Hype ↓
20:29 mercoledì 28 gennaio 2026
La polizia iraniana sta dando la caccia ai dispositivi Starlink nel Paese per impedire alle persone di riconnettersi a internet E, ovviamente, chiunque venga trovato in possesso di uno dispositivo Starlink viene arrestato. Sono già 108 in carcere per questo motivo.
È stato annunciato un sequel di Dirty Dancing e a interpretare Baby, 39 anni dopo, sarà ancora Jennifer Grey Non è ancora confermato se sarà lei la protagonista del film, però. Ma secondo le prime indiscrezioni, è quasi sicuro che lo sarà.
Sedicimila dipendenti Amazon hanno scoperto di essere stati licenziati con una mail inviata per sbaglio dall’azienda È il secondo grande licenziamento deciso da Amazon, dopo quello di ottobre 2025 in cui avevano perso il lavoro 14 mila persone. Anche stavolta, c'entra l'AI.
Il video di Barbero sul no al referendum sulla giustizia è diventato più discusso del referendum stesso Il video, il fact checking, l'oscuramento hanno appassionato il pubblico molto più della futura composizione del Csm.
In Francia c’è stato un altro caso di sottomissione chimica e stavolta il colpevole è un ex senatore Per fortuna la potenziale vittima, una deputata dell'Assemblea nazionale, si è accorta di essere stata drogata prima che succedesse il peggio.
Dopo che Mamdani ha consigliato ai newyorchesi di leggere Heated Rivalry, i download del libro sono aumentati del 500 per cento Download tutti arrivati dalla rete delle biblioteche pubbliche della città, dove il libro si poteva scaricare gratuitamente.
Ikea ha annunciato che non produrrà più la borsa Frakta (quella blu da 99 centesimi) L'accessorio, passato anche sulle passerelle di Balenciaga e sui campi da tennis, sarà sostituito da un nuovo modello, in fase di progettazione.
Sydney Sweeney rischia una denuncia per atti vandalici per aver coperto la scritta Hollywood con i suoi reggiseni Era tutta una trovata pubblicitaria per lanciare la sua linea di biancheria intima, Syrn. Ma, a quanto pare, la trovata pubblicitaria la porterà in tribunale.

Facebook e i giornali: il peggio deve ancora arrivare

Per anni ci siamo chiesti come adattarci a questo nuovo ecosistema. Presto però potrebbe esserci un nuovo ecosistema, ancora più difficile.

23 Febbraio 2018

È una questione su cui noi del mestiere ci interroghiamo da anni, però, adesso m’è venuto il dubbio, forse ci siamo siamo interrogati male. La questione è come adattarci a questo nuovo ecosistema, dove Facebook ormai domina la distribuzione dei contenuti d’informazione online, e anche la raccolta della pubblicità in rete. Se n’è tornato a parlare in questi giorni grazie alla (bellissima) storia di copertina di Wired America, una mastodontica inchiesta su quello che Facebook ha fatto alla democrazia e, contemporaneamente, al giornalismo. Con le sue 68 mila battute, 51 fonti sentite, e chissà quanti mesi di lavorazione, è quel genere di inchiesta a tutto campo cui siamo poco abituati in Italia: persino il riassunto che ne abbiamo fatto su Studio risulta “lunghetto” per gli standard nostrani.

Lasciamo stare, per il momento, il rapporto tra il social network e la democrazia: il tema è così complesso, e il rischio di ridurlo a banalità alto. Quello che Zuckerberg ha fatto al giornalismo è questo: a partire dal 2012, ma ancora più dal 2015, Facebook è diventato il veicolo principale per la circolazione dei contenuti giornalistici su internet, cosa che ha trasformato la sua identità, da piattaforma a piattaforma che è anche editore, anzi l’editore più importante del momento. Questo, incidentalmente, ha reso i giornali vulnerabili alle decisioni unilaterali del social network: ogni piccola variazione dell’algoritmo del News Feed può cambiare le sorti (e la sostenibilità) di una testata. Ce ne stiamo accorgendo tutti da quando l’algoritmo è cambiato, lo scorso gennaio, privilegiando i contenuti dei privati rispetto alle notizie; se ne sono accorti lo scorso autunno quei sei piccoli Paesi dove Facebook aveva sperimentato la rimozione quasi totale dei contenuti giornalistici dal News Feed, mandando in tilt l’editoria locale.

Mentre diventava il distributore principale di notizie, inoltre, il social network ha conquistato, insieme a Google, il mercato della pubblicità online, lasciando ai siti dei giornali le briciole. Il paradosso però è che i giornali non non possono vivere senza Facebook, ma non riescono a vivere a causa di Facebook. Siamo tutti diventati produttori di contenuti per Facebook, e quel che è peggio è che non riusciamo a camparci. La buona notizia, dice Wired, è che Zuckerberg ora si sta facendo qualche domanda sulle conseguenze del suo monopolio: vuole combattere la disinformazione, le fake news, l’ingerenza russa.

E se fosse una lettura un po’ troppo ottimista? Sempre in questi giorni la Columbia Journalism Review ha pubblicato un’analisi assai diversa riassumibile in: il peggio deve ancora venire. «Nessuno crede che Zuckerberg si sia alzato una mattina e abbia deciso di distruggere l’industria mediatica. Il comportamento della sua società somiglia piuttosto a quello di un elefante che calpesta per sbaglio una formica», scrive Mathew Ingram, uno degli analisti più lucidi. È successo con la disruption del 2012-2015, che ha fatto molte vittime, e si potrebbe ripetere nuovamente, con testate che sono sopravvissute alla prima ondata. Nel prossimo futuro, dice Ingram, i rischi sono due. Primo, Facebook potrebbe prendersi una fetta ancora più grande della pubblicità, lasciando ai giornali non più le briciole, ma zero. Un altro rischio è che si stufi di offrire spazio alle news: «Invece di continuare a essere una piattaforma primaria per i giornali, potrebbe decidere di lavarsene le mani, perché le notizie non portano grandi introiti ma portano grattacapi».

Il nuovo algoritmo, secondo i più pessimisti, sembra puntare proprio in questa direzione: potrebbe sì aiutare a contenere le fake news, ma sta costando parecchio anche a chi produce le news vere. Per anni, si diceva, abbiamo ragionato su come adattarci a questo nuovo ecosistema, dove non si può vivere senza Facebook ma Facebook controlla la pubblicità, ora forse dovremmo prendere in considerazione che potrebbe esserci un ecosistema peggiore.

Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.