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19:28 martedì 7 luglio 2026
Pur di girare l’Odissea tutto in IMAX, Christopher Nolan si è dovuto inventare una nuova, stranissima, grossissima macchina da presa La cinepresa IMAX è troppo rumorosa e non si può usare per le inquadrature ravvicinate. Almeno, così è stato fino ad adesso, fino all'Odissea di Nolan.
La mattina in passerella, la sera sul red carpet: la rocambolesca storia dell’abito Schiaparelli indossato da Zendaya all’anteprima dell’Odissea La velocità della moda ha raggiunto nuovi livelli: persino gli abiti couture passano immediatamente dalla passerella alle celebrity. A patto di avere Law Roach come stylist.
Il luddismo è talmente tornato di moda che a New York gli hanno dedicato anche un nuovo festival, il Summer of Ludd Ovviamente il festival non aveva né sito né social, quindi per sapere cosa succedeva bisognava chiamare un numero telefonico pubblicato su un volantino.
C’è una lista di tutte le organizzazioni, iniziative e progetti musicali che devolvono i loro incassi in beneficenza a Gaza L'ha fatta Crack Magazine e si intitola "In solidarity with Gaza: A guide to the music and resources that support the humanitarian effort".
Si è sciolto A23, il più grande iceberg del mondo, ed è una buona notizia (anche se non sembra) Era grande quasi 4 mila km quadrati e pesava mille miliardi di tonnellate. Il suo scioglimento farà bene all'oceano, dicono gli scienziati.
Un pantalone di Zara è diventato famosissimo per la sua capacità di far inciampare e cadere le persone Soprannominato "The deadly Zara trousers", a causa della sua fattura ha causato migliaia di infortuni diventando il trend più divertente degli ultimi tempi.
Ford aveva licenziato centinaia di ingegneri per sostituirli con l’AI, ma poi ha scoperto che l’AI non è capace di fare il loro lavoro ed è stata costretta a riassumere gli ingegneri I dirigenti hanno ammesso di aver sopravvalutato l'AI e sottovalutato l'intuito e l'esperienza degli ingegneri.
I membri del nuovo governo di Gaza non possono entrare a Gaza perché Netanyahu glielo vieta Sono 13 palestinesi riuniti nel Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza che da gennaio sono bloccati al Cairo su ordine del Primo ministro israeliano.

Perché la società liberale va difesa con le unghie e con i denti

Una delle cose più belle e fragili che l'umanità abbia inventato: domenica si vota anche su questo.

02 Marzo 2018

Arriva il momento in cui una si accorge, quasi all’improvviso, di quanto sia fragile quello in cui crede. È colpa, suppongo, di una certa tendenza umana a sopravvalutare il presente e, ancor di più, a sottovalutare quanto sia facile tornare indietro, fino a quando non capiamo di esserci cullati in un senso di falsa sicurezza. Prendiamo alcune cose successe negli ultimi anni in Italia, le unioni civili, vivaddio, la legge sul reato di tortura, o la proposta di legge sollo ius soli (non approvata in via definitiva, va bene, ma il dibattito è stato aperto, e con un può di buona volontà lo si può portare a termine): a posteriori, confesso di avere seguito queste conquiste con un malriposto senso di inevitabilità. Dopotutto, mi dicevo, siamo nel nuovo millennio, era chiaro che prima o poi ci si sarebbe dovuti arrivare. M’ero convinta, cosa di cui non mi pento, che la democrazia liberale fosse il migliore sistema finora sperimentato dall’uomo; ma non avevo compreso, e di questo invece sì che mi vergogno, quanto fosse fragile, quanto i passi avanti non fossero affatto “inevitabili” e quanto facile sarebbe stato scivolare indietro.

È una cosa che un po’ mi spaventa e un po’ mi affascina, come affascinano le cose che fanno paura, questa capacità della società aperta di produrre il suo contrario. Ho cominciato a farmi delle domande su questo tema quando Studio mi ha mandato a Vienna, la città che fu, come ha scritto qualcuno, «la culla della modernità e del fascismo, del liberalismo e del totalitarismo» e che ancora oggi continua a oscillare tra queste due tendenze opposte. Azione e reazione. Un passo avanti e un passo indietro. Il cambiamento e la resistenza al cambiamento.

Non è quello che sta succedendo oggi in Italia? La domanda davanti a cui siamo posti, questa domenica, è se vogliamo andare avanti, o se invece vogliamo fare qualche passo indietro. Troppo facile, si potrebbe obiettare, agitare lo spauracchio del fascismo e del populismo che ritornano: eppure la tentazione di rinchiuderci in un guscio, di tornare un piccolo stato nazione legato alla mitologia del sangue, esiste eccome, una spinta reazionaria nel senso più letterale del termine. Esistono poi altri tipi di passi indietro, forse un po’ meno spaventosi, ma pur sempre passi indietro: vogliamo ritornare il genere di Paese dove il Parlamento si mette a votare sulla credibilità del rapporto di parentela tra Ruby e Mubarak?

Poco dopo la Seconda guerra mondiale, il sociologo tedesco Max Horkheimer osservò che esisteva una «tendenza del liberalismo a trasformarsi in fascismo». Abbiamo abbattuto i dogmi, scriveva nell’Eclisse della ragione, insomma l’idea che esista una verità al di là della nostra «ragione soggettiva», e poi ci stupiamo se in questo caos prendono il sopravvento idee mostruose? Horkheimer, che era un marxista, lo diceva perché del liberalismo non era un grande estimatore. Ma se non avesse tutti i torti? Insomma, se prendessimo atto del fatto che la società liberale è intrinsecamente fragile, e che proprio per questo è importante difenderla con le unghie e con i denti?

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