Non tutti gli uomini sono incel, ma troppi uomini iniziano a sembrarlo

Nonostante i femminicidi, anche in Italia i contenuti legati alla manosfera sono sempre più numerosi e consumati. Tanto che è inevitabile chiedersi: com'è possibile che a un'ideologia così violenta venga ancora permesso di diffondersi?

14 Aprile 2025

All’inizio della scorsa settimana, l’Atm di Messina ha deciso di affiggere alle pensiline di tutte le fermate del trasporto pubblico della città dei manifesti che riportavano una frase di Sara Campanella, uccisa lo scorso 31 marzo da Stefano Argentino. La frase, diventata purtroppo celebre, è: «Mi amo troppo per stare con chiunque». Quando ho letto questa notizia, la prima cosa che ho pensato è stata quanto tempo sarebbe passato prima di leggere anche la notizia della vandalizzazione di quei manifesti. La seconda cosa che ho pensato è che non avrei letto di alcuna vandalizzazione di nessun manifesto, perché nessuno ha più bisogno di uscire di casa per compiere un atto vandalico. La terza cosa che ho pensato è stata prendere il telefono e fare un giro sui social seguendo gli hashtag del caso: è bastato far scorrere il pollice sullo schermo una volta soltanto per rendersi conto che la vandalizzazione della memoria di Sara Campanella, e di Ilaria Sula, uccisa da Mark Samson il 25 marzo, e di tutte le altre vittime di femminicidio che sono venute e che verranno, è in corso da un pezzo. Da sempre.

Egemonia culturale

A che punto la cosiddetta manosfera ha raggiunto l’egemonia culturale? È una cosa che è successa adesso o che è sempre esistita, esisterà sempre, cambieranno soltanto i modi, le forme, i nomi, i segni, i volti delle sue manifestazioni? Seguo la manosfera ormai da anni, da molto prima che questa terra selvaggia diventasse un territorio riconosciuto di internet e che ogni giorno si producessero dizionari, glossari, guide per interpretarne il delirante pensiero.

Nel corso del tempo il mio algoritmo si è aggiustato, prendendo la forma dei miei consumi e delle mie esperienze. La linea dell’orizzonte, però, è rimasta sempre visibile, e con essa la consapevolezza che oltre quella linea c’era tutto il resto di internet, tutto il resto del mondo. Fino a pochissimo tempo fa, era facile ritrovare il confine tra la manosfera e il resto di internet: per entrare e uscire era sufficiente dotarsi di una mappa aggiornata, sapere quale strada seguire e quale porta aprire. Non ho idea di quale sia il momento esatto in cui il confine – un confine chiamato moderazione dei contenuti – è sparito o è stato cancellato. Non so se la mia mappa non è più abbastanza aggiornata o se è il territorio che è cambiato all’improvviso. Ma da un certo punto in poi, forse dal femminicidio di Giulia Cecchettin e dalla condanna di Filippo Turetta, ricordarsi dove passava il segno tra manosfera e resto di internet è diventato impossibile.

Dopo che la Corte d’Assise di Venezia ha escluso l’aggravante della crudeltà dalle motivazioni della condanna all’ergastolo di Turetta, la famiglia Cecchettin ha definito questa decisione come la 76esima coltellata inferta a Giulia. Spero che il padre Gino, la sorella Elena e tutto il resto della famiglia non vedano mai quello che internet è riuscita a trarre da tutto questo. Nella manosfera, che ormai attraversa internet come blob il fluido che uccide, le motivazioni della sentenza sono diventate motivazioni di nuovo e vomitevole content. FreeTuretta è ormai uno slogan ripetuto dagli stessi deficienti che ieri ripetevano FreeLacerenza ma, a differenza di tutti questi casi, forme di cazzeggio o cazzoneria o un incrocio di entrambe le stupidità che meritano la stessa attenzione che si deve, appunto, a personaggi come Lacerenza, in FreeTuretta esiste un sottotesto, che ormai non sta nemmeno tanto sotto.

Turetta giovane e inesperto, Turetta rifiutato e frustrato, Turetta sconvolto e impreciso, Turetta uno di noi e lei una di loro: così è stata reinterpretata la decisione della Corte d’Assise di Venezia. E se è vero che la corte non può tener conto dell’umana stupidità nel momento in cui è chiamata ad applicare la legge, è vero anche che le piattaforme social dell’umana stupidità, e delle conseguenze gravissime che riesce ad avere, possono tenere conto e decidere di conseguenza. Perché questi contenuti sono così popolari, ormai?

Everything is content, e la violenza è quello che funziona meglio

Si potrebbe rispondere che le piattaforme social con l’umana stupidità ci hanno fatto i miliardi e non si capisce perché dovrebbero voler smettere di farli proprio ora. È vero, ci mancherebbe. Ma l’improvvisa esplosione del cosiddetto manosphere content anche nei feed italiani rappresenta comunque una novità, l’ennesima maschera che Big Tech ha gettato negli ultimi mesi: quando si diceva che everything is content, allora, lo si intendeva alla lettera, misoginia, sessismo e violenza di genere compresi. Finora, l’Italia era rimasta relativamente al riparo dalla tempesta che ha stravolto altri Paesi. Se Adolescence è una serie inglese, per esempio, è perché la manosfera si è dimostrata una minaccia in Inghilterra prima che in tutti gli altri Paesi dell’Occidente.

Una delle più complete ricerche sulla pervasività del manosphere content è stata svolta proprio in Inghilterra dal Global Action Plan. I risultati di questa ricerca dicevano che i maschi tra gli 11 e 14 anni incontrano un contenuto “dannoso” (misogino, sessista, violento) 30 minuti dopo l’accesso a internet. Per un ragazzino su dieci bastano 60 secondi. Il 52 per cento riconosce questi contenuti e ci interagisce attivamente. Il 66 per cento ha detto di essersi sentito preoccupato, spaventato o depresso da questi contenuti. Al 59 per cento di loro, questi contenuti sono arrivati in maniera del tutto inaspettata e imprevedibile, semplicemente “interagendo” con l’algoritmo. Il 22 per cento dei genitori ha raccontato di aver notato un cambiamento nel modo in cui i loro figli maschi parlano di donne e ragazze. Il 70 per cento degli insegnanti ha detto di aver ricevuto risposte aggressive e/o offensive dagli studenti maschi, in classe, durante le lezioni. L’81 per cento degli insegnanti ha ammesso che questi comportamenti degli studenti stanno avendo conseguenze negative sulle studentesse. Il 79 per cento dice che il fatto che gli studenti non rispettino le insegnanti sta avendo un impatto negativo sull’istruzione dei ragazzi. Nei “contenuti” sulle 75 coltellate di Turetta, in quelli sull’asciugamano con cui la madre di Samson ha aiutato il figlio a pulire il sangue di Ilaria Sula, in quelli sui vocali tra Sara Campanella e Stefano Argentino si vede chiaramente, ormai, questo futuro nero, nerissimo. In Italia misurazioni così precise ancora non esistono. Ma esisteranno.

(Un inciso, necessario: la misoginia, il sessismo, la violenza di genere non è un’invenzione degli incel né della manosfera ma dell’homo sapiens. Il 27 marzo è arrivato su Netflix il documentario Da rockstar ad assassino – Il caso Cantat, storia di come il cantante Bertrand Cantat uccise di botte l’attrice Marie Trintignant. Nel modo in cui i media francesi raccontarono quel caso – lui vittima della passione, «le parole che feriscono più delle botte», lei madre di quattro figli con quattro uomini, c’era già tutto il brodo di coltura di ciò che oggi chiamiamo incel e manosfera. Era il 2003, 22 anni, o forse 220 mila, son serviti solo per sistematizzare quelli che prima erano pensieri sparsi e ricorrenti).

Pandemia

Fino a poco tempo fa, pensavamo che questo fosse un problema degli inglesi: Andrew Tate è cresciuto in Inghilterra, ha passaporto britannico, è un problema loro e se la vedessero loro. Adesso scopriamo invece che l’algoritmo inglese era soltanto un po’ più avanti di quello italiano, che la traduzione di manosphere in manosfera era assai più semplice di quanto non avessimo previsto. Resta, però, la domanda: perché, pur con il gravissimo precedente inglese, ai “contenuti-manosfera” non sono state applicate le stesse restrizioni applicate ai “contenuti-gaza”: sappiamo tutti, ormai, quanto può essere facile limitare, o addirittura impedire, la diffusione di un contenuto sui social. Di nuovo, allora: perché sta succedendo?

Anche qui, i numeri possono aiutare a capire. Myron Gains, ideatore e conduttore del podcast Fresh and Fit, da quando si è messo a produrre manosphere content ha visto il suo patrimonio personale superare il milione di dollari. Quello di Jordan Peterson è stabile tra i sette e i dieci milioni di dollari. Quello di Andrew Tate supererebbe i 370 milioni. Si tratta di monetizzazione di video, sponsorizzazioni varie, e soprattutto vendita di corsi. Su questi milioni di dollari, ogni piattaforma prende la sua percentuale. Perché la manosfera è improvvisamente diventata egemone? Perché si vende, bene e tanto. È per questo che non tutti gli uomini, certamente, sono incel. Ma tanti uomini, ormai, sempre di più, parlano come incel, usando parole di cui probabilmente non conoscono la filologia ma che istintivamente capiscono. In un mondo dominato dall’algoritmo, la società cambia seguendo la probabilità statistica di essere esposti a un contenuto. Il modo in cui la manosfera avanza non ha niente a che vedere con il content: ha a che vedere con i virus. E siamo prossimi alla pandemia, ormai.

Ma corsi per insegnare cosa, e a chi, poi? Questo è il punto in cui il pezzo dovrebbe proseguire con l’ennesimo glossario, dizionario, spiegazione dell’ideologia incel, dell’ethos manosferico. Il pezzo, invece, finisce qui. La risposta a quella domanda – per insegnare cosa, e a chi – si può leggere in ciò che ormai moltissimi, ragazzini, ragazzi e uomini, leggono nei loro feed. E, nel peggiore dei casi, scrivono.

L’immagine in copertina è tratta dal cortometraggio Incel di John Merizalde, disponibile su YouTube. 

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