Hype ↓
00:29 giovedì 25 giugno 2026
In Tasmania stanno installando un monolite artificiale che sarà la “scatola nera” della fine del mondo e dell’estinzione dell’umanità Funzionerà esattamente come la scatola nera di un aereo, registrando l’apocalisse giorno dopo giorno.
C’è un’app per inviare messaggi che viaggiano alla velocità di un piccione viaggiatore Si chiama Roost e si presenta come un servizio di messaggistica "anti istantanea" per riscoprire il piacere (e la frustrazione) dell'attesa.
Ai colloqui di pace tra Usa e Iran c’è un problema: J.D. Vance continua a essere ignorato da diverse delegazioni diplomatiche Tanto che la Casa Bianca è stata costretta a diffondere un comunicato stampa per dire che non è affatto vero che Vance viene ignorato.
Secondo i climatologi, la colpa dell’ondata di caldo in Europa non è affatto del Super El Niño ma tutta degli esseri umani Stiamo pagando il prezzo di anni di crisi climatica, non basta un singolo evento climatico a spiegare l'incredibile caldo di queste settimane.
Criterion Collection farà un lussuosissimo box set di 30 DVD con tutti i film restaurati di Stanley Kubrick Conterrà tutti i suoi corti e lungometraggi in versione restaurata, più 25 ore di contenuti speciali, molti dei quali inediti e assai sfiziosi.
Per colpa di Sam Altman e OpenAI nessuno vuole distribuire Artificial, il film di Luca Guadagnino su Sam Altman e OpenAI Doveva distribuirlo Amazon, che però ha cambiato idea all'ultimo momento. Warner Bros. e Paramount lo hanno già rifiutato. E adesso del film non si sa che ne sarà.
L’Inghilterra sarà anche senza Primo Ministro, ma si è innamorata dell’hot podium guy che sistema il leggio e prova i microfoni prima delle conferenze stampa davanti a Downing Street Tradotto in italiano sarebbe "il bono del podio", unica figura stabile nella politica inglese, tanto che molti sui social lo propongono come Premier.
Olivia Rodrigo ha annunciato un festival musicale con una line up di sole artiste donne per raccogliere fondi a sostegno delle donne Si chiama Daisy Chain Fields: sul palco si esibiranno Stevie Nicks, Karen O, Chappell Roan, Mitski, Doechii, le Katseye e tante altre.

L’ossessione delle donne per la bellezza delle altre

Qual è la forza che spinge una donna a salvare foto di altre donne?

04 Ottobre 2019

Basta una scena. Quella in cui Margot Robbie (nel film è Sharon Tate) dorme nel letto di Polanski in C’era una volta a… Hollywood di Tarantino. E ti viene voglia di prendere quel frame e farne un santino da adorare. Illuminata dal sole che entra dalla finestra, avvolta scomposta in un lenzuolo bianco, pedicure fatta, smalto rosa pallido, capelli che più biondi non si può, se qualcuno dice bionda adesso si può pensare solo a lei, Robbie è la biondità in persona. Mentre dorme, nella scena, russa, e quel russare (Tarantino fa russare anche la moglie italiana del protagonista mentre fa un riposino in aereo ma l’effetto non è nemmeno simile) la rende il centro gravitazionale del film perché arriva allo spettatore più dei close up della sua faccia solare, delle sue gambe scultoree, abbronzate. Il russare sconfessa i close up rendendola ancora più calda e luminosa, come se fosse lei stessa portatrice di luce, un sole.

Nel film, poi, non fa molto altro: parla poco, è tutta un’espressione, somma di movenze e gesti che creano un personaggio più definito degli altri che sproloquiano. Qui potrebbe partire un long form su Margot Robbie dea bionda, sulla vittoria della luce sul buio, sulla Robbie che vince contro le ninfette della Manson Family tutto un ammiccamento e una demenza – che comunque dopo aver visto il film vai a cercare, quelle vere, su Google e zoomi sui loro sorrisi e sui loro occhi strambi per provare a capire perché l’hanno fatto. Invece no, niente long form sulla Robbie, e menomale. Cercare d’intercettare e spiegare la sua bellezza così potente risulterebbe completamente inutile, a tratti dannoso. Come le foto che fanno all’aura nei posti new age e sicuramente avrebbero fatto volentieri nella comune di Manson: una polaroid che registra il campo elettromagnetico che circonda un corpo – Margot Robbie in quanto a magnetismo spaccherebbe la macchina, il suo colore sarebbe oro, il ritratto sarebbe nitido, non nebuloso come quello di quasi tutti.

Addomesticare la sua figura, razionalizzarla, renderla “un tema”, metterci in mezzo qualche battuta, magari dire che struccata non è poi così bella, che anche lei ha le borse sotto agli occhi, non la renderà più vicina o meno perfetta. Tanto vale contemplarla, così com’è, e prendersela tutta quella morsa allo stomaco che provoca. Da quanto tempo e quante volte al giorno le donne parlano di altre donne, delle dive che ammirano, scrutano, si salvano nella gallery dell’iPhone per riguardarle, ispirarsi, invidiarle, ricordarsi che mai potranno essere come loro? E le femministe non ci provassero: non cambia niente se invece di Margot Robbie prendete come modello o #inspo Phoebe Mary Waller-Bridge alias Fleabag (capita, colpa dei tempi moderni) che in questi giorni tempesta le bacheche di tutti, soprattutto la foto dove scomposta nel suo vestito fuma una sigaretta post Emmy ma potrebbe anche essere post coito con scritto sotto “Sei la mia ispirazione” “Magari essere come te” o post più lunghi non riportabili sulla sua tenacia, la genialità di donna libera e irriverente; o Lena Dunham (mi spiace per voi) che ormai è un po’ passata ma prima era un tripudio di sue foto in mutande con caption della levatura di “Grasso è bello” (c’è anche lei nel film di Tarantino, fa la hippie spostata); o Mara Carfagna (peccato per voi) che magari non è postata sulle bacheche per troppo pudore ma è confessata nella stanza di un analista come traguardo da raggiungere.

Chiunque abbiate salvato nella vostra gallery è uguale. Lo fanno tutte. Perfino Emily Ratajkowski che sarà screenshottata e salvata su milioni di iPhone femminili (e maschili, per altri motivi) a sua volta salva foto di dive antiche – da Brigitte Bardot a Claudia Schiffer in bikini, e le posta scrivendo “OMG, beautiful” con la emoji con stelle sugli occhi. L’accettazione del proprio corpo (così com’è) è ormai argomento e pratica mainstream e, molto spesso, passa attraverso Instagram. Salvare una foto di Margot Robbie vuol dire che nonostante ci si possa ripetere davanti allo specchio come un mantra Quanto sono belle le mie rughe” la verità rimane questa: Margot Robbie non deve fare esercizi di auto-convincimento per sapere che è bella. La sua immagine è un amuleto che dice: non importa quanto possa essere irraggiungibile la perfezione tantomeno quale sia la perfezione, ma lavorare per essa, invece di lavorare per l’auto-accettazione, attira di più. C’è azione in gioco, sfida, rischio. Qual è la forza che spinge una donna a salvare foto di altre donne e a postarle con sotto la parola “ispirazione”? È come postare un’opera d’arte, la frase di un libro che ci è piaciuto? Forse.

Articoli Suggeriti
Criterion Collection farà un lussuosissimo box set di 30 DVD con tutti i film restaurati di Stanley Kubrick

Conterrà tutti i suoi corti e lungometraggi in versione restaurata, più 25 ore di contenuti speciali, molti dei quali inediti e assai sfiziosi.

Per colpa di Sam Altman e OpenAI nessuno vuole distribuire Artificial, il film di Luca Guadagnino su Sam Altman e OpenAI

Doveva distribuirlo Amazon, che però ha cambiato idea all'ultimo momento. Warner Bros. e Paramount lo hanno già rifiutato. E adesso del film non si sa che ne sarà.