Hype ↓
07:18 domenica 25 gennaio 2026
Kim Jong-un che fissa le persone mentre fanno il bagno alle terme è già il miglior meme del 2026 Il leader supremo della Corea della Nord ha festeggiato l'inaugurazione di un nuovo Centro vacanze fissando le persone che facevano il bagno e la sauna.
Un giornale portoghese ha scambiato Dario Ballantini, l’imitatore di Valentino, per il vero Valentino Lo ha fatto Jornal Expresso, che ha poi rimosso il post, anche se lo stesso Ballantini ha ammesso che «la nostra somiglianza in passato ha confuso pure Calvin Klein».
Il trasferimento del Leoncavallo in via San Dionigi è saltato e adesso non si sa che ne sarà del centro sociale A cinque mesi dallo sgombero di via Watteau, l'ipotesi via San Dionigi è definitivamente tramontata e ora non si sa come procedere.
Oltre 800 artisti hanno lanciato un appello per chiedere che la repressione delle proteste in Iran sia trattata come un crimine contro l’umanità Tra i firmatari ci sono anche Shirin Neshat, Jafar Panahi Juliette Binoche, Marion Cotillard e Yorgos Lanthimos.
Arctic Monkeys, Pulp, Blur, Fontaines D.C., Depeche Mode, Cameron Winter, King Krule, Wet Leg, Anna Calvi: l’album Help 2 è il sogno realizzato degli amanti dell’indie E questi sono solo alcuni degli artisti e delle band riuniti dalla War Child Records per questo album di beneficenza che uscirà il 6 marzo.
Jeremy Strong è talmente fan di Karl Ove Knausgård che lo ha anche intervistato per Interview I due hanno parlato del nuovo romanzo di Knausgård ma soprattutto di quanto entrambi odino essere famosi.
A Davos gli Stati Uniti hanno presentato il piano per la costruzione di “New Gaza” ed è peggio delle peggiori aspettative Si è parlato molto di grattacieli e appartamenti di lusso affacciati sulla costa, molto poco, quasi per niente del futuro di istituzioni e popolo palestinese.
Cameron Winter dei Geese ha tenuto un concerto a sorpresa a un minuscolo evento di beneficenza per Gaza Si è esibito per 250 fortunati e ignari spettatori al Tv Eye di New York, presentandosi pure con un nome falso, Chet Chomsky.

Maledetta Detroit

Da emblema dei miti della modernità a nuova Babilonia: un film e un romanzo raccontano la città.

01 Dicembre 2017

Le città sono l’esito delle vicende private di chi le abita e il risultato della Storia che le ha concimate. Questa regola vale anche per Detroit, città dove Henry Ford ideò la catena di montaggio e diventata presto emblema dei miti della modernità. Ogni città vive però con il terrore che gli abitanti voltino le spalle e la lascino vuota, nelle strade di tutte le metropoli risuona la profezia biblica lanciata contro Babilonia: «Non sarà abitata mai più né popolata». La maledizione di Isaia prevede che a Babilonia si stabiliranno le bestie selvatiche: gufi e struzzi riempiranno le case, le iene urleranno nei palazzi e gli sciacalli staranno negli edifici lussuosi. Detroit è l’ultima delle città in cui si è realizzata questa profezia: oggi viene raccontata da un romanzo e da un film. Il romanzo è Esperimento americano (66thand2nd) di Benjamin Markovits e il film è Detroit di Kathryn Bigelow.

«Che cosa stai facendo in questo periodo?», chiede Robert James al protagonista di Esperimento americano. «Non molto», risponde lui. «Perché stavo pensando di coinvolgerti in quell’idea di Detroit». La Detroit di Markovits è quella del recente fallimento economico della città: la grande industria automobilistica tramonta, Chrysler, Ford e General Motors chiedono un salvataggio da cinquanta miliardi di dollari, Obama sta per diventare presidente degli Stati Uniti e su tutti i giornali si parla del caso Detroit. Ecco il progetto di Robert: «Non posso comprarmi la città, ma posso mettere insieme alcuni investitori e comprarne alcune aree. Nessuno vuole trasferirsi lì da solo, ma si può usare internet, si può usare Facebook – sto parlando di una specie di modello Groupon di gentrificazione». Detroit si mostra come una città in guerra, le case bruciano e in alcuni isolati non vanno più neanche i pompieri. C’è bisogno di gente che vada a riabitare giardini e case decadenti. Il narratore protagonista è a un punto fermo della sua vita, e quindi va.

L’esperimento consiste nel ridare speranza e linfa a una città con alberi che spuntano dai tetti degli edifici, carcasse d’auto per le strade, tra pneumatici e carrelli della spesa, finestre sprangate, scalini rotti, cartelli che segnalano case in affitto, cartelli di case in vendita: «Non c’erano lampioni però, e quando il sole si inabissò dietro gli alberi e i pali del telefono, mi sentii solo come non mi ero mai sentito solo in vita mia». L’idea è che se riuscisse la rigenerazione di Detroit attraverso l’acquisto di duemila case – sono rimasti ormai solo due terzi degli abitanti in pochi anni – il modello potrebbe essere riprodotto altrove.

US-RACE RIOTS-DETROIT

Nel raccontare questa parabola urbanistica, Esperimento americano non dimentica mai i compiti del romanzo letterario, dando conto di innamoramenti – «Sentivo che mi stavo innamorando, ma forse non solo di lei, anche di qualcos’altro, di un altro mondo, ma non succede poi sempre così quando ci si innamora?» – raccontando amicizie ambigue, descrivendo qualche notte estiva e tantissima neve. La neve nel romanzo diventa presto il simbolo della durezza della vita, fiocchi bianchi cadono per centinaia di pagine, la neve gocciola sulle verande, e quando i fiocchi smettono di scendere e finalmente il sole splende, il sole splende troppo forte, tanto da bruciare gli occhi. Servono tanti capitoli perché affiori il conflitto che sta sotto le macerie della città: il contrasto razziale: «Avevo parlato con persone che avevano deciso di tornare a Detroit perché erano legate alla città proprio in quanto città nera».

L’esperimento finanziario sembra funzionare, ma i vecchi neri invece di essere grati delle operazioni di riqualificazione restano chiusi tra loro: è ancora neri contro i bianchi, bianchi contro i neri. Il conflitto razziale è al centro del nuovo film di Kathryn Bigelow, sulla rivolta del 1967. Nel film Detroit la città è sconvolta per quattro giorni: vetrine rotte, sassi che spaccano i vetri degli autobus, saccheggi e repressione con i manganelli, oltre quaranta morti e duemila edifici distrutti. Bigelow racconta da vicino, con intento realistico, lo sguardo dei poliziotti bianchi razzisti armati che sparano contro i neri. Il film segue la vicenda vera di un gruppo di musicisti, i Dramatics, e di una notte di torture in un motel, dove i poliziotti umiliano, terrorizzano dei ragazzi neri e due giovani bianche, e poi uccidono. Per un’ora lo spettatore assiste alla ferocia bianca che si scatena nel motel, in attesa della giustizia del tribunale. Nel film, Detroit è paragonata al Vietnam – allora la guerra in Vietnam è in corso –, la città è in mano al “caos totale”, attraversata da blindati dell’esercito, soldati con l’elmetto che tentano di riportare l’ordine.

Se il sogno americano brilla, Detroit è l’incubo americano. Un buco nero formato da sopraelevate e parcheggi vuoti che inghiotte luce e illusioni. L’illusione di un’America prospera infranta con lo sgretolamento della grande industria automobilistica e l’illusione di una convivenza pacifica tra bianchi e neri, sempre pronta a mostrarsi fragile. Nel romanzo di Markovits neanche la scena di Barack Obama che spala la neve riesce a far credere che con la sua presidenza finirà il gelo e la vita a Detroit diventerà meno aspra. Tra gli anni raccontati da Kathryne Bigelow e quelli di Markovits si è avverata in parte la profezia di Babilonia, infatti anche a Detroit la civiltà tende a scomparire e la natura a colonizzare tutto: «la natura stava prendendo il sopravvento. È abbastanza terrificante, dissi, con quale rapidità cresca l’erba; e anche certi alberi. Tutte queste opere architettoniche, che sembrano caratteristiche permanenti del paesaggio, necessitano di manutenzione costante, di migliorie, di orgoglio borghese e ambizione, o il paesaggio le ingoia».

Foto Getty (nel testo una veduta aerea degli incendi durante la rivolta del 25 luglio 1967)
Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.