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23:37 mercoledì 8 luglio 2026
Uno dei più rilevanti indicatori di salute dei mercati indica molto chiaramente che i mercati stanno per crollare È il rapporto CAPE, che in sostanza dice questo: il mercato azionario oggi è messo otto volte peggio che prima del Martedì Nero del '29.
Fred Again ha fatto uscire tre nuove canzoni, però ha potuto sentirle solo chi era alla sfilata di Dior alla fashion week di Parigi Ha anche creato nuove versioni di “Summer Never Dies” e “y como te digo que” dei Latin Mafia, più alcune collaborazioni inedite e ancora senza titolo.
Finalmente uscirà anche in Italia l’autobiografia di Hayao Miyazaki Due volumi per ripercorrere la storia del maestro del cinema d'animazione contemporaneo: arrivano in libreria con La nave di Teseo, il primo sarà disponibile dal 28 agosto.
A Bologna ha aperto la Biblioteca Eco, dove verranno conservati gli oltre 32 mila libri appartenuti a Umberto Eco Migliaia di volumi disposti secondo il principio del "buon vicino" usato da Eco: libri messi l'uno vicino all'altro in base alla loro affinità tematica.
Nel sequel di Heat Leonardo DiCaprio e Christian Bale erediteranno i ruoli che furono di Al Pacino e di Val Kilmer Adesso resta solo da scoprire chi interpreterà il giovane Neil McCauley, il personaggio che nel film del 1995 fu di Robert De Niro.
La tregua tra Stati Uniti e Iran è saltata perché in un mese di trattative sullo Stretto di Hormuz non si è fatto praticamente nessun passo avanti A ufficializzare la fine della tregua, le solite parole di Trump, che ha definito i vertici iraniani «gente malata».
Ci sono diversi indizi di un grande tour europeo degli Oasis nel 2027, con due date molto probabili a Roma Una risposta data da Liam Gallagher su X ad una fangirl che si lamentava ha dato speranza su due nuovi concerti allo Stadio Olimpico.
Pur di girare l’Odissea tutto in IMAX, Christopher Nolan si è dovuto inventare una nuova, stranissima, grossissima macchina da presa La cinepresa IMAX è troppo rumorosa e non si può usare per le inquadrature ravvicinate. Almeno, così è stato fino ad adesso, fino all'Odissea di Nolan.

Caledonian Road, un nuovo grande romanzo londinese

Nel suo romanzo Andrew O’Hagan racconta le miserie, gli imbarazzi, i tic e la grandezza di una città che, dopo Brexit e Covid, non è mai più stata la stessa.

02 Ottobre 2024

Sempre diversa in base a chi la narra, Londra è ancora una delle culle letterarie più prolifiche del continente, dai fumi malsani di Charles Dickens fino ai ristoranti indiani di Zadie Smith del suo Denti bianchi. In primo piano in tutte le storie che la attraversano, è anche il motore del romanzo di Andrew O’Hagan, intitolato Caledonian Road (Bompiani), nome di una strada con pub scozzesi dove ordinare una vodka dopo l’altra, e con il Lam’s Internet Café dove mangiare panini con carne di maiale e bere succhi di mango. Con l’aria internazionale da capitale del secolo e la scomodità di trovarsi geograficamente isolata, Londra incanta il protagonista del libro, Campbell Flynn, sedotto dalla metropoli anche se a volte colpito da rifiuto e repulsione. Di certo la città gli fa da specchio: Londra e Campbell mostrano uno splendore sfacciato, entrambi conducono una vita al di sopra delle proprie possibilità e ostentano una calma solo di superficie. L’effetto di queste messinscene è la sensazione che tutto possa andare in pezzi da un momento all’altro.

Campbell Flynn è un cinquantenne storico dell’arte, accademico, malvisto dai colleghi per successi esterni al mondo universitario, come le ottime vendite del suo libro su Vermeer. È sposato con una psicoterapeuta, Elizabeth, hanno due figli. Il successo ha spinto un figlio a navigare in un universo parallelo, è raggiungibile quasi solo per telefono: «Era in una limousine in Florida o su un elicottero sopra Shangai o San Paolo. A cento miglia all’ora, era diretto a un club o a un concerto “fantastico” in un posto chiamato Ushuaïa o Coachella». Campbell si aggira tra club, bar, locali, incontra persone del mondo dell’arte, studenti geniali, artisti di mostre mastodontiche, e persone del mondo editoriale, con le quali sta organizzando un libro «destinato ad essere un bestseller», dal titolo Perché gli uomini piangono in macchina, scritto in pochi giorni e da pubblicare sotto pseudonimo: «Quello che vogliamo è un libro che da ora in poi sarà sempre presente negli aeroporti», si raccomandano. C’è qualcosa di vergognoso in quella operazione editoriale, una vergogna che segue come un’ombra il protagonista per tutte le seicento pagine di questa avventura metropolitana. Tutto ha origine nel fatto che Campbell ha scalato diverse classi sociali, ha sposato un’aristocratica e tradito le sue origini, insomma è «terrorizzato dall’idea di tornare in povertà». Solo i soldi sembrano offrirgli l’illusione di tenersi a galla, di rendere credibile l’impostura. Il libro sui maschi che piangono in auto non è una raffinata satira intellettuale in risposta allo tsunami di libri di self-help: «In realtà aveva solo bisogno di soldi».

Campbell vive in una bolla esattamente come tutta Londra, una schizofrenia economica ed emotiva, una bugia che O’Hagan sa raccontare benissimo, senza alcun giudizio, dipinge una città in cui si mescolano lusso e criminalità, sfarzo e hacker, eleganza e corruzione. Non è un caso che l’identificazione a volte sia esplicita: «Guardare Londra lo inondava sempre di emozione, perché era come guardare la propria storia e lui sentiva di far parte di quella città». La Londra di Caledonian Road è quella uscita malconcia dal Covid – non mancano qui mascherine, tamponi, pazienti della moglie in terapia con sedute via Zoom – e uscita malconcia dalla Brexit: «Con la Brexit sta crollando tutto», dice qualcuno. È il crollo e i tentativi di contrastare il crollo la forza del libro.

In una scena uno dei personaggi ordina «otto magnum di Cristal da 1500 sterline l’una, due bottiglie di Belvedere da 600 sterline, un numero imprecisato di Martini e Bellini», circondato da «gentaglia dei social media», una folla «ossessionata dai selfie». Il tentativo di nascondere il marcio sotto una patina di benessere e ricchezza, di innaffiare il disagio nello champagne, è ciò che tiene insieme questo romanzo corale e ambizioso. O’Hagan accumula piccoli dettagli per rivelare come si può provare a rendere ovattato il collasso imminente: mindfulness, scambiare criptovalute online, uso di droghe, «pensò di aprire l’app Calm e di mettersi ad ascoltare l’acqua che scorre nel Parco Nazionale dello Yosemite».

Questi tentativi di contrastare il crollo fanno inevitabilmente cilecca. Basta lo sguardo dell’inquilina di Campbell, una signora che vive in un appartamento seminterrato, a bucare la bolla, lei infatti lo considera «un accademico da quattro soldi». C’è un paragone bizzarro che O’Hagan lascia nelle pagine, evoca altri personaggi sulla soglia di un baratro, miopi, sofferenti e alienati dagli stessi vizi: «Pensò a Evelyn Waugh, quell’uomo brillante, inglese, tremendo, il peggiore di tutti i padri, che pranzava a caviale, fagiano e pesche. Si figurava quei personaggi del 1939 che mangiavano e bevevano nell’imminenza della guerra, ostriche fresche e consolatorie al Prunier e pranzi al Dorchester».

Forse ogni epoca di incertezza inventa strategie per scongiurare il burrone spalancato davanti. Le città, le loro strade, i quartieri, i parchi, le piazze sono imbevuti da queste atmosfere, sono plasmati da decenni di ottimismo o da periodi di tramonti cristallizzati. Andrebbe disegnata una mappa della letteratura a partire da come alcuni frammenti di città condensino un’epoca, incarnino miti, andando da Washington Square di Henry James al sobborgo americano di Revolutionary Road di Richard Yates, dal romanzo londinese (e newyorkese) 84 Charing Cross Road alla strada di Hong Kong di Java Road descritta da Lawrence Osborne fino alla Budapest dei Ragazzi della via Pal (senza dimenticare le nostre strade italiane, dal pasticciaccio gaddiano di via Merulana al Vomero di Via Gemito di Domenico Starnone). Come tutti questi esempi, anche il breve tratto di asfalto di Caledonian Road contiene però un mondo intero. Proprio nello spirito di questo romanzo, in cui il lettore si può lasciare trasportare tra ristoranti con i caminetti di Notting Hill e stanze lussuose di Chelsea, inebriato dalle infinite conversazioni mondane che superano Londra e proiettano sempre in un altrove esotico e inafferrabile: «C’è un solo posto al mondo dove mangiare il curry in questo momento: ed è Reykjavík».

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