Brevetto che, però, l'azienda ha detto che non ha intenzione di usare. Almeno per il momento.
Sta per arrivare l’emoji dell’arpa e non potremo più farne a meno
Nell’elenco delle emoji gli strumenti musicali stanno dopo i giocolieri, le punte da ballerina e la tavolozza: ci sono i tasti di un pianoforte, due maracas, un tamburello, un tamburo, una tromba, un sassofono, una fisarmonica, una chitarra elettrica, un mandolino, un violino e un flauto. Mancano diversi strumenti, ovviamente, ma nel 2019 il regista Theo Schear e l’arpista Mary Lattimore hanno deciso di scrivere al consorzio Unicode proponendo la creazione di un’emoji dell’arpa. C’è voluto un bel po’: la loro richiesta è stata approvata solo ora e l’emoji sarà disponibile entro la fine dell’anno o all’inizio del 2025.

Pitchfork ha riportato le parole usate da Schear e Lattimore per sottolineare l’assenza di rappresentazione dell’arpa nell’ecosistema emoji: «L’arpa, uno degli strumenti più riconoscibili al mondo, è una grave omissione negli strumenti musicali rappresentati. Inoltre, gli angeli sono spesso raffigurati con arpe e dovremmo tutti aspirare a essere degli angeli». La nuova emoji dell’arpa sarà inclusa nella versione beta del catalogo emoji Unicode 16.0. Il design dell’emoji è stato creato da Aphelandra Messer di Emojination. Non è la prima volta Schear lavora alle emoji: c’è il suo zampino anche nella scatola di bevande, il castoro e la palla a specchio, per citarne alcune. Per quanto riguarda i futuri progetti emoji, Schear ha sottolineato l’importanza di aggiungere ulteriori strumenti musicali: «Un mio amico vuole un’emoji di fagotto, ma penso che un pianoforte verticale o un organo sarebbero fantastici, e il mio altro strumento preferito è probabilmente il kalimba, quindi mi piacerebbe vederlo».
L'azienda avrebbe approfittato di un cavillo legale e sostiene di avere tutto il diritto di usare in questa maniera libri che ha regolarmente acquistato.
È il primo sciopero del settore nel nostro Paese, ma la discussione va avanti da tempo, casi simili ci sono stati negli Usa e in Francia. Tra sindacalizzazione, proteste, licenziamenti e inchieste giornalistiche.