Uscito il 6 febbraio, nell'album non c'è nulla che si possa definire sbagliato ma non c'è neanche nulla che si possa definire rischioso. Ed è per questo che, secondo molti, è l'ennesima occasione persa. Forse l'ultima, per J. Cole.
È stato recuperato un mini libro che Charlotte Brontë scrisse a 14 anni
Dopo anni spesi cercando di recuperarlo, la Brontë Society è riuscita a ritrovare e ad aggiudicarsi un minuscolo volume (misura solo 35 mm x 61 mm) scritto da Charlotte Brontë nel 1830 quando aveva 14 anni, durante un’asta a Parigi di lunedì 18 novembre. Si tratta di «un libro incredibilmente raro», hanno dichiarato i membri dell’associazione al Guardian, poiché «appartiene a una serie di sei opere prodotte dall’autrice nella sua adolescenza», chiamata The Young Men’s Magazines.
Acquistato per 600.000 euro, il piccolo libro verrà custodito nel Brontë Parsonage Museum, l’ex casa di famiglia della scrittrice a Haworth, nello Yorkshire, che raccoglie già gli altri quattro volumi in miniatura sopravvissuti (il sesto facente parte della serie è andato perduto nel 1930). Il mini-manoscritto contiene tre brevi storie scritte a mano, tra cui una che potrebbe essere considerata, per trama e personaggi, anticipatrice di quanto verrà poi sviluppato in Jane Eyre. Affinché la società riuscisse a recuperare l’opera, andata all’asta nel 2011 prima di perdersi per otto anni tra i privati, a molto è valsa la campagna pubblicitaria organizzata da Judi Dench e Jacqueline Wilson, grazie alle quali la Brontë Society ha ricevuto più di 100.000 euro tra donazioni e sovvenzioni da parte del National Heritage Memorial Fund. «Charlotte ha scritto questa raccolta in miniatura di racconti brevi per i soldatini con cui giocava insieme ai fratelli. E finalmente ora potrà tornare a casa sua, dopo 189 anni», ha dichiarato Ann Dinsdale, curatrice del museo.
Uscito il 6 febbraio, nell'album non c'è nulla che si possa definire sbagliato ma non c'è neanche nulla che si possa definire rischioso. Ed è per questo che, secondo molti, è l'ennesima occasione persa. Forse l'ultima, per J. Cole.
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Analogico, passatista, efficace, molto ben fatto e un po' trombone: la Berlinale l’ha dominata chi ha tentato di dimostrare che si stava meglio quando si stava peggio e che i giovani di oggi sono la peggiore generazione di sempre.
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