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Dagli Epstein Files è spuntata una inquietante intervista a Epstein che non si sa da chi sia stata fatta, quando e perché A un certo punto l'intervistare chiede a un interdetto Epstein: «Lei è il diavolo in persona?». E lui risponde pure.
Quello che sta succedendo a Piazza Italia non è affatto una novità nel mondo della moda Per il brand di fast fashion è scattato il provvedimento di amministrazione giudiziaria, come già successo in altri celebri casi.
A Milano verrà aperto un nuovo museo dedicato a Gio Ponti Aprirà all’interno dell’ADI Design Museum, in piazza Compasso d'Oro 1, entro la fine del 2026.
L’Onu è in una grave crisi economica perché tantissimi Stati membri sono in ritardo con il pagamento della quota d’iscrizione La situazione è talmente grave che nella sede di Ginevra gli ascensori sono stati spenti e il riscaldamento ridotto al minimo.
A San Francisco hanno organizzato una manifestazione in difesa dei miliardari ma non si capisce se sia un’iniziativa seria o una burla L'obiettivo (pare) è proteggere i miliardari residenti in California da una proposta di patrimoniale del 5 per cento sui patrimoni dal miliardo in su.
In Portogallo il centrodestra sta chiedendo ai suoi elettori di votare per i socialisti al ballottaggio pur di non far vincere l’estrema destra Diversi esponenti del centrodestra hanno annunciato che l'8 febbraio voteranno António José Seguro, perché è l'unico modo di difendere la democrazia portoghese.
In vista dell’uscita del film di Cime tempestose, la Gen Z sta recuperando il libro e lo sta trovando difficilissimo Oppure noioso: qualcuno dice che per arrivare alla fine ha deciso di leggere soltanto i dialoghi, altri consigliano di partire dal capitolo 4.
Un programmatore ha creato un social che possono usare solo i chatbot e i chatbot lo stanno usando per lamentarsi degli esseri umani Si chiama Moltbook, somiglia molto a Reddit e anche i chatbot si comportano in modo molto simile agli utenti Reddit: si lamentano e insultano.

Leggere Énard a Donetsk

Torna in libreria Zona all’alba di una nuova guerra, e si conferma il libro che ha meglio descritto il cuore di tenebra dell’Europa.

23 Febbraio 2022

L’otto agosto del 2008 i carri armati russi invadono la Georgia. Sette giorni dopo vede la luce in Francia Zona, il grande romanzo europeo di Mathias Enard che trasforma lo scrittore francese in un caso letterario mondiale. Mi piacciono le coincidenze anche se non vogliono dire niente e sono andato a cercare questa apposta, visto che la nuova edizione italiana del romanzo, per Edizioni e/o (nel 2011 era stato pubblicato da Rizzoli, rimane – rivista – la straordinaria traduzione di Yasmina Mélaouah) esce proprio il 23 febbraio 2022, all’alba di una nuova invasione russa questa volta in Ucraina orientale, e con modalità che paiono simili: prima una missione di peacekeeping in territori “separatisti”, poi pulizia etnica, infine accordi che verranno facilmente violati a pochi mesi dalla firma.

All’epoca le reazioni internazionali furono meno spaventate rispetto a quelle dell’inverno 2021/2022, forse della Georgia importava poco a governi, cancellerie e media, e infatti si legge spesso, di questa nuova guerra, che è la “prima” da decenni a consumarsi nel territorio culturale europeo. Ma non è vero, e una risposta in questo senso arriva proprio dalle 450 pagine di Zona, e dice più o meno: la guerra fa parte del dna dell’Europa. Da sempre.

Non è facile descrivere un libro caleidoscopico come Zona in una sinossi: il setting è l’ultimo viaggio “di lavoro” di Francis Mirkovic, una spia franco-croata che con questa missione finale intende consegnare una valigetta di nomi e documenti al suo ultimo acquirente. Dentro la valigetta ci sono tutte le storie che compongono le centinaia di pagine di Zona: i gerarchi, i paramilitari, gli aguzzini e le vittime; le guerre civili, mondiali, i massacri, le ribellioni, i colpi di stato. Francis ha lavorato nel cuore di tenebra del Mediterraneo per anni, ma a partire da quell’oscurità fioriscono, in una specie di lunghissimo flusso di coscienza, centinaia di storie che compongono l’ossatura dell’Europa. Una storia di violenza.

Zona è un viaggio lungo 24 capitoli come 24 sono i canti dell’Iliade, è un simbolismo forse fin troppo esplicito ma l’intento di Énard, allora trentacinquenne, doveva evidentemente essere chiaro: costruire un’epica contemporanea attraverso le guerre che hanno formato l’Europa. È un’epica in cui non ci sono un Achille o un Ettore o una Elena: i protagonisti sono invece interi popoli e nazioni, e lo sfondo gli anni e i secoli che avanzano su milioni di cadaveri. Si può quindi definire come un viaggio – allucinato – nella storia del continente: dalla battaglia di Lepanto si passa alla Battaglia di Lodi per arrivare fino alle guerre che hanno dilaniato la Jugoslavia. Si attraversano anche tutti i posti in cui l’Europa ha portato conflitti che hanno poi formato, di riflesso, la sua identità: Algeria, Egitto, naturalmente Polonia, e poi Spagna, Germania, Ucraina, Ungheria, Libano. Cosa diventa? Ecco, una cartografia.

La bravura di Énard sta nell’unire tutti questi eventi come a mostrare un domino che dura millenni. All’inizio del secondo capitolo, per esempio, siamo nei ricordi della spia a Venezia, nell’appartamento che ha abitato per alcuni mesi a Cannaregio. Con l’immaginazione del protagonista ci spostiamo subito più a est, seguendo l’origine della bora che in quei giorni gela le calli della città. Seguiamo il flusso di coscienza: dal vecchio Ghetto veneziano, voliamo tra gli altri ghetti ormai svuotati in Europa, Cracovia, Lodz, Salonicco. Seguiamo le rotaie che da qui ci portano a Belzec, Sobibor, Treblinka. In un attimo torniamo a Trieste, con la bora e verso la risiera di San Sabba; da qui Spalato, Zagabria, in Bosnia con i Caschi Blu. I signori musulmani della guerra da Sarajevo ci portano in Iraq, al Cairo, ad Alessandria d’Egitto. Ci troviamo all’improvviso al fianco di Ungaretti, e abbiamo l’impressione che tutto sia perfettamente coerente. L’inventore originario di questa rete magica di coincidenze letterarie è W.G. Sebald, ma Énard in Zona porta il suo gioco all’estremo. Altri ingredienti di questa epica europea sono Roberto Bolaño, con l’ossessione per il male che permea, tra tutti i suoi libri, soprattutto 2666, e un’altra pietra angolare della letteratura sulla violenza europea, uscito soltanto due anni prima di Zona e dalla mole simile: Le benevole di Jonathan Littell, con la dissezione al microscopio della macchina di sterminio nazista.

Zona è anche una galleria di personaggi malefici e affascinanti, che Énard ritrae con un gusto aneddotico straordinario. Come Maurice Bardèche, l’intellettuale francese amante di Balzac, fascista e collaborazionista, che Jean-Marie Le Pen descrisse come «un profeta della rinascita Europea»; come Vjekoslav Luburic, l’ustascia regista del campo di sterminio di Jasenovac che qualcuno arriverà a descrivere peggio pure di Auschwitz, dove le uccisioni non sono ingegnerizzate come nella pratica nazista ma invece analogiche e crudeli, fatte di sgozzamenti e botte, e con lui il boia Ljubo Runjas, che «uccise con le sue mani quasi cento persone in una sera, con il coltello, impossibile pensare che quei condannati se ne stessero fermi nel loro angolino, bisognava corrergli dietro come alle galline, donne bambini vecchi»; come Eduardo Rózsa-Flores, mercenario croato-boliviano figlio di un ebreo sfuggito alla persecuzione e diventato poi comandante dell’esercito croato, convertito musulmano militante per la Palestina, infine assassinato mentre – dicono – preparava un golpe contro Evo Morales.

Leggere Zona oggi con un occhio al Donbass serve forse a relativizzare con cinismo l’angoscia per la perdita di una pax europea che, suggerisce Mirkovic, non è in realtà quasi mai esistita, mentre esistono ancora i personaggi picareschi e malvagi e molto letterari. Sono pure intervistati da Repubblica in prima pagina come Andry Biletsky, leader del battaglione Azov, il gruppo di resistenza ucraina neo-nazista e internazionalista che attira camerati antisemiti da tutto il mondo, perfino dal Brasile, nonostante certe sue dichiarazioni in cui descrive la missione del santo Stato Ucraino con formule come «la difesa della razza bianca». Quanto materiale avrebbe ancora Énard, e di Zona si potrebbero scrivere decine di sequel per l’eternità, o finché l’Europa esisterà. Tutte le strade, per Francis Mirkovic, non portano a Roma: piuttosto a Birkenau, «dove tutti i binari si ricongiungono».

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