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17:43 giovedì 17 settembre 2026
Una città in Belgio ha affidato la cura dei suoi prati a un gregge di pecore e le pecore sono state così brave a curare i prati che ora il Comune assumerà altre pecore per curare i prati Si chiamano Lactose, Rayban, Pils, Domino, Katimini, Maria, Juliette e Puyu. E il Comune di Ixelles non può più fare a meno di loro nella cura del verde pubblico.
Stati Uniti e Israele hanno concluso una delle più grosse compravendite di una delle più grosse bombe di tutti i tempi Bombe che pesano tutte almeno una tonnellata, pensate per distruggere edifici interi e che quando esplodono lasciano crateri profondi 15 metri.
Macklemore ha donato tutti i soldi guadagnati nel tour di Ed Sheeran a organizzazioni umanitarie che aiutano i palestinesi Un milione di dollari a sei diverse organizzazioni umanitarie. «Una vita palestinese non vale meno di qualsiasi altra vita sulla Terra», ha detto.
JD Vance si è lanciato in un incredibile spiegone per dimostrare che Emily in Paris è la miglior serie di sempre e lo «Shakespeare della nostra epoca» Secondo il Vicepresidente la serie è «una grande critica culturale al processo decisionale dei Millennial».
Se sei l’erede di una grande dinastia della moda italiana e ti serve un direttore creativo per il tuo brand, chiami Dario Vitale Dopo l'esperienza da Versace, Dario Vitale diventa il primo creativo esterno ad assumere la guida di Emporio e degli accessori Giorgio Armani, segnando la prima vera svolta della maison dopo la scomparsa del fondatore.
Nonostante gli scienziati dicano che non funzionerà mai, diverse persone stanno pagando 200 mila euro a un’azienda australiana per far congelare i loro cadaveri nella speranza di essere resuscitati in futuro L'azienda si chiama Southern Cryonics, si trova a Holbrook, nel New Souther Wales, e ai suoi clienti propone "a chance of life extension".
Per salvare i suoi cittadini dal brainrot, Singapore ha deciso di pagarli per leggere almeno 15 minuti al giorno Quindici minuti valgono venti monete virtuali, per arrivare a un dollaro di Singapore ne servono mille, cioè cinquanta giorni di lettura.
Dopo che Ed Sheeran ha cacciato Macklemore dal suo tour per aver urlato Free Palestine dal palco, tutti i musicisti che lavoravano al tour lo hanno abbandonato per protesta Finneas O'Connel, Lukas Graham, Aaron Rowe e i Beoga si sono ritirati dal Loop Tour subito dopo la cacciata di Macklemore, in aperta polemica con Sheeran.

Le case di Domenico Starnone

Si sta dimostrando lo scrittore più forte e profondo della narrativa italiana, con un tema che attraversa la sua opera più: la famiglia. Un ritratto per l'uscita di Scherzetto.

28 Novembre 2016

Nei mesi autunnali del 2016 si è parlato molto di un’indagine giornalistica sulla vita immaginaria di Elena Ferrante, concentrata sui pagamenti che la scrittrice avrebbe ricevuto da parte dell’editore e/o. L’inchiesta è arrivata al nome di Anita Raja, traduttrice e attuale moglie di Domenico Starnone che, in passato, era stato indicato come possibile candidato a essere la “vera persona” dietro la scrittrice de L’amica geniale.

Avevo appena terminato di leggere Scherzetto, l’ultimo suo romanzo, e avevo da poco recuperato il precedente, Lacci. Entrambi i romanzi, oltre al piacere della lettura stimolano una curiosità questa volta sana e difficilmente resistibile sul tasso di autobiografia che Domenico Starnone ha distillato nelle loro pagine. È qui che ho pensato che il giornalista e la sua inchiesta avessero, soprattutto, sbagliato obiettivo. Che libri diversi dialoghino tra loro è una cosa rara e preziosa e così intensamente letteraria, e allo stesso modo lo è anche che i personaggi saltino da un volume a un altro camuffandosi quel tanto che basta. Il protagonista maschile di Lacci, Aldo, ha 74 anni. Quello di Scherzetto, Daniele Mallarico, ne ha 76. Starnone: 73. Il primo libro è uscito nel 2014, il secondo nel 2016. I personaggi dei libri, in questo modo, arrivano a somigliare ai personaggi dei film, e allo stesso modo lo scrittore si avvicina come figura all’attore: entra, con la sua personalità, nei diversi ruoli che ricopre, e questi ruoli (il melanconico; il cattivo; lo sfacciato) riescono a dialogare tra loro pur attraverso diverse pellicole, o libri. C’è un grande tema che attraversa le opere più importanti di Starnone, e a sua volta è capace di generare sotto temi che hanno la forza di crescere autonomamente, come talee da subito ben radicate: il tema-pianta è la famiglia, e da qui nascono: il matrimonio, il tradimento (moltissimo tradimento), l’amore, i fallimenti, la giovinezza, la vecchiaia. Naturale quindi chiedersi: quanto auto c’è, nella fiction di Domenico Starnone?

Domenico Starnone - writer

La struttura di Scherzetto si regge principalmente sul rapporto tra giovinezza e vecchiaia: i protagonisti sono il già citato Daniele Mallarico e il nipote di quattro anni, Mario. Il nonno si trova, per alcuni giorni, a dover fare da custode e balia al praticamente sconosciuto e petulante bambino. Mallarico è un illustratore con un certo successo in passato, vive a Milano da decenni, si è lasciato la città natale, Napoli, alle spalle in molti modi e per molti motivi. Il ritorno a Napoli lo porta a confrontarsi con una serie di fantasmi: il matrimonio passato, i tradimenti subiti, la fragilità del corpo di vecchio, il declino dell’interesse del mondo editoriale, ormai trentenne e quarantenne, nei confronti di un vecchio. Il fatto che gli spettri che visitano Daniele Mallarico nella sua vecchia casa di Napoli siano così comuni è uno dei tratti distintivi di Starnone. Ma non è soltanto una declinazione del paradigma hemingwayano per cui bisogna scrivere delle cose e delle persone che si conoscono meglio: qui non ci sono guerre, dannazioni, eroi caduti, ma cose più intime e impalpabili: sono anche persone, ma soprattutto sentimenti. Non è un caso che la dimensione domestica sia così fondamentale nei romanzi di Domenico Starnone, anche concretamente: gli interni sono i palcoscenici principali su cui si svolge un’azione che è anche e soprattutto psicologica. A questo punto va sottolineato come Starnone sia uno scrittore preciso senza essere pedante. Sa descrivere in modo dettagliato gli ambienti, ma non in un unico, minuzioso passaggio. Lo fa a poco a poco, tra una colazione e una notte con poco sonno. Finisce, così, che le vedi perfettamente le tapparelle verdi sugli infissi vecchi, il balcone piccolo e trapezoidale e il freddo dell’aria respirato con la sigaretta guardando il casino che c’è sotto, a piazza Garibaldi.

È in questi ambienti, molto teatrali che vanno in scena le storie familiari su cui si fonda l’opera di Starnone. Il romanzo con cui vinse i premi Strega e Napoli nel 2001 prende addirittura il nome dalla via in cui Federì, Mimì e Rusinè abitano per un periodo della loro vita, centrale nell’intreccio: via Gemito. I cambi di abitazione, in Via Gemito, sono anche cambi di destino, sono capitoli della vita di famiglia. In Lacci la casa saccheggiata dai ladri è il motore di tutta l’azione del romanzo, perché una casa nasconde segreti, dopo decenni di matrimonio, e un cassetto vuoto può aprire abissi d’angoscia su un passato che si pensava al sicuro. A proposito: il passato. Nei romanzi di Starnone il passato è il tempo più presente, perché sono spesso romanzi di ricordi, di bilanci: succede in tutti quelli già citati, e anche ne L’autobiografia erotica di Aristide Gambìa, storia di un uomo che fa un bilancio sessuale della sua vita, l’ennesimo caso in cui compare un protagonista coetaneo, o quasi, del vero scrittore. Si torna alla curiosità: quanta vita di Domenico Starnone c’è nei suoi personaggi? Domenico Starnone si auto-analizza attraverso la scrittura? È stato capace di tagliuzzare la sua vita e disporre i pezzetti in un’opera letteraria? La risposta a queste domande, in realtà, non è importante. Quello che importa, penso aspettando un altro romanzo, un’altra cartella di indizi, è essersele poste.

Tre brevi estratti da Scherzetto

Qualche tempo dopo la morte di mia moglie, avevo guardato tra le sue carte e mi ci era voluto poco per rendermi conto che, mentre ero distratto giorno e notte dalle piccole dure battaglie per la mia affermazione artistica, lei mi aveva tradito spesso, già pochi anni dopo che c’eravamo messi insieme. Perché. Non se lo spiegava nemmeno lei, faceva solo ipotesi. Per ricordarsi che c’era. Per darsi un po’ di centralità.

Il piacere sessuale, sganciato definitivamente dalla riproduzione di cui all’origine era solo l’incentivo, sbrodolava umori di continuo per tutto il pianeta, in ogni stagione, e non c’era controllo possibile, ciò che doveva accadere sarebbe comunque accaduto, era una spinta franosa dei corpi che travolgeva spietatamente mogli, mariti, figli, affetti, economie.

Finché aspiravamo in pochi a grandi cose, credere alla nostra natura straordinaria era stato un atto privatissimo di fede. Sentirci unici c’era venuto facile, e darne prova mah, era bastato qualche piccolo successo, un po’ di presunzione, l’esibizione di segni di depressione o follia che ben quadravano coi luoghi comuni sul talento. Col tempo, però, l’eccezionalità era dilagata.

Foto all’interno: Alessandro D’Urso (LUZ); in home: Vittorio Zunino Celotto (Getty Images).
Dal numero 29 di Studio.
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