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La Danimarca è diventata il primo Paese al mondo a usare solo energie rinnovabili per un mese intero
A marzo del 2025 il Paese è riuscito a soddisfare tutto il suo fabbisogno energetico usando solo l'eolico e il solare, per 31 giorni consecutivi.
Non è un mistero che la Danimarca abbia puntato moltissimo sulle energie rinnovabili per diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, dipendere meno dai combustibili fossili e ridurre l’inquinamento. Negli ultimi anni gli investimenti di Copenaghen sono stati tali che già oltre il 50 per cento dell’energia utilizzata quotidianamente nel Paese è di origine eolica o solare. Analizzando il report ufficiale con dati relativi ai consumi del 2025 pubblicati da Energinet ed elaborando i relativi dati giornalieri, gli esperti di energie rinnovabili si sono accorti che nel marzo del 2025 la Danimarca è riuscita a provvedere ai suoi bisogni energetici per ben trentun giorni consecutivi usando solo l’energia rinnovabile prodotta dal suo mix di fonti sostenibili. A riportare l’analisi è il sito del Matr, una fonte indipendente attenta alle questioni ambientali, che spiega come l’energia eolica prodotta dagli impianti offshore da sola sia riuscita a coprire il 78 per cento del fabbisogno nazionale, mentre un altro 14 per cento sia stato coperto dalle pale onshore. Da anni la Danimarca, particolarmente ventosa, investe fortemente in questi impianti.
Aiutata da condizioni meteorologiche favorevoli nel periodo primaverile, la produzione eolica di marzo 2025 è stata tale da permettere di coprire tutto il fabbisogno energetico giornaliero, creando un surplus di energia pulito dalle altre fonti rinnovabili del Paese. La Danimarca ha così esportato l’energia in eccesso nelle nazioni europee vicine come Norvegia, Svezia e Germania. Un gesto di “collaborazione energetica” particolarmente importante in un momento in cui, tra conflitti e tensioni internazionali, ridurre la propria dipendenza da combustibili fossili è una delle priorità dell’agenda politica dell’Unione Europea. Questo risultato storico, ancora tutto da analizzare nelle sue ricadute, fornisce un’altra possibile chiave di lettura. Nel pianificare il suo futuro energetico, infatti, la Danimarca non ha puntato su costosi impianti per lo stoccaggio dell’energia prodotta ma non consumata, preferendo distribuirla attraverso la rete interconnessa alle nazioni europee vicine. La Danimarca sta investendo molto in questo senso: nel 2022 ha installato un cavo da 765 chilometri che la collega via mare al Regno Unito, così da poter esportare la propria produzione eolica e illuminare 4,5 milioni di case britanniche.
È questo uno dei punti cruciali su cui prendere una scelta oggi nella pianificazione del mix energetico nazionale per il futuro. Tra i punti deboli delle rinnovabili c’è infatti la produzione “altalenante”, con picchi in alcune fasi della giornata che richiederebbero lo stoccaggio dell’energia. L’alternativa invece potrebbe essere quella di investire in una rete più sviluppata ed efficiente che connetta l’intero Vecchio continente, distribuendo l’energia prodotta durante i picchi laddove ce n’è più bisogno, evitando sprechi e dimostrando una solidarietà energetica in linea con l’ideale alla base dell’Europa stessa.
Lo ha dimostrato una ricerca pubblicata su Nature Communications: meno del 15 per cento dei cittadini europei ha un accesso adeguato al verde. Nella situazione peggiore, ovviamente, ci sono i cittadini più poveri.
Questi dieci giorni di viaggio nello spazio ci hanno ricordato perché l'essere umano da sempre tende verso il cielo: perché da lì le miserie e le macerie della Terra non si vedono e l'illusione dell'unità umana diventa verità.