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22:33 sabato 8 agosto 2026
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.

Coppola S.p.A.

Sofia, invenzione silenziosa di Francis, il matrimonio con Thomas Mars e l'ultima avventura imprenditoriale dei Coppola

30 Agosto 2011

Delle cadute agli inferi economici di Francis Ford Coppola se ne è parlato parecchio. Quando tra un Padrino e Un sogno lungo un giorno, la famiglia volteggiava tra possibili paradisi e astrusi pretesti per giocare ai nuovi poveri. Poi Francis Ford si è fermato a pensare a un paio di cose: forse tra le prime i profumi del sole che rispondono al nome di arance, grappoli d’uva e limoni. Non perché il suo cognome tradisca un che di macchia mediterranea, ma piuttosto perché la Dolce Vita parte da lì, da quel benessere enogastronomico che avrebbe risollevato le sorti del regista anche in tempi non troppo sospetti. Così lo sguardo rilassato con cui posa insieme alla figlia in una passata campagna di Louis Vuitton, più che da Maestro è la rappresentazione di un uomo dalle sane radici italiane che, Padrino permettendo, si è concentrato sul lato caro al suo benessere:  la vita all’italiana.  Ed è quella che ha incominciato a prodursi in casa.

Non importa che i vitigni li abbia voluti far baciare dal sole californiano (ma all’epoca fu scelta saggia, i vini buoni sbocciavano lì, nella Napa Valley) e ancora meno importa che il film, improntato sulle radici di Coppola Senior, Segreti di Famiglia, veda un dinoccolato Vincent Gallo muoversi nella commovente Buenos Aires prima, Patagonia poi. Gallo che nonostante il bel ruolo sganciò parole di poca reverenza a papà e figlia Coppola «Sofia Coppola likes any  guy who has what she wants. If she wants to be a photographer she’ll fuck a photographer. If she wants to be a filmmaker, she’ll fuck a filmmaker. She’s a parasite just like her fat, pig father was». Ma anche lì padre e figlia optarono per la compostezza. E il gioco di squadra.

Il sesto senso del mago della Nuova Hollywood si è fatto risentire quando la temperatura emotiva era più oggettiva: quando le sue radici italiane sono piovute dal cielo cambiando il nuovo asse-hollywoodiano-in Italia. Così se George Clooney aveva piazzato il meridiano di Greenwichollywood ad altezza lago di Como, Francis Ford Coppola nel 2011 abbassa il tiro (solo geografico s’intenda) e colloca il place to be in Basilicata. Qui, a Bernalda in provincia di Matera,  ha sede l’ultima avventura imprenditoriale di Sir Coppola: un resort cinque stelle, tutto piscine e viste rilassanti, in un non luogo italiano, che altri non è che l’ennesimo borgo lasciato cadere in prescrizione e scoperto da chi taglia la spina dorsale dell’Italia in moto. Ma se sei Coppola la storia cambia: perché se le origini del regista sono lucane, e se di nome fai “Le sette vite di Coppola” più che un semplice set cinematografico dove ambientare la propria vita in pellicola, Bernalda diventa da luogo degli avi un nuovo punto d’investimento.  A varare la nuova attività del padre non poteva che essere un’altra grande produzione del regista: Sofia Coppola.

Sofia, invenzione silenziosa e produttrice che nel suo giorno perfetto, lo scorso 27 agosto, si è unita in (civili) nozze con Thomas Mars, il filiforme cantante dei Phoenix che è riuscito a rendere Sofia creatura europea. Qui la coppia si è goduta il beneficio del dubbio: essere nel posto giusto, far contento papà, elevarsi ancora di più nella classifica degli understatement seriali?  E alla fine, senza celebs all’appello (neanche Marc Jacobs?) e per paparazzi le videocamere compatte dei compaesani, Sofia si è sposata con così (poco) scalpore da stupire. Lei che sulla soglia della sala cerimonia alza il flûte e con lo sguardo intima al suo beneamato compagno di imitarla nel gesto per mettere a tacere- col sorriso- quelli che si chiedevano di che coppia si trattasse davvero e quando, la vera figura attesa, Francis Ford, sarebbe arrivata.  E lui da bravo papà c’era, e nessun abito da cerimonia, piuttosto un completo di lino chiaro che ai ristoratori sta bene perché porta bene: freschezza, relax, mood vacanziero insomma. Anche nel business.  Sofia Coppola ama suo padre al punto da concedergli anche questa: pubblicizzare un resort che vuole essere casa, ma che lo sarà per molti altri ancora come fu per il Blancaneaux Lodge in Belize (la prima attività alberghiera nata negli anni Ottanta). Pubblicizzarlo facendo capolino dalla sala dei brindisi e rintanandosi subito.

O forse anche lei desiderava manifestarsi attiva per il patrimonio italiano dopo lo sgarro di poche battute e molte gambe di Laura Chiatti in Somewhere? La migliore attività che Coppola ci ha regalato: Sophia iconica musa quarantenne che non indossa, che ci azzecca ma preferisce quelli che non vengono chiamati perché fuori forma (vedi Scarlett Johansson scoperta e mandata in pasto alle commediole a cui ha preferito redivivi Stephen Dorff e redente Kirsten Dunst). Che fa felice papà e poi segue l’esatto contrario per non imbarcarsi in imprese titaniche. E quindi si sposa senza invitati, senza abito (ovvio il suo tubino di tulle azzurro-Sophia non è da sposa) e che al regista visionario preferisce il francesino eterno ragazzino. Che gli Studios non li vuole vedere. Un buon compromesso padre-figlia. Da manuale di imprese di famiglia checché ne dica Vincent Gallo.

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