Hype ↓
14:55 mercoledì 7 gennaio 2026
Il carcere di New York in cui è rinchiuso Maduro è lo stesso in cui si trovano tutti i detenuti più famosi del mondo Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn è noto per aver accolto politici, boss e celebrità, ma anche per il pessimo stato in cui versa.
Stephen Miller, il più fidato e potente consigliere di Trump, ha detto che gli Usa possono prendersi la Groenlandia con la forza «Il mondo è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli», ha spiegato Miller, minacciando per l'ennesima volta la Groenlandia.
Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.
Il Cern ha annunciato che il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle del mondo, resterà spento per cinque anni a causa di lavori di manutenzione Lo stop durerà almeno fino al 2030 e servirà a potenziare il LHC, in modo da usarlo in futuro per esperimenti ancora più ambiziosi.
Una delle ragioni per cui Maduro è stato catturato sarebbero i balletti che faceva in pubblico e che infastidivano Trump Trump avrebbe interpretato quei gesti come una provocazione e avrebbe quindi deciso di dimostrare che le precedenti minacce non erano un bluff.
Gli sciamani peruviani che ogni anno predicono il futuro avevano predetto la caduta di Maduro Durante l'abituale cerimonia di fine anno avevano avvertito della cattura del presidente venezuelano, e pure di un'imminente e grave malattia di Trump.
A nemmeno quarantott’ore dal colpo di Stato in Venezuela, Trump ha già minacciato altri quattro Paesi Stando a quello che ha detto Trump, i prossimi a doversi preoccupare sono Cuba, Colombia, Groenlandia e pure il Messico.

Il cinema giornalistico di Chloé Zhao

Su MUBI è disponibile da oggi Songs My Brothers Taught Me, il primo film della regista candidata all’Oscar per Nomadland.

09 Aprile 2021

Chloé Zhao e Terrence Malick avevano più o meno la stessa età al momento del loro lungometraggio d’esordio. Trent’anni lui, lei poco di più, entrambi ispirati dalle desolate distese del South Dakota, hanno raccontato la propria visione delle “Badlands”, le terre cattive, quasi prive di vegetazione con le loro imponenti formazioni calanchive, narrando la storia di chi le ha attraversate, come nel caso di Malick (Badlands, 1973), o di chi ha cercato di lasciarsele alle spalle come in Songs My Brothers Taught Me, film che dal 9 aprile è finalmente disponibile su MUBI, e con cui Zhao, ora candidata all’Oscar con Nomadland, ha debuttato alla regia nel 2015 dopo i primi cortometraggi. Un ritratto del rapporto tra due fratelli, ambientato ai nostri giorni nella riserva indiana di Pine Ridge, con cui Zhao ha dato vita a un genere personale, un ibrido tra il documentario e il film di finzione.

Crescita, frustrazione, e rabbia giovane (è anche il titolo nella versione italiana del film di Malick del ’73, e un buon modo per sintetizzare le vicende) sono i sentimenti che muovono le azioni di Johnny, diciotto anni, scuole dell’obbligo appena concluse. Coinvolto in un traffico di alcolici, boxeur, progetta di fuggire dal parco per seguire la sua fidanza a Los Angeles, mentre la sorella minore, Jashuan, scoperto furtivamente il piano del fratello, cerca di trattenerlo per non rimanere sola con la madre. Tutto questo nel periodo in cui perdono il padre, morto per un banale incidente domestico nella dimora di caccia. Il film è quasi un progetto etnografico e affronta gli stereotipi sulla vita nella riserva, esplorando gli effetti paralizzanti dell’alcolismo, di un’economia inesistente, delle tradizioni, soprattutto delle mancanza di opportunità per questi ragazzi che non possono fare altro che rimanere. Non è un caso che Zhao ne abbia esplorato la vita spesso riprendendo con la macchina a spalla o a mano, perfetta per cogliere “in presa diretta” (e tecnica anche alla base del “cinema diretto” degli anni ’60) la realtà.

Mentre si trovava a New York per frequentare il corso di cinema della New York University (avevamo raccontato la sua vita qui), Zhao è venuta a conoscenza dell’alto tasso di suicidi che avvenivano a Pine Ridge, nella stessa area dove ebbe luogo il massacro del popolo Lakota nel 1890, decidendo così di incontrare alcune persone del posto per informarsi. Senza avere un’idea precisa, si è lasciata ispirare da quanto aveva intorno: ne è nato Songs My Brothers Taught Me, che ha pochissimi di quei riferimenti visivi associati ai nativi americani a cui altri registi ci hanno abituato, e che, nonostante non sia un documentario, ci lascia scena dopo scena l’impressione che lo sia. Autofinanziato e interpretato da attori non professionisti (veri ragazzi Lakota), sarà infatti questa una delle caratteristiche del suo lavoro successivo: coinvolgere la gente vera per narrare una storia-non-storia che è più un raccogliere voci e testimonianze reali con l’atteggiamento di una reporter. Una qualità per cui sta continuando a ottenere riconoscimenti (anche in Nomadland, i nomadi che Frances McDormand incontra sono nomadi reali, o in The Rider, film su un cowboy in cui a recitare è un vero cowboy).

Nei film di Chloé Zhao le persone interpretano approssimazioni di sé stesse, così come nel film d’esordio John Reddy e Jashaun St John interpretano Johnny e Jashaun, prestando la loro storia, che è comunque retta da una sceneggiatura anche se non sembra, per raccontarne una più ampia: quella dei giovani che abitano in questa città morente del Texas, in cui prevale una stasi demoralizzante, «a volte ci si stanca di questo posto, ma ci sono cose che bisogna fare», dice Johnny, «è difficile lasciarlo, perché è tutto ciò che si ha mentre si diventa adulti». Una terra, e un film, in cui i protagonisti sono narratori sporadici perché più di qualsiasi altra cosa conta la capacità di Zhao di farci intuire la verità di quello che ci sta mostrando.

Se da sempre il cinema ha rappresentato la tentazione di evadere attraverso film soprattutto americani con le sequenze di viaggi interminabili in auto lungo strade costruite in mezzo al niente (Terrence Malick, Wim Wenders), grazie a uno stile che lei stessa ha definito giornalistico, Zhao, la prima donna asiatica a vincere per la regia ai Golden Globe, già all’epoca del suo film d’esordio ha creato qualcosa di ulteriore: unire alle vedute mozzafiato sul West (qui la splendida fotografia è di Joshua James Richard, fidanzato di Zhao), la vita che lì si consuma. Una sorta di mockumentary alla rovescia, in cui non è più il film di finzione a travestirsi da documentario ma il documentario ad assumere i tratti di un film.

Nel 2016 Jordan Hoffman sul Guardian, recensendo Songs My Brothers Taught Me quando ancora Chloé Zhao non la conosceva quasi nessuno, ha scritto che a dispetto delle sensazioni che lascia, «la trama è sottile, semplice e labilissima». Perché non servono storie complesse per fare un bel film. A volte basta solo la persona giusta che le sappia raccontare.

Articoli Suggeriti
Béla Tarr era talmente diverso che si è inventato un cinema che solo lui poteva fare e nessuno potrà mai imitare

A 70 anni è morto una leggenda del cinema europeo e dell'arte del Novecento, un uomo che con la macchina da presa ha cercato di compiere due missioni: dire la verità e fare la rivoluzione.

Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount

L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.

Leggi anche ↓
Béla Tarr era talmente diverso che si è inventato un cinema che solo lui poteva fare e nessuno potrà mai imitare

A 70 anni è morto una leggenda del cinema europeo e dell'arte del Novecento, un uomo che con la macchina da presa ha cercato di compiere due missioni: dire la verità e fare la rivoluzione.

Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount

L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.

Con il suo finale, Stranger Things si è dimostrato all’altezza di tutti i classici che lo hanno ispirato

Dopo dieci anni, e con un'ultima, grande sorpresa, è giunta al termine quella che è senza dubbio la serie Netflix più rilevante e amata di sempre.

Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film

Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.

Anche quest’anno lo Studio Ghibli ha festeggiato il Capodanno pubblicando un nuovo disegno di Hayao Miyazaki

Sui social dello studio è apparso il disegno di Miyazaki che celebra nel 2026 l'anno del cavallo, secondo lo zodiaco cinese.

Per Park Chan-wook non c’è niente di più spaventoso di un uomo che ama il suo lavoro

Con No Other Choice il regista coreano approfondisce il discorso iniziato da Parasite e Squid Game, raccontando un mondo del lavoro in cui l'unica maniera per sopravvivere è distruggere la propria umanità.