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Una ricerca ha dimostrato che più alberi vengono abbattuti e meno colorate diventano le ali delle farfalle Lo studio ha analizzato un pezzo della foresta Amazzonica, provando che quando gli alberi vengono tagliati spariscono per prime le farfalle più colorate e restano quelle marroni.
A Utrecht stanno costruendo un nuovo quartiere in cui non ci sarà spazio per le macchine ma solo per persone, alberi e bici Si chiama Merwede, sarà uno dei più grandi quartieri senza macchine d'Europa e la promessa è quella di offrire case a prezzi accessibili per tutti.
In una maniera molto da Zerocalcare, Zerocalcare ha più o meno annunciato che il suo prossimo libro sta per uscire e parlerà di cultura punk Potrebbe chiamarsi Se ne valeva la pena e potrebbe uscire nei primi mesi del 2027 ma solo «se io sto chiuso a casa come sto a fa' adesso».
Un festival del ginseng in Corea del Sud ha fatto uno spot strepitoso riprendendo il video di Storm di Gener8ion e Yung Lean
In appena tre giorni Naza ha incassato quanto Avengers: Endgame, Resident Evil e Brad Pitt Più di tre milioni di euro in un fine settimana, la stessa cifra che gli altri film hanno incassato in una o due settimane di programmazione.
Bernie Sanders che “apre” il concerto degli Strokes a New York è certamente uno dei crossover più strani e divertenti di sempre È successo venerdì 2 ottobre, a Flushing Meadows. Sanders si era pure proposto per cantare un paio di canzoni, ma poi ci ha ripensato.
Pedro Sanchez è il primo Presidente del Consiglio al mondo che si dimette e fa cadere il suo stesso governo a causa della crisi abitativa L'ormai ex Primo Ministro ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre e ha ammesso che il suo governo non è riuscito a fare tutto ciò che avrebbe voluto e dovuto.
Per smaltire dei robot umanoidi ormai vecchi e obsoleti, un’azienda li ha addestrati a buttarsi nell’acciaio fuso Se state pensando a quella scena di Terminator 2, è perché l'idea è tratta proprio da quella scena di Terminator 2.

Sul fascino

Cosa significa essere affascinanti, ma soprattutto, è possibile studiare per diventarlo? La riflessione dello scrittore inglese.

08 Marzo 2019

Per il nuovo numero di Studio, il 38, in edicola dal 9 marzo, abbiamo acquistato un columnist d’eccezione, Geoff Dyer, che avevamo già intervistato sul numero 36 e di cui, su quello stesso numero, avevamo pubblicato un saggio. Ci è sembrato, anche considerato l’argomento, uno splendido biglietto di presentazione per questo numero primaverile pieno di novità.

Non c’è, a mio parere, virtù più apprezzabile del fascino. A parte lo humour. E a parte, forse, l’estrema intelligenza. Com’è ovvio, non si può essere spiritosi senza essere intelligenti, ma non è necessario essere arguti per risultare affascinanti. Ho il sospetto, anzi, che si possa essere un po’ stupidi senza per questo perdere il proprio fascino (non subito, almeno). Quando però la stupidità si manifesta – e prima o poi accade immancabilmente, così come l’acqua finisce per filtrare da una crepa nascosta – il fascino fa presto a ossidarsi.

A dire il vero, prima di avventurarmi oltre sui pascoli della contraddizione, sento il bisogno di ricominciare daccapo. Prima viene la bellezza fisica, che è di per sé una forma di fascino, di intelligenza fisica. Come osserva Italo Svevo, «le donne belle sembrano sempre dapprima intelligenti. Un bel colore o una bella linea sono infatti l’espressione dell’intelligenza più assoluta». Potrà essere fugace, ma irradia lo stesso incanto del fascino. Nel suo libro Eve’s Hollywood, Eve Babitz (la scrittrice più affascinante che ho letto negli ultimi anni) cita Jean Cocteau, che afferma: «I privilegi della bellezza sono immensi». Lo stesso potrebbe dirsi del fascino, se non fosse che il fascino è un privilegio che si può coltivare e conseguire con un certo lavoro, a differenza della bellezza, che è invece innata. Babitz stabilisce un nesso elegiaco tra queste due virtù, in Slow Days, Fast Company, quando dice a proposito di un’amica: «Il fascino e la bellezza nervosi [di Mary] erano stati obliterati con una tale facilità da far temere per la bellezza stessa».

Altre due considerazioni sul fascino e la bellezza fisica. C’è chi ha sostenuto che Harvey Weinstein, quando non era impegnato a fare irruzione in accappatoio nella vostra stanza, fosse persona tutt’altro che priva di fascino. Si fa fatica a crederci, soprattutto a causa dell’enorme impedimento costituito dalla sua faccia. Modelle e modelli, d’altro canto, trasmettono spesso alterigia, che è l’opposto del fascino.

La copertina di Studio n° 38, da cui è tratto questo articolo, in edicola dal 9 marzo

Si può essere affascinanti pur mancando di senso dell’umorismo, ma quando l’assenza di humour risulta evidente anche il fascino evapora. (Le persone fascinose sanno diventare di una noia che con le persone argute non capita mai di provare.) Pertanto, pur potendo esistere, temporaneamente, anche in assenza di humour e di intelligenza, il fascino non può costituire un fine in sé. È un ornamento che, per un po’, appare essenziale: un aggettivo che vuole indurci a crederlo solido come un sostantivo. In altre parole, come dice Alan Hollinghurst nel suo Il caso Sparsholt, «il fascino… effimera magia difficile da praticare se non c’è qualcun altro».

Negli ambienti middle-class si attribuisce solitamente molta importanza al fascino di una persona. Nella mia infanzia proletaria, invece, le qualità da ammirare erano sempre l’onestà, la gentilezza, l’affidabilità. Sarei tentato di dire che, se non forse alla tv, sentii usare per la prima volta questa parola – «fascino» – quando mi iscrissi a Oxford, ma potrebbe essere un’esagerazione. (Nella mia famiglia, il valore attribuito all’onestà era tale che il fascino sarebbe stato collocato in una categoria vagamente dubbia, non tanto lontano dall’ipocrisia.) Di certo, posso dire di aver fatto esperienza diretta del fascino solo all’università, dov’era patrimonio esclusivo dei ragazzi e delle ragazze più abbienti: una cosa che era stata coltivata a un certo costo. Cominciai con diligenza a coltivarlo anch’io e, poiché ero attratto quasi esclusivamente da ragazze molto chic, ne fui decisamente stregato: affascinato dall’idea del fascino. L’ho conosciuto relativamente tardi, il fascino, e quindi non è un che di innato, per me. La capacità di dire le cose in maniera leggermente diversa non mi veniva naturale, e un elemento fondamentale del fascino è la sua apparente naturalezza. Quando incontro una persona di fascino, mi rendo conto di aver ancora molto da imparare.

Il fascino è una speciale forma di studio, e ciò risulta con particolare evidenza quando è usato al servizio della seduzione. La celebre definizione del fascino data da Albert Camus – «quella cosa per cui ti senti rispondere sì senza aver fatto alcuna domanda precisa» – resta valida anche se contrasta con le odierne regole dell’attrazione, che prevedono un consenso esplicito a ogni passo. (Mi pare giusto che, almeno in inglese, questa parola – charm – contenga l’allusione a un potenziale danno [harm].) Il fascino può funzionare anche quando la persona fascinosa usa questa sua dote per sedurvi, ma non se il suo intento è vendervi qualcosa.

L’editoriale di Geoff Dyer si trova nella sezione Studiorama del n° 38 di Studio

L’espressione «che persona affascinante» – mi rendo conto – la uso molto più spesso in riferimento agli uomini che non alle donne. Forse perché le donne, pur non essendo (ovviamente) tutte affascinanti, partono già, come tali, da una posizione privilegiata, quanto a fascino intrinseco o potenziale. Il fascino, inoltre, mi attira o mi seduce nel regno dei superlativi. Del mio amico Pico Iyer, ad esempio, dico sempre che è l’uomo più affascinante del mondo (il più studioso). Persino le sue e-mail sono affascinanti! Come tutte le persone veramente di fascino, lui è affascinante sempre, con tutti. Io sono troppo critico e impaziente per questo stile: non vedo l’ora di arrivare al sodo delle chiacchiere. Non appena ho il vago sentore che una persona possa essere stupida o, peggio ancora, priva di senso dell’umorismo, faccio fatica a reggerla. Una persona affascinante troverebbe qualcosa da domandare anche a uno stupido; l’unica domanda che viene in mente a me, invece, è: «Di’ un po’, avrei una curiosità: che effetto fa essere un tale coglione?».

Più che al fascino, comunque, faccio caso alla sua assenza: «What a charmless oaf!», che persona straordinariamente priva di fascino. Ciò fa presumere che il fascino stia diventando, per me, non un allettante extra, bensì – vi avevo detto, in principio, che avremmo incontrato qualche contraddizione – un elemento pressoché essenziale. L’assenza di fascino mi provoca un fastidio fisico, come un indumento ruvido, che irrita. Cosciente della vaga eco barthesiana di quest’ultima frase, aggiungerò che in Francia, di solito, il fascino è troppo intimamente associato alla sofisticatezza.

Preferisco la volgare idea anglicana racchiusa nell’espressione «to charm the pants off someone», dove il fascino lascia nudo o seminudo chi ne è vittima, o il fascino democratizzato in cui tanto spesso ci si imbatte in America, soprattutto nel West e nel Midwest. Le buone maniere e una cortesia impeccabile, ci viene quotidianamente ricordato a quelle latitudini, sono l’espressione codificata del fascino: fascino generalizzato, ammesso che un’idea del genere abbia un senso; fascino come tradizione e patrimonio di civiltà.

(traduzione di Gianni Pannofino)

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