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21:28 martedì 3 novembre 2026
Tra gli studenti di Harvard stanno facendo a gara per iscriversi a un difficilissimo corso di letteratura in cui si legge un “mattone” a settimana Omero, Dante, Montaigne, Shakespeare, Spinoza, James Baldwin, Adam Smith: questi sono solo alcuni dei classici che bisogna leggere (e in fretta) per passare il corso Humanities 10 a Harvard.
I diplomatici europei si sono convinti che uno dei principali ostacoli alla pace in Ucraina sia il fatto che a Trump sta proprio antipatico Zelensky Trump dice che la Russia «si è comportata bene» e attacca Zelensky, mentre Kallas accusa gli Usa di spingere Kyiv alla resa. Diplomatici ed esperti europei spiegano cosa c’è dietro: affinità con gli autocrati, affari e un’antipatia che risale al 2019.
David Cronenberg ha tutto pronto per il suo prossimo film, ma non può iniziare a girarlo perché non trova nessuno che lo finanzi Il regista ha già scritto il film tratto dal suo romanzo Consumed, ma non trova i soldi per girarlo. «È molto difficile fare cinema indipendente», dice.
OpenAI ha trovato la soluzione per la pessima reputazione di cui godono i data center: smettere di chiamarli data center L'azienda propone di chiamarli compute campus, rebranding che dovrebbe servire a far passare tutte le ansie e le paure attorno a queste infrastrutture.
C’è una mappa che segnala tutte le band punk, post-punk, shoegaze, screamo, alt-rock, emo attive in Italia, regione per regione, città per città Si chiama Noise Map e l'ha "disegnata" la rivista atonalmgzn: raccoglie 924 band e artisti italiani, è in perenne aggiornamento, chiunque può segnalare la sua band locale preferita e aggiungerla all'elenco.
Un cinema olandese vuole ipnotizzare gli spettatori per fargli rivedere film che hanno già visto come se non li avessero mai visti Il 9 novembre, all’Aia, trenta spettatori verranno ipnotizzati per dimenticare la trama di un film tra Matrix, Se7en, La La Land o Interstellar e rivederlo come fosse la prima volta.
Fare il giudice del Booker Prize è un sport estremo, un mestiere usurante, una missione impossibile Per scegliere i 6 finalisti i giurati devono leggere 163 libri in 7 mesi, praticamente uno al giorno. Per riuscirci ognuno s'inventa un metodo suo, tra diete liquide, notti insonni e gare di velocità.
Né la censura né gli omicidi, Novaya Gazeta l’ha uccisa uno sfratto Dopo quasi 30 anni il giornale di Muratov e Politkovskaja è costretto a lasciare la redazione di vicolo Potapovskij entro il 9 novembre. Senza sede e senza donazioni, l’ultimo grande quotidiano indipendente rimasto in Russia annuncia la chiusura.

Amiche che sbagliano

Nel suo Le mie amiche streghe, Silvia Bencivelli colpisce le mode antiscientifiche con la loro stessa arma, smentendole con storielle da aperitivo.

23 Maggio 2017

È uscito in questi giorni Le mie amiche streghe, il libro di Silvia Bencivelli sulla moderna stregoneria, ovvero sulle ormai solite perversioni delle migliori amiche di tutte noi donne devote al pensiero scientifico occidentale: omeopatia, gluten free, chilometro zero, medicina cinese, e una torcia puntata sul pube per far girare i feti podalici. La cosa più sorprendente del libro è che, sebbene fondato sul principio che «se il pensiero scientifico può fallire, quello umano ha molta più probabilità di farlo», tocca nel segno soprattutto quando tratta la scientificità come modo di sentire. Un paradosso che spiego citando: «La natura non so se mi piace così com’è. Fosse stato per la natura, sarei stata destinata a invecchiare con un senso della vista molto poco efficace, o forse sarei morta bambina […] la medicina, che mi ha aggiustato […] e mi ha difeso da virus e batteri, ha fatto lo stesso anche con tutti i miei familiari, molti dei quali alla medicina devono la vita o almeno un bel pezzo di felicità». Sono le parti autobiografiche del testo, proprio per il loro personalismo e l’alto contenuto di emotività, i grimaldelli più efficaci contro la superstizione di amiche che ragionano in via aneddotica piuttosto che numerica, e dicono cose tipo «il corso di medicina tibetana mi ha fatto pensare tante cose profonde».

amicheQuesta terribile approssimazione, così ammaliante per chi mette i like alle notizie false e porta pettegolezzi di quinta mano a riprova di scellerate teorie, è attribuita nel libro al femminile, attraverso la parola «streghe» nel titolo. La moda delle bacche di Goji tibetane – e quella diametralmente opposta del chilometro zero – la rigidità sugli ingredienti di una centrifuga – salvo poi ammazzarsi di birra – il vezzo di leggere l’oroscopo – ma solo quello di Brezsny – non risparmiano di certo gli uomini, ma qui il focus è sulle donne (acculturate, benestanti, laureate in materie scientifiche), le mitiche lettrici forti, le grandi paroliere così sensibili all’affabulazione dell’umano; ecco, così sensibili alle storie. L’idea geniale del libro della scienziata Bencivelli è quella di rispondere a questo attualissimo bisogno aneddotico non tanto, a mio avviso, femminile, quanto sintomatico dell’era della post-verità e dei social network. In pratica, l’autrice trasforma le storie degli studiosi che hanno disonestamente diffuso superstizioni, in comode e appassionanti storielle da aperitivo: l’unico format che le sue amiche ricercatrici e anestesiste (ma in generale, direi, l’umanità contemporanea) sono ormai in grado di gestire, a forza di leggere in rete spazzatura del calibro di “dieci ragioni per cui non dovresti mangiare tonno”.

Scrive Bencivelli: «Ti presento il mio qualunquosopata, io lo adoro!». E ci sembra di riconoscerle, le amiche del libro: il medico che cura i figli di nascosto con l’omeopatia, il chimico che usa l’aggettivo “chimico” per dire nocivo, mentre “biologico” (che, linguisticamente, indicherebbe solo un’altra branca della scienza) è sinonimo di sano. Ecco i personaggi iper-realistici e alla moda che diffondono ignoranza e genericità, solo per abbeverare il loro spirito alle fonti dell’ortoressia e del buddhismo (ma a questo bisogno di fantastico, non suppliscono già la letteratura, il cinema, l’arte?). Siccome il potere dei complotti è tutto narrativo, meglio non combatterlo con grafici e numeri, ma con racconti alla Instagram story sulle amanti degli scienziati, o le notti passate in laboratorio a manipolare i dati degli esperimenti per tornaconto personale, come nel caso del medico che ipotizzò la connessione tra vaccini e autismo dopo aver preso accordi con l’avvocato di alcune famiglie di autistici. Beh, se si tratta di complotto, comincia a interessare a tutti, no? Colpire i naturopati con la loro stessa arma: sapevate che “Medicina Tradizionale Cinese” è un brand inventato da Mao Tse-tung per mantenere il popolo in una superstiziosa arretratezza? Ecco che qualcuno si mette in ascolto.

Young Witch

Il nòcciolo del problema è di tipo squisitamente narrativo, e di linguaggio: per le amiche streghe dell’autrice, “moderno”, “occidentale” e “ufficiale” sono parole cattive. La parola cinese dopo “vestiti” e “cucina” è male, mentre dopo “medicina” è bene. L’aggettivo “antica” va naturalmente a sostegno della pratica dell’agopuntura, ma non si sente mai dire che anche «la nostra medicina occidentale ha circa ventisei secoli, ed è il sapere più tradizionale che abbiamo». «A Ippocrate, dobbiamo l’idea che quando si parla di salute, il misticismo non c’entra. Prima di Ippocrate ci si rivolgeva agli dèi, dopo Ippocrate basta sciocchezze». E invece niente, ventisei secoli dopo, sei lì che ti leggi un saggio sulle nuove tecnologie alla Feltrinelli, e un tizio attacca bottone a proposito dei microchip sottopelle che gli americani sparano dal cielo per farci ammalare di cancro; lavori con massima serietà assieme a una deliziosa musicista del conservatorio, e quella vuole farti la mappa astrale, o come si chiama; affidi mezz’ora tuo figlio alla vicina laureata, e vedi che sulla credenza tiene l’oscillococcinum, cioè una bollicina d’aria che qualcuno ha visto oscillare nel vetrino di un microscopio a inizio Novecento, battezzandola “pallina che oscilla”. Allora ti chiudi in casa per evitare contatti umani, ma per sbaglio metti il dito sull’app di Facebook e vedi che tua cugina, ai tempi discreta studentessa, condivide l’articolo che accusa le ong di accordarsi con gli scafisti. Spegni il telefono e vai a mangiare con un collega, ma è una pessima mossa. L’alimentazione, infatti, in quanto moda delle mode, è praticamente il bandolo della matassa delle fisime e stregonerie dei nostri tempi: «C’è sempre il momento di analisi di quello che hai nel piatto, potresti avere nel piatto, eviti di avere nel piatto, con compita spiegazione agli astanti, che ti ascoltano solo perché stanno aspettando il loro turno per parlare del proprio problema alimentare».

Uno dei tic linguistici più diffusi del nostro presente è proprio l’“io sono una persona che”: mi viene sempre da dire, senti, persona che crede nella mobilità sostenibile, perché non agganci la bici al palo e taci? Tu sei una persona che, mi viene da dire, pretende di passare per buona solo perché non mangia maiale. Tu sei una persona convinta che le mode sanitarie (no antibiotici), alimentari (no zuccheri) ed estetiche (no cellulari) possano comodamente rimpiazzare l’etica di un individuo. É il bisogno, così feisbucchiano, di rientrare nelle poche categorie disponibili, mentre, dice Bencivelli, «in me è forte il desiderio di sentirmi libera di diventare ogni volta una persona diversa», perché «le contraddizioni sono importanti nei nostri pensieri», mentre ormai nessuno vuole più capire e cambiare idea, ma confermare quel che già crede di sapere. La questione c’entra dunque col modo in cui usiamo le parole, ma anche col bisogno di parlare per ribadire chi siamo.

Le mie amiche non-streghe, invece, non dicono “sono vegetariana”, ma “grazie, oggi non mi va l’hamburger”; e non arringano le folle che vivono in campagna perché hanno fatto una scelta. Essere persone giuste non è una scelta, ma un modo di essere incontrovertibile, e parte integrante della bontà di una condotta è la discrezione che l’avvolge. Calvino ha scritto che «le imprese che si basano su una tenacia interiore devono essere mute e oscure; per poco uno le dichiari o se ne glori, tutto appare fatuo, senza senso, o addirittura meschino».

Immagini Hulton Archive/Getty Images
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