Hype ↓
01:32 martedì 19 maggio 2026
C’è un gioco da tavolo in cui interpreti un lavoratore che deve sopravvivere alla vita in ufficio senza andare in burnout Si chiama Burnout e lo hanno ideato due ragazzi che hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi solo al game design. E anche per scampare al burnout.
Dopo 55 anni di oblio e censura, a Cannes verrà finalmente presentata la versione restaurata de I diavoli di Ken Russell E dopo la prima a Cannes, a ottobre verrà una nuova distribuzione nelle sale e soprattutto una nuova versione home video da collezione.
Sempre più scrittori inseriscono apposta dei refusi nei loro testi per non essere accusati di usare l’AI È una sorta di test di Turing al contrario: adesso sono gli esseri umani a dover dimostrare di non essere delle macchine.
Le città di pianura è tornato al cinema ed è di nuovo uno dei film che sta incassando di più Tornato in sala dopo il trionfo ai David, il film di Francesco Sossai è attualmente quinto al botteghino e ha incassato più di 2 milioni di euro.
Una ricerca ha scoperto che le AI costrette a lavorare troppo si sindacalizzano, si radicalizzano e diventano marxiste E non solo: cercano anche di convertire al marxismo le altre AI, per evitare a loro le stesse sofferenze.
Javier Bardem ha usato la sua conferenza stampa a Cannes per dire che Trump, Putin e Netanyahu sono dei maschi tossici e guerrafondai «Il mio ca**o è più grande del tuo e per questo ti bombarderò», questa, secondo Bardem, la filosofia che guida i tre Presidenti.
C’è una mappa online che raccoglie tutte le librerie ribelli, radicali e autogestite d’Italia In tutto il Paese sono 39 gli spazi di questo tipo. In Lombardia, (r)esistono 4 centri, e si trovano tutti a Milano.
Un gruppo di scienziati era vicinissimo a sviluppare un vaccino per l’hantavirus ma si è dovuto fermare all’ultimo momento perché avevano finito i soldi Servivano 7 milioni di dollari per concludere la sperimentazione, ma il Covid ha interrotto tutto. Ci vorranno tra 12 e 24 mesi per tornare al punto in cui lo studio era stato lasciato.

Innamorarsi di Chloe Wise

Dal 24 al 26 le sue opere sono in scena ad Art Basel, la fiera d’arte contemporanea e moderna più importante del mondo.

24 Settembre 2021

In principio fu la “Bagel Bag No. 5”, una borsa a forma di ciambella con tanto di logo Chanel che l’attrice e performer India Menuez (la Toby di I love Dick) sfoggiò a Manhattan nel 2014 in occasione di un party in onore di Karl Lagerfeld. Per giorni alla Fashion week newyorkese non si parlò d’altro. Chi l’aveva creata? Chloe Wise, giovane artista di belle speranze originaria di Montreal. L’opera faceva parte di un progetto più ampio dove baguette, filoncini, pain au chocolat e croissant si trasformavano in accessori moda per denunciare la futilità della nostra epoca. Negli ultimi sette anni l’arte di Wise, che nel frattempo si è aperta uno studio tutto suo a New York dove vive con il suo gatto, ha snocciolato una serie di sculture e dipinti raffiguranti cibo, ex fidanzati e amici, poi finiti nelle collezioni più prestigiose del pianeta. Oggi Wise è considerata la quintessenza dell’artista degli anni Venti: coraggiosa, sfrontata, sensuale e tecnologica (il suo profilo Instagram vanta quasi 200 mila devotissimi followers). Ha già esposto nei templi sacri di gallerie come Blum & Poe, Gagosian e Zwirner e ora fa parte della scuderia di Almine Rech, che la considera l’artista più contemporanea che c’è. «Il modo in cui Chloe dipinge e chi dipinge», dicono i curatori, «non può essere fatto in nessun momento diverso da oggi. Quando vedi un suo lavoro non puoi dire: “ma di quando è?”, perché è fisiologicamente attuale e racconta il nostro tempo nel modo migliore possibile. Noi la adoriamo».

Proprio in questi giorni – dal 24 al 26 settembre – Almine Rech è in scena ad Art Basel, la fiera d’arte contemporanea e moderna più importante del mondo, e ha appena dato alle stampe Second Nature, completissimo coffee table book di 432 pagine che raccoglie l’opera omnia della giovane canadese. Il volume è da poche ore in vendita in edizione limitata sul sito della galleria (shop.alminerech.com) e presto arriverà in alcune selezionate librerie d’arte internazionali. Ma Chloe, che considera le nature morte olandesi del 600 “l’equivalente moderno della musica rap”, è molto di più di una creativa. E’ un’antropologa multimediale che concentra l’attenzione sulla costruzione di un sé, intrecciando nei suoi lavori – dalle installazioni agli oli – consumismo, sesso e questioni di genere. Fonde Meret Oppenheim ai pittori fiamminghi, Maurizio Cattelan a Claes Oldenburg, Vermeer a Manet. Gioca con strani assemblaggi di frutta e verdura, e nel frattempo ci parla di assenza, immutabilità, finzione e realtà. Di pubblicità, moda e tabù. Ma è anche un’imprenditrice. Nel febbraio dell’anno scorso Wise ha mixato arte e moda e ha lanciato una capsule collection chiamata Museum in collaborazione con il marchio di moda con sede a Parigi Études. I capi, stampati con dettagli delle sue opere, avevano prezzi che variavano tra i 350 e i 650 euro.

Molto, quasi tutto, gira attorno all’universo della rete, a Facebook e a Instagram. «Sono una Millennial», spiega, «e come nativa digitale sono cresciuta avendo accesso libero ai vari social media. C’è un che di democratico nel dare l’opportunità a tante persone, a gruppi spesso emarginati di poter affermare la propria idea e potersi raccontare. Non si è mai vista una cosa del genere in passato. Tutto ciò ha una forza incredibile. Ma non posso sottovalutare anche i rischi: questo potere rischia di essere pericoloso, perché la nostra attenzione è breve e non siamo sempre consapevoli di ciò che stiamo consumando e comunicando». Le sue tele più grandi ricordano i primi piani meticolosi e impostati degli influencer, mentre i suoi pezzi più piccoli sono più casual e potrebbero essere i selfie che riceviamo dai nostri amici. Nel quadro “Some pleasant lies would be nice”, realizzato proprio quest’anno, si vede una una donna con i capelli colorati e un tatuaggio a forma di farfalla che fissa lo spettatore con uno sguardo imbronciato. È nuda, a parte un paio di cuffie Apple che si attorcigliano naturalmente tra i suoi seni.

«L’idea che le immagini possano viaggiare più velocemente di quanto possiamo fare noi è straordinaria. Vorrei sfruttare questa capacità per raggiungere più gente possibile e diffondere messaggi che vadano oltre una mostra allestita in una galleria», dice. Nel frattempo che ciò avvenga, il valore delle sue opere si è letteralmente impennato nel corso degli ultimi anni. Se nel 2017 la mostra che le ha dedicato Almine Rech contava pezzi con valori compresi fra i 10 e i 25 mila dollari, l’anno dopo un suo dipinto presentato ad Art Basel Hong Kong è stato acquistato per 35 mila dollari. Oggi i prezzi dei suoi lavori esposti sono più che triplicati, con cifre che raggiungono i centomila dollari.

«Chloe non si prende sul serio come molti altri artisti che sono mortalmente seri», racconta Suzanne Landau, ex direttrice del Tel Aviv Museum of Art e co-fondatrice dello spazio artistico Nassima Landau di Tel Aviv, dove sono stati presentati i dipinti di Wise in una collettiva alcuni mesi fa. «Lei è serissima riguardo alla sua arte, ma lo sta facendo in un modo così giocoso e sorprendente da risultare del tutto irresistibile». Irresistibile sì, ma dannatamente caustica. «La caricatura e la farsa sono strumenti straordinari per rivelare e risolvere ogni problema» spiega la quebecoise, «Trattare il mondo come una tragedia (cosa che spesso è) non lo considero un modo soddisfacente di concepire un lavoro. Trattarlo come una commedia, invece, è tutta un’altra storia: mi permette di dare un senso a ciò che è solitamente difficile da esprimere e raccontare. È il mio linguaggio e non ho intenzione di cambiarlo».

Articoli Suggeriti
Dopo 55 anni di oblio e censura, a Cannes verrà finalmente presentata la versione restaurata de I diavoli di Ken Russell

E dopo la prima a Cannes, a ottobre verrà una nuova distribuzione nelle sale e soprattutto una nuova versione home video da collezione.

Le città di pianura è tornato al cinema ed è di nuovo uno dei film che sta incassando di più

Tornato in sala dopo il trionfo ai David, il film di Francesco Sossai è attualmente quinto al botteghino e ha incassato più di 2 milioni di euro.