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04:24 giovedì 8 gennaio 2026
I manifestanti iraniani hanno inventato un nuovo coro per augurare la morte all’Ayatollah Khamenei Un coro abbastanza esplicito, anche: si parla dell'anno nuovo, di sangue e di cosa si meriterebbe il capo della Repubblica islamica.
La tuta indossata da Maduro mentre veniva sequestrato dagli americani è diventata uno dei capi più desiderati del momento Lo certificano i meme, ma anche Google Trend, che nel weekend ha riscontrato un’impennata di ricerche collegate al completo di Nike Tech.
Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.
Il carcere di New York in cui è rinchiuso Maduro è lo stesso in cui si trovano tutti i detenuti più famosi del mondo Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn è noto per aver accolto politici, boss e celebrità, ma anche per il pessimo stato in cui versa.
Stephen Miller, il più fidato e potente consigliere di Trump, ha detto che gli Usa possono prendersi la Groenlandia con la forza «Il mondo è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli», ha spiegato Miller, minacciando per l'ennesima volta la Groenlandia.
Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.
Il Cern ha annunciato che il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle del mondo, resterà spento per cinque anni a causa di lavori di manutenzione Lo stop durerà almeno fino al 2030 e servirà a potenziare il LHC, in modo da usarlo in futuro per esperimenti ancora più ambiziosi.

Alla COP30 non ci saranno i leader di Stati Uniti, Cina e India, cioè dei tre Paesi che inquinano di più al mondo

Alla Conferenza sul clima di Belém, in Brasile non ci saranno né Trump né Xi né Modi: la loro assenza, ovviamente, è un messaggio politico.

10 Novembre 2025

Stati Uniti, Cina e India hanno deciso di non partecipare (a partecipare molto poco) alla COP30 che quest’anno si svolge a Belém, in Amazzonia, lasciando che l’Europa si presenti come ultimo, debole baluardo a difesa della di quella transizione ecologica che fino a poco tempo fa sembrava . A dieci anni dagli accordi di Parigi – che prevedevano l’impegno a limitare il riscaldamento globale entro il grado e mezzo di aumento – l’Unione Europea è rimasta la sola a insistere sugli impegni presi: i rappresentanti dell’Ue arrivano al vertice con l’intenzione di «tenere vivo l’obiettivo di 1,5 gradi» e di trovare nuovi fondi per i Paesi più vulnerabili, come ha ricordato Ursula von der Leyen a Euronews. L’importanza della dichiarazione è ridimensionata dall’assenza dei leader dei tre Paesi che inquinano di più al mondo: Stati Uniti, Cina e India.

Washington ha completamente disertato l’evento, Pechino ha inviato il vicepremier, mentre Nuova Delhi ha mandato in sua rappresentanza solo un ambasciatore: l’impressione è quella di una presenza simbolica. Le grandi potenze industriali stanno tornando a chiudersi nel recinto del proprio interesse nazionale: negli Stati Uniti di Trump la parola decarbonizzazione è ormai sinonimo di perdita di sovranità, mentre in Cina e in India il discorso ambientalista si intreccia con la competizione tecnologica e con la sicurezza energetica nazionale. Per Bruxelles invece, l’assenza dei “grandi tre” trasforma COP30 in un test di credibilità. Da un lato, l’Unione può rivendicare il primato di chi finanzia e guida la transizione, dopo aver investito 42,7 miliardi di euro nel 2024. Dall’altro, il Vecchio continente deve difendersi da un crescente scetticismo interno, che accusa questa posizione di impoverire l’Europa, trasformandola durante il summit annuale in un «bancomat globale».

A rimanere sempre uguale è la posizione della comunità scientifica internazionale, basata su centinaia di studi che dimostrano l’urgenza di un green deal per tutto il pianeta.

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