Breaking ↓
19:42 mercoledì 21 gennaio 2026
Il nuovo film di Tom Ford, Cry to Heaven, sarà girato tutto in Italia, tra Roma e Caserta Le riprese sono appena iniziate ma già si parla di una possibile prima alla Mostra del cinema di Venezia.
È stato indetto in Italia il primo sciopero generale dei meme per protestare contro un mondo ormai troppo assurdo anche per i meme Un giorno intero senza meme, perché a cosa servono questi in una realtà che è diventata più estrema pure della sua caricatura?
Michelangelo Pistoletto ha risposto a Britney Spears, dopo che Britney Spears ha chiesto «da dove ca**o salta fuori» la mela di Michelangelo Pistoletto in Stazione Centrale a Milano Con un post Instagram, l'artista ha rivendicato la paternità dell'opera e invitato la popstar ad andare a trovarlo a Biella.
Il regime iraniano sta facendo causa e confiscando i beni di tutte le celebrity che hanno sostenuto le proteste Attori, sportivi, imprenditori, figure pubbliche in generale: il regime sta punendo chiunque si sia espresso a favore dei manifestanti.
Su internet è in corso un’affannosa ricerca per scoprire di che marca sono gli occhiali da sole indossati da Macron a Davos Gli aviator sfoggiati dal Presidente sono diventati allo stesso tempo meme e oggetto del desiderio: sono Louis Vuitton? Ray-Ban? Baijo?
I monaci benedettini tedeschi sono stati costretti a vendere il più antico birrificio del mondo perché anche in Germania si beve sempre meno birra In attività da 975 anni, il birrificio Weltenburger vive una crisi talmente profonda da aver costretto i monaci benedettini a metterlo in vendita.
Aphex Twin ha superato Taylor Swift per numero di ascoltatori mensili su YouTube Music Merito soprattutto di una canzone, "QKThr", diventata una delle più usate come colonna sonora di video su YouTube.
C’è un sito in cui si possono leggere e scaricare centinaia di fanzine punk italiane degli anni ’80 Si chiama FanziNet e lo cura Paolo Palmacci, che da anni si dedica a questo progetto di recupero della memoria underground italiana.

Leggere Énard a Donetsk

Torna in libreria Zona all’alba di una nuova guerra, e si conferma il libro che ha meglio descritto il cuore di tenebra dell’Europa.

23 Febbraio 2022

L’otto agosto del 2008 i carri armati russi invadono la Georgia. Sette giorni dopo vede la luce in Francia Zona, il grande romanzo europeo di Mathias Enard che trasforma lo scrittore francese in un caso letterario mondiale. Mi piacciono le coincidenze anche se non vogliono dire niente e sono andato a cercare questa apposta, visto che la nuova edizione italiana del romanzo, per Edizioni e/o (nel 2011 era stato pubblicato da Rizzoli, rimane – rivista – la straordinaria traduzione di Yasmina Mélaouah) esce proprio il 23 febbraio 2022, all’alba di una nuova invasione russa questa volta in Ucraina orientale, e con modalità che paiono simili: prima una missione di peacekeeping in territori “separatisti”, poi pulizia etnica, infine accordi che verranno facilmente violati a pochi mesi dalla firma.

All’epoca le reazioni internazionali furono meno spaventate rispetto a quelle dell’inverno 2021/2022, forse della Georgia importava poco a governi, cancellerie e media, e infatti si legge spesso, di questa nuova guerra, che è la “prima” da decenni a consumarsi nel territorio culturale europeo. Ma non è vero, e una risposta in questo senso arriva proprio dalle 450 pagine di Zona, e dice più o meno: la guerra fa parte del dna dell’Europa. Da sempre.

Non è facile descrivere un libro caleidoscopico come Zona in una sinossi: il setting è l’ultimo viaggio “di lavoro” di Francis Mirkovic, una spia franco-croata che con questa missione finale intende consegnare una valigetta di nomi e documenti al suo ultimo acquirente. Dentro la valigetta ci sono tutte le storie che compongono le centinaia di pagine di Zona: i gerarchi, i paramilitari, gli aguzzini e le vittime; le guerre civili, mondiali, i massacri, le ribellioni, i colpi di stato. Francis ha lavorato nel cuore di tenebra del Mediterraneo per anni, ma a partire da quell’oscurità fioriscono, in una specie di lunghissimo flusso di coscienza, centinaia di storie che compongono l’ossatura dell’Europa. Una storia di violenza.

Zona è un viaggio lungo 24 capitoli come 24 sono i canti dell’Iliade, è un simbolismo forse fin troppo esplicito ma l’intento di Énard, allora trentacinquenne, doveva evidentemente essere chiaro: costruire un’epica contemporanea attraverso le guerre che hanno formato l’Europa. È un’epica in cui non ci sono un Achille o un Ettore o una Elena: i protagonisti sono invece interi popoli e nazioni, e lo sfondo gli anni e i secoli che avanzano su milioni di cadaveri. Si può quindi definire come un viaggio – allucinato – nella storia del continente: dalla battaglia di Lepanto si passa alla Battaglia di Lodi per arrivare fino alle guerre che hanno dilaniato la Jugoslavia. Si attraversano anche tutti i posti in cui l’Europa ha portato conflitti che hanno poi formato, di riflesso, la sua identità: Algeria, Egitto, naturalmente Polonia, e poi Spagna, Germania, Ucraina, Ungheria, Libano. Cosa diventa? Ecco, una cartografia.

La bravura di Énard sta nell’unire tutti questi eventi come a mostrare un domino che dura millenni. All’inizio del secondo capitolo, per esempio, siamo nei ricordi della spia a Venezia, nell’appartamento che ha abitato per alcuni mesi a Cannaregio. Con l’immaginazione del protagonista ci spostiamo subito più a est, seguendo l’origine della bora che in quei giorni gela le calli della città. Seguiamo il flusso di coscienza: dal vecchio Ghetto veneziano, voliamo tra gli altri ghetti ormai svuotati in Europa, Cracovia, Lodz, Salonicco. Seguiamo le rotaie che da qui ci portano a Belzec, Sobibor, Treblinka. In un attimo torniamo a Trieste, con la bora e verso la risiera di San Sabba; da qui Spalato, Zagabria, in Bosnia con i Caschi Blu. I signori musulmani della guerra da Sarajevo ci portano in Iraq, al Cairo, ad Alessandria d’Egitto. Ci troviamo all’improvviso al fianco di Ungaretti, e abbiamo l’impressione che tutto sia perfettamente coerente. L’inventore originario di questa rete magica di coincidenze letterarie è W.G. Sebald, ma Énard in Zona porta il suo gioco all’estremo. Altri ingredienti di questa epica europea sono Roberto Bolaño, con l’ossessione per il male che permea, tra tutti i suoi libri, soprattutto 2666, e un’altra pietra angolare della letteratura sulla violenza europea, uscito soltanto due anni prima di Zona e dalla mole simile: Le benevole di Jonathan Littell, con la dissezione al microscopio della macchina di sterminio nazista.

Zona è anche una galleria di personaggi malefici e affascinanti, che Énard ritrae con un gusto aneddotico straordinario. Come Maurice Bardèche, l’intellettuale francese amante di Balzac, fascista e collaborazionista, che Jean-Marie Le Pen descrisse come «un profeta della rinascita Europea»; come Vjekoslav Luburic, l’ustascia regista del campo di sterminio di Jasenovac che qualcuno arriverà a descrivere peggio pure di Auschwitz, dove le uccisioni non sono ingegnerizzate come nella pratica nazista ma invece analogiche e crudeli, fatte di sgozzamenti e botte, e con lui il boia Ljubo Runjas, che «uccise con le sue mani quasi cento persone in una sera, con il coltello, impossibile pensare che quei condannati se ne stessero fermi nel loro angolino, bisognava corrergli dietro come alle galline, donne bambini vecchi»; come Eduardo Rózsa-Flores, mercenario croato-boliviano figlio di un ebreo sfuggito alla persecuzione e diventato poi comandante dell’esercito croato, convertito musulmano militante per la Palestina, infine assassinato mentre – dicono – preparava un golpe contro Evo Morales.

Leggere Zona oggi con un occhio al Donbass serve forse a relativizzare con cinismo l’angoscia per la perdita di una pax europea che, suggerisce Mirkovic, non è in realtà quasi mai esistita, mentre esistono ancora i personaggi picareschi e malvagi e molto letterari. Sono pure intervistati da Repubblica in prima pagina come Andry Biletsky, leader del battaglione Azov, il gruppo di resistenza ucraina neo-nazista e internazionalista che attira camerati antisemiti da tutto il mondo, perfino dal Brasile, nonostante certe sue dichiarazioni in cui descrive la missione del santo Stato Ucraino con formule come «la difesa della razza bianca». Quanto materiale avrebbe ancora Énard, e di Zona si potrebbero scrivere decine di sequel per l’eternità, o finché l’Europa esisterà. Tutte le strade, per Francis Mirkovic, non portano a Roma: piuttosto a Birkenau, «dove tutti i binari si ricongiungono».

Articoli Suggeriti
Il nuovo film di Tom Ford, Cry to Heaven, sarà girato tutto in Italia, tra Roma e Caserta

Le riprese sono appena iniziate ma già si parla di una possibile prima alla Mostra del cinema di Venezia.

Giovanni Lindo Ferretti contro il mondo moderno

Per la nostra nuova digital cover abbiamo parlato di spiritualità, musica, politica e isolamento con il leader dei CCCP, che da Cerreto Alpi si prepara alla sua prima tournée teatrale.

Leggi anche ↓
Il nuovo film di Tom Ford, Cry to Heaven, sarà girato tutto in Italia, tra Roma e Caserta

Le riprese sono appena iniziate ma già si parla di una possibile prima alla Mostra del cinema di Venezia.

Giovanni Lindo Ferretti contro il mondo moderno

Per la nostra nuova digital cover abbiamo parlato di spiritualità, musica, politica e isolamento con il leader dei CCCP, che da Cerreto Alpi si prepara alla sua prima tournée teatrale.

Hbo Max è arrivata in Italia per fare una cosa completamente diversa

È l'ultima piattaforma streaming ad arrivare nel nostro Paese, forte però di una fama senza pari nel panorama televisivo. Li abbiamo incontrati e con loro abbiamo parlato di Harry Potter e Portobello, della competizione con YouTube e delle (notevoli) difficoltà del mercato italiano.

Julian Barnes ha annunciato che il suo prossimo libro, Partenze, sarà anche l’ultimo

Il romanzo uscirà il 20 gennaio anche in Italia per Einaudi. Dopo questo non ce ne saranno altri, come confermato dallo stesso scrittore.

In Cover-Up c’è la vita di Seymour Hersch, cioè la storia del giornalismo d’inchiesta dalla carta fino a Substack

Diretto dalla regista premio Oscar Laura Poitras e da Mark Obenhaus, il documentario racconta una leggenda del giornalismo americano ma è anche un viaggio nei cambiamenti del mestiere, tra redazioni vecchio stile, litigi con editori e nuove piattaforme.

Josh Safdie ha detto che nella prima versione del finale di Marty Supreme Marty diventava un vampiro

Persino un produttore dalla mente aperta come A24 ha pensato che fosse un finale troppo strano e l'ha costretto a cambiarlo, ha spiegato il regista.