Le prodezze dei soldati nordcoreani sono diventati ovviamente virali, tra pile di mattoni frantumate a panciate e grandi sorrisi rivolti al leader supremo.
Giuseppe Alfarano di Camini (RC) passerà alla storia come il primo sindaco italiano dimessosi perché nel suo Comune ci sono troppi cani randagi
Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».
Se si mettono insieme fondi insufficienti, tanti animali randagi, soprattutto cani, e diversi appelli mai ascoltati, il risultato non è L’isola dei cani di Wes Anderson ma Camini, in provincia di Reggio Calabria, comune appena rimasto senza sindaco. Giuseppe Alfarano, infatti, si è dimesso proprio per “eccessivo randagismo”: il 29 marzo, il primo cittadino di Camini, in una nota indirizzata al Prefetto di Reggio Calabria, alla Regione Calabria, alla Città Metropolitana e agli organi comunali, ha denunciato il completo «abbandono istituzionale», e comunicato le dimissioni dalla carica. Ed è il primo sindaco in Italia a dimettersi perché nel suo Comune c’erano troppi animali randagi.
Secondo quanto si può leggere nei quotidiani locali, l’amministrazione locale non avrebbe fondi necessari a sottoscrivere convenzioni con canili privati (finora era lo stesso sindaco a provvedere al recupero, cura e adozione dei randagi, anche grazie alla collaborazione con associazioni locali). I cani recuperati venivano accolti in un immobile comunale dismesso, ai trattamenti sanitari e al cibo dei randagi il sindaco di Camini provvedeva con propri fondi privati, tanto da adottare direttamente sette cani. Ma alla lunga la situazione si è dimostrata insostenibile. A spingere Alfarano verso le dimissioni sarebbe stato anche un atto doloso, il «taglio della catena di un cane di grossa taglia, pericoloso per la sicurezza dei cittadini», ha spiegato l’ex sindaco. Ora i cani di Camini, che prima erano randagi ma non troppo, sono tornati ad esserlo a tempo pieno.
Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».
La riunione dei Ministri dell’Energia si è chiusa senza vere e proprie proposte, ma con un surreale invito alla morigeratezza energetica per i cittadini.