leggendo i numeri del box office, infatti, si capisce che al cinema ormai sono tornati quasi tutti tranne gli over 35 che potrebbero essere definiti cinefili. Le ragioni ancora non sono chiare, anche se al momento la spiegazione che va per la maggiore è che la pandemia ha costretto alla chiusura moltissime dei piccoli cinema storici ai quali questo pubblico era affezionato e abituato, e ora i “vecchi cinefili” rifiutano di andare nei multisala insieme a tutti gli altri. Insomma, va a finire che a uccidere il cinema sarà il troppo amore per il cinema da parte dei cinefili.

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