Hype ↓
17:44 lunedì 23 marzo 2026
Chappell Roan è diventata la persona più odiata del Brasile per colpa della sua guardia del corpo, di una bambina, di un calciatore, di un attore, di un sindaco e dei social La bodyguard ha rimproverato una bimba che si era avvicinata alla cantante. Poi si è scoperto che la bimba è figlia di persone molto famose e con molti follower sui social.
Le elezioni in Slovenia sono state così combattute che è dovuto scendere in campo pure Slavoj Žižek, con un video molto Slavoj Žižek in cui invitava ad andare a votare «Prendetevi 10 o 20 minuti domenicali per fare un salto alle urne, così poi potete andare a guardare una buona serie tv», questo il suo invito.
Nonostante la domanda continui ad aumentare, il prezzo dell’Ozempic e dei farmaci simili sta scendendo moltissimo La scadenza dei brevetti e la competizione tra aziende farmaceutiche sta facendo crollare i prezzi, a partire dagli Stati Uniti.
È uscita una playlist dedicata a Mark Fisher da ascoltare prima di vedere il film su Mark Fisher O anche prima, durante e dopo la lettura del suo testo postumo appena pubblicato da Einaudi, Materialismo Gotico.
A conferma della fama di Parigi come paradiso dei ciclisti, il nuovo sindaco Emmanuel Grégorie ha festeggiato la vittoria alle elezioni facendo un bel giro in bicicletta per la città Ha vinto con il 52 per cento dei voti e non ha perso l'occasione per ribadire che Parigi resterà una città antifascista, accogliente e sostenibile.
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.

Disegnare la realtà

Giornalismo a fumetti nell'era dei social media (e dei viaggi organizzati). Tre autori a confronto

07 Maggio 2012

«Una linea è stata tracciata. Letteralmente»: l’ultima fatica fumetto-giornalistica di Josh Neufeld può essere riassunta in una frase. Già autore di AD, New Orleans After the Deluge – fortunata non-fiction graphic novel sulle vittime dell’uragano Katrina – questa volta Neufeld, newyorchese classe 1967, si è cimentato con la Primavera araba, e nello specifico con la rivolta in Bahrein. Il risultato, per citare una recensione del Washington Post, è «avvincente». Al di là del contenuto, il lavoro di Neufeld – intitolato Bahrain: Lines in Ink, Lines in the Sand e pubblicato in dicembre da cartoonmovement.com – ha anche due peculiarità nella forma, ossia il rimandare sovente a vignette altrui e il riportare a beneficio del fruitore l’esperienza su Facebook dell’autore, che per candida ammissione ha seguito i moti nel piccolo regno arabo grazie ai suoi contatti con due fumettisti locali suoi social media: la prima, cioè la naturalezza con cui Neufeld snocciola una quantità di meta-comics-journalism che solo un paio di anni fa sarebbe parsa imbarazzante, testimonia il grado di maturità raggiunto da questo genere nato negli anni Novanta con Art Spiegelman e Joe Sacco; la seconda, cioè l’equivalente fumettistico del copia-e-incolla da internet, invece rappresenta una tendenza recente che vede alcuni giornalisti-disegnatori impegnati a fare dell’ingenuità un’arma d’informazione e a sedurre il fruitore con il «sai, non avrei mai immaginato che…»

La trama: Neufeld, reduce dalla gloria del suo libro su New Orleans, è stato in Bahrein nell’ottobre del 2010 grazie a un breve viaggio organizzato dal Dipartimento di Stato Usa e che prevedeva una serie di conferenze su fumetti e libertà di stampa. Lì conosce due giovani aspiranti colleghi, tali Sara e Mohammed, che poco dopo gli mandano due richieste di amicizia su Facebook. Da lì a poco scoppia la rivolta, con relativi morti e feriti. L’americano, che durante la sua permanenza in Bahrein «non aveva percepito alcuna tensione», segue gli eventi attraverso gli account Facebook dei suoi due “amici” che postano una sfilza di strisce politiche, e scopre che Mohammed sostiene la rivoluzione mentre Sara difende la monarchia – da cui la riflessione dell’autore «lines were being drawn. Literally».

Ora, coincidenza vuole che quella di Neufeld sia la seconda opera di comics journalism pubblicata nel 2011 nata da un viaggio organizzato (e incidentalmente di argomento mediorientale). Poco prima infatti era stata la volta di Sarah Glidden, classe 1980 e newyorchese pure lei, autrice di Capire Israele in 60 giorni (e anche meno), tradotto e pubblicato in Italia da Rizzoli. Che, per quello che riguarda la semplice trama, non è altro se non il semplice racconto di un viaggio organizzato tra Gerusalemme e Tel Aviv per un gruppo di ragazzotti americani e sponsorizzato da un’organizzazione sionista. Ma in realtà offre una finestra per nulla superficiale sul conflitto attraverso le domande che si pone la protagonista e, soprattutto, attraverso la sua scissione, mai risolta, tra identità ebraica e idee progressiste. Come Neufeld, anche la Glidden trasforma il suo stupore ingenuo – combinazione di distanza dai fatti e schiettezza intellettuale, ma non di ignoranza – uno strumento comunicativo. A Studio racconta che la decisione è stata consapevole: «Durante il mio viaggio ho tenuto un diario di strisce a fumetti e quando si è trattato di scrivere il libro ho cercato di essere onesta nel rappresentare quello che provavo al momento, il che in pratica significava dipingere un personaggio spesso confuso, debole, naif, sopraffatto da ciò che vede». Il che poi «è quanto accade di solito a una persona che si trova catapultata in un conflitto senza saperne molto, tanto che credo che molti lettori si siano riconosciuti nella mia esperienza e che in molti comunque apprezzino quando un giornalista è onesto circa la sua stessa confusione», prosegue l’autrice. Che poi avverte: «Se qualcuno ti dice che non si è mai sentito confuso davanti a nulla, allora è un bugiardo».

Il distinguo tra onestà e imparzialità è un tema centrale del giornalismo a fumetti, come del resto di tutte le forme di new journalism. Dan Archer, autore di Honduran Coup: A Graphic History e docente di giornalismo a Stanford, sostiene che il fumetto è lo strumento ideale per sfatare il mantra dell’obiettività tanto caro alla stampa vecchia scuola: «Il fumetto è un mezzo incredibilmente trasparente perché il fruitore non può fare a meno di percepire la mano del disegnatore e dunque prendere atto della sua soggettività. Mentre la scrittura tende a “nascondere” alcuni passaggi del processo giornalistico e questo vale ancora di più per la fotografia, dove la scelta dell’inquadratura è fondamentale ma chi guarda non sempre se ne rende conto in modo così immediato», racconta a Studio. «Rappresentando la realtà attraverso i fumetti, invece, il giornalista si distacca a priori dall’idea stessa che possa esistere un’unica volontà, deve trasmettere la maggiore quantità di contenuti possibili nello spazio minore, e così facendo dichiara apertamente di avere compiuto una selezione soggettiva», prosegue Archer. Il quale sostiene che la diffusione della «non-fiction creativa» (la terminologia è la sua) sta aumentando negli ultimi anni proprio grazie alle notizie istantanee condivise attraverso i social media: «Credo che tra i lettori sta aumentando la domanda di giornalismo umano, di lavori che mostrano, senza mediazione, dove l’autore si trova all’interno della storia», dice il docente di Stanford. «Per i reportage super-obiettivi in stile robot non c’è più domanda. Non tanto perché non siano utili: solo che per quel genere di informazione non c’è bisogno di uscire e comperare il giornale, basta collegarsi su Twitter».

Tratto da Studio n.6

Articoli Suggeriti
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Leggi anche ↓
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero