Persino un produttore dalla mente aperta come A24 ha pensato che fosse un finale troppo strano e l'ha costretto a cambiarlo, ha spiegato il regista.
Arabella, un film, due amiche
Carolina Cavalli e Benedetta Porcaroli, rispettivamente regista e attrice de Il rapimento di Arabella, al cinema dal 5 dicembre, sono le protagoniste della nostra nuova digital cover.
Il rapimento di Arabella, dal 5 dicembre al cinema, è il secondo film da regista di Carolina Cavalli dopo Amanda del 2022. I due film hanno dei punti di contatto, non solo l’estetica rigorosamente indie, che li fa sembrare film americani più che italiani. Sono entrambi film che raccontano di viaggi e vagabondaggi, di amicizie femminili e hanno un modo molto delicato di affrontare le questioni legate alla salute mentale. Ma soprattutto in entrambi i film c’è Benedetta Porcaroli al centro assoluto della scena. Arabella, è la storia di un malinteso rapimento di una bambina (Arabella, appunto, interpretata dalla sorprendente Lucrezia Guglielmino), da parte di Holly interpretata da una Porcaroli intensa, nevrotica, poetica; una parte che ha fatto vincere all’attrice romana il premio Orizzonti a Venezia per la miglior interpretazione femminile.

Holly è convinta che Arabella sia se stessa da piccola, come se uno squarcio nello spazio-tempo le avesse permesso di incontrarsi e ,una volta caricata in macchina la bambina incontrata per caso, inizia un’avventura fatta di incontri strambi, scenari metafisici e dialoghi filosofici venati di una comicità surreale. A settembre Rivista Studio ha dedicato la sua storia di copertina al nuovo cinema italiano, intervistando registi e attori che ci sembravano potessero stare insieme, anche se molto diversi, perché rappresentavano allo stesso tempo un cambiamento e il futuro del nostro cinema. Raccontare Il rapimento di Arabella è idealmente un proseguimento e un’espansione di questo discorso. Abbiamo incontrato Carolina Cavalli e Benedetta Porcaroli a Milano una grigia domenica mattina autunnale. Abbiamo chiacchierato con loro di cinema, di infanzia, di viaggi e soprattutto del rapporto che le lega. Un’amicizia nata sul set di Amanda e arrivata cinque anni dopo a un secondo film. Un’intesa, come si vede dal video integrale dell’intervista, fatta di complicità, stima professionale, affetto, che fa capire quanto il cinema sia anche una storia di relazioni umane e di incontri. Buona visione.
Con la scrittrice veneta abbiamo parlato di 8.6 gradi di separazione e La paura ferisce come un coltello arrugginito, cioè di Veneto, di alcolismo, di ragazze simpatiche, di fidanzati noiosi e di Ottessa Moshfegh.