Good Bye, Demna!

L’ultima sfilata Couture di Balenciaga segna – questa volta in maniera definitiva – la fine dell’era Demna. Dieci anni in cui il Direttore creativo georgiano ha scritto la sua parte di storia della moda.

09 Luglio 2025

Un lungo elenco di nomi e di voci, che si concludono con un “Demna”, prima che parta la romanticissima “No Ordinary Love” di Sade. Questa era la colonna sonora dell’ultima sfilata Haute Couture di Balenciaga con Demna alla direzione creativa, dieci anni dopo. Per la prima volta, lo stilista georgiano è uscito a salutare il pubblico, felpa cappellino e sandali, facendo anche un pezzo di passerella: è davvero l’ultima volta che lo vedremo nel salone al numero 10 di Avenue George V, quello che il fondatore della Maison, Cristóbal Balenciaga, aveva chiuso nel ’68 quando aveva deciso di rinunciare alla couture.

Demna la couture l’ha riaperta a luglio 2021, quando il mondo cercava di riprendersi dalla pandemia e alle sfilate si andava con le mascherine. Quattro anni dopo, la pandemia non se la ricorda più nessuno (abbiamo solo guerre e cambiamento climatico di cui preoccuparci nell’immediato), e Demna è il nuovo Direttore artistico di Gucci. La sfilata del 9 luglio era l’ultimo, ridondante, saluto al marchio che lui ha portato al centro del dibattito contemporaneo. Con le sue sfilate, con le sue campagne, con le sue celebrity, con le sue canzoni, con le sue idee, con la sua ironia caustica che non ha mai avuto paura di toccare niente, neanche le cose più sporche, le più sacre, le più divisive. Anzi, ha sempre cercato proprio quelle cose lì, per buttarcele in faccia come dei petardi, farci discutere e accapigliare tra odiatori e devoti, farcele comprare. «La moda vive sul desiderio del domani, non su quello che già conosciamo ma sul brivido di scoprire cosa ci sarà dopo. È l’espressione del nostro desiderio di evolvere, di capire il senso dei cambiamenti prima che questi arrivino, di vestire il futuro prima che abbia un nome»: queste le parole, scritte a mano, sui biglietti poggiati su ogni sedia dello show, cliché ed enigmatiche come sempre è stato il linguaggio di Demna in questi anni di boutade, provocazioni, abiti bellissimi, accessori super size e colpi di teatro.

 

Demna ha cambiato molte cose, anche in luoghi lontanissimi da lui. Ha cambiato le scarpe che le persone indossano tutti i giorni, ingrandendole fino alla comicità (senza la Triple S non sarebbero tornate le sneaker anni Novanta che qualsiasi grigia influencer ha indossato negli ultimi dieci anni), ha cambiato la silhouette, allargandola a dismisura (senza il suo lavoro sull’oversize e il power dressing non ci sarebbe stato nessun revival del minimalismo né tantomeno la finta “eleganza rilassata” da quiet luxury), ha riunito i -core originali degli anni Dieci (il gorpcore e le sue tante variazioni, ma soprattutto il normcore di K-Hole) in un unico grande universo estetico e sonoro, dove coesistevano i rave europei e gli archetipi di quello che è stato prosaicamente ribattezzato “Post Soviet Look” (grazie sempre Lotta Volkova).

Ha cambiato infine il concetto di provocazione intellettuale nella moda, spostando sempre più in là il limite di ciò che la moda poteva raccontare, affrontare, sfruttare. Ha rovistato nella spazzatura, ha individuato e messo al centro della scena i simboli e i loghi della globalizzazione sfrenata – le divise DHL, la shopper Ikea, la mela di Apple, Wall Street e le Kardashian, ma pure Bernie Sanders – ha iniziato e portato all’estremo la trasformazione in meme degli oggetti di moda. Balenciaga era e rimane il meme ultimo, nonostante i tentativi di tutti gli altri: dieci anni sul filo della cancellazione, dieci anni in cui il brand, tra cappellini e tazze per l’Americano d’asporto, ha parlato di cambiamento climatico, crisi dei rifugiati, guerra, potere, soldi, Europa e America, apocalisse. Con il vecchio trucco di far vestire i ricchi da poveri, prendendoli un po’ per il culo (uno strappo margeliano ricucito per i social media) e con il dialogo, a volte predatorio com’è nella natura della moda, con l’arte contemporanea, quella classica, il design, l’architettura, la letteratura. E internet. O più ancora nello specifico, la popolarità nell’era iper digitalizzata che viviamo.

Non è un caso che la cancellazione, poi lentamente scancellata dopo molti show di penitenza e savoir faire, sia arrivata a mezzo di shitstorm internettiana. Come dimenticare gli orsetti BDSM del novembre 2022, quando due campagne piuttosto provocatorie, ma del tutto in linea con quello che Balenciaga aveva raccontato di sé fino a quel momento, erano finite nel tritacarne dell’internet della destra americana: pieno revival del Satanic Panic, un’altra cosa degli anni Novanta che Demna ha saputo resuscitare. Quello spettacolare fraintendimento conteneva tutte le contraddizioni della moda di oggi: il bisogno di essere mainstream, ma soprattutto la fragilità in cui essa si ritrova quando la massa non la capisce ma la giudica e la condanna.

Eppure Demna è uno che i vestiti ha sempre saputo farli, checché ne dicano i detrattori, e quest’ultima collezione era un omaggio a questo lungo decennio e a Balenciaga stesso, al suo tailoring «monumentale e severo», come si legge nella nota ufficiale, al nero cattolico e alle debuttanti, alle signore borghesi e ai pugili con l’abito fatto a mano a Napoli (nove dei completi da uomo sono stati infatti creati in collaborazione con quattro atelier napoletani), una collezione di personaggi e di volti che chi ama e ha seguito Balenciaga già ha visto moltissime volte, già conosce. Eliza, Kim, Demna e tutti gli altri: sono comparsi e se ne sono andati per l’ultima con le loro ventiquattrore dorate, che da valigette si trasformano in “porta gioielli”, perché alla fine Balenciaga ha sempre parlato di noi, spesso prendendoci in giro, altrettante volte facendoci sognare. È stato un palcoscenico iper reale dove tutti hanno avuto il loro momento di gloria: il rider, l’ingegnere, la vedova, la sex worker, il gabberino, l’art director, il parlamentare europeo, la star, l’influencer, il magnate, pure Lauren Sánchez, che oggi era in prima fila all’ultimo, grande, show di Demna. Ci rivediamo da Gucci.

In apertura: l’uscita finale di Demna dopo lo show del 9 luglio a Parigi.

Leggi anche ↓
Il nuovo spot di Chanel è praticamente un film: è diretto da Michel Gondry, interpretato da Margot Robbie e “remake” di un famosissimo video di Kylie Minogue

Il video in questione è quello di "Come Into My World", che nel 2001 fu diretto proprio da Gondry.

Dopo Bad Bunny e John Galliano, Zara fa la tripletta lanciando una collezione fatta assieme a Willy Chavarria

La collezione si chiama Vatísimo e celebra le origini ispaniche del designer, con un video dove la protagonista è la top model degli anni '90 Christy Turlington.

Vogue ha fatto causa a un giornale di moda per cani perché si chiama Dogue

Secondo la casa editrice Condé Nast, il magazine, che ha una circolazione di 100 copie, «potrebbe danneggiare in maniera irreparabile la reputazione di Vogue».

Era dagli anni ’90 che non eravamo così ossessionati da Chanel

Il merito non è solo dell'arrivo di Matthieu Blazy e del suo approccio al guardaroba, ma di una strategia di marketing intelligente, capace di scatenare il panico nelle boutique dove è approdata la sua prima collezione.

Tutti aspettavano il ritorno di John Galliano nella moda, ma nessuno si aspettava sarebbe stato una collezione per Zara

La collaborazione tra il brand del gruppo Inditex e lo stilista di Gibilterra durerà due anni, e la prima collezione arriverà nei negozi a settembre.

Ad Alessandro Michele non interessa niente del quiet luxury

Nella sua ultima sfilata per Valentino, il designer ci ha ricordato che dobbiamo ancora fare i conti con il massimalismo degli Anni '80, e che non smetterà mai di essere un'"interferenza" nel sistema