Cronaca ↓
12:34 venerdì 2 gennaio 2026
Anche quest’anno lo Studio Ghibli ha festeggiato il Capodanno pubblicando un nuovo disegno di Hayao Miyazaki Sui social dello studio è apparso il disegno di Miyazaki che celebra nel 2026 l'anno del cavallo, secondo lo zodiaco cinese.
Secondo le prime ricostruzioni, il rogo di Crans-Montana sarebbe stato causato dalle stelle filanti infilate nelle bottiglie di champagne Una foto mostrerebbe il momento dell’innesco del rogo durante i festeggiamenti di Capodanno, costato la vita a quarantasette persone.
Martin Scorsese ha scritto un editoriale sul New York Times in cui spiega perché Misery è il miglior film di Rob Reiner In un commosso editoriale, Scorsese ha individuato nel thriller del 1990 l’apice della filmografia del collega, ricordando la loro amicizia.
Dopo il documentario su Diddy arriverà un documentario sui figli di Diddy che parlando di Diddy Justin e Christian Combs racconteranno il rapporto col padre in una docuserie che uscirà nel 2026 e di cui è già disponibile il trailer.
La crisi climatica sta portando alla velocissima formazione del primo deserto del Brasile La regione del Sertão sta passando da arida a desertica nell'arco di una generazione: un cambiamento potenzialmente irreversibile.
L’episodio di Stranger Things in cui Will fa coming out è diventato quello peggio recensito di tutta la serie E da solo ha abbassato la valutazione di tutta la quinta stagione, nettamente la meno apprezzata dal pubblico, almeno fino a questo punto.
Il progetto europeo di rilanciare i treni notturni sta andando malissimo Uno dei capisaldi del Green Deal europeo sulla mobilità, la rinascita dei treni notturni, si è arenato tra burocrazia infinita e alti costi.
Un’azienda in Svezia dà ai suoi lavoratori un bonus in busta paga da spendere in attività con gli amici per combattere la solitudine Il progetto, che per ora è solo un'iniziativa privata, prevede un’ora al mese di ferie e un bonus di 100 euro per incentivare la socialità.

Fiamme di Gadda

È stato presentato il documentario su Carlo Emilio Gadda per il quarantennale della sua scomparsa. Di Mario Sesti, con Sergio Rubini, ecco cosa racconta.

18 Aprile 2013

Si chiama Fiamme di Gadda, è stato presentato domenica all’Auditorium di Roma, scritto e diretto da Mario Sesti, il documentario per il quarantennale della morte dell’Ingegnere. Ci sono: Sergio Rubini, in un bianco e nero drammatico, che legge testi gaddiani e paragaddiani, e soprattutto molto Incendio di via Keplero, recitato poi quasi per intero. E c’è Roma, nei Prati che l’Ingegnere frequentava per andare in Rai e per tornare a casa, su verso Roma Nord, a via Blumenstihl, fermandosi magari per ammirare le moderniste architetture dell’Hilton a Monte Mario. A piazza dei Quiriti, dietro Castel Sant’Angelo, un Maurizio Barletta critico teatrale racconta di uno zio con cui Gadda aveva scambiato esperienze guerresche (il Gran Lombardo negli Alpini, lo zio in Fanteria; di qui un uso anche diverso del turpiloquio, con un Ingegnere che qui si vuole insolitamente frequentatore del genere causa diversa divisione militare); e la famosa fontana di piazza dei Quiriti che all’autore del Pasticciaccio pareva dare “una sorta di idea di sofferenza prostatica”. E poi anche il Barletta che ricorda, a nove anni, di essere trascinato via dall’Ingegnere in lacrime al funerale della barlettiana madre (e qui servirebbe il controcanto arbasiniano: “La morte della madre, so’ cazzi” – sta in Fratelli d’Italia).

Controcanto che sarebbe utile anche per tutta la durata del documentario, che si snoda per letture, animazioni, riprese del Valle occupato, ricordi dell’ottimo Fabrizio Gifuni già artefice dellIngegner Gadda va alla guerra. Sempre il Barletta ricorda le golosità gaddiane e certi babà presi in un bar di Prati non identificato (Ruschena?) per una certa governante, “i babà per la signora Lina”. Ma c’è poi anche una italianista che prima ammette di “essersi stufata,  da giovane, di fronte alle pagine della Cognizione del dolore (“ne ho abbandonato la lettura”), poi censura “un umorismo un po’ sopra le righe”; per poi procedere a un’attenta disamina della sessualità ingegneresca, sostenendo prudentemente che “almeno in giovane età non ci sono dubbi sulla sua eterosessualità”. Mah. Chissà cosa direbbe il commendator Angeloni, che ordinava certi presciutti a domicilio a via Panisperna portati da fattorini di bell’aspetto, sempre nel Pasticciaccio (forse, anche, sia Gadda che il suo doppio prediligevano il salato al dolce). C’è anche psicanalisi da bar (e da babà): sempre il suddetto zio dell’intervistato “gli fu molto vicino nei momenti di depressione più vicini al suicidio”. Pino Calabrese che con voce molto teatrale racconta di averlo incontrato “a Buenos Aires dove lavorava per l’Ansaldo, uomo di straordinaria urbanità e cortesia nonostante la precarietà dei suoi nervi di cui soffrì sempre”, ma sembra un po’ Manuel Fantoni in Borotalco col suo cargo battente bandiera liberiana.

Poi si passa alla famiglia: qui narrata dagli archivi oggi in capo a Arnaldo Liberati, erede per via di una governante Giuseppina Liberati dei cimeli gaddiani. Si vedono molte fotografie e molti acquerelli soprattutto di Enrico, il fratello molto amato e poi sempre rimpianto, morto nella Grande guerra: secondo il Liberati, “anche il Carlo aveva una notevole capacità di disegno”, però l’Enrico insomma era un’altra cosa, “più vitale”, e non se lo filava molto, il fratello, che invece chiedeva sempre di lui nelle lettere forsennate alla madre e alla sorella (non ricambiato di tali attenzioni) e lo pianse e rimpianse sempre. E poi naturalmente la mamma tremenda, e il micidiale papà edificatore di ville aspirazionali in Brianza, e distruttore del patrimonio familiare (ma forse di fronte a tutte queste indagini Gadda stesso avrebbe detto: “per favore, mi lasci nell’ombra”, come da raccolta adelphiana di interviste).

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