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05:13 martedì 18 agosto 2026
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.

I bagel, l’Italia e New York

Storia di come il buco con il pane intorno è diventato lo snack newyorchese definitivo, anche se è nato nell'Est Europa.

28 Novembre 2017

Nel 1683 a Vienna una coalizione tra il Sacro Romano Impero, che a quel punto non era né sacro né romano né un impero, la Confederazione polacco-lituana, gli Asburgo e vari principati germanici sconfisse i turchi in quella che oggi è ricordata come una delle battaglie più importanti della storia moderna. A guidarla c’era Jan III, re di Polonia: il Papa lo definì «il salvatore della Cristianità» (sottotesto: avessero vinto i turchi, oggi saremmo tutti musulmani). Quando rientrò a Varsavia, Jan fu accolto come un eroe e, visto che era un appassionato di equitazione, un fornaio pensò bene di inventare, in suo onore, un pane a forma di staffa: lo battezzo bügel, dal tedesco Steigbügel, cioè staffa. Oltre ad avere una forma sferica, il bügel aveva anche un’altra caratteristica: la sua pasta andava bollita prima di essere infornata, come nel caso di un altro celebre export culinario della Mittleuropa, il brezel. Il re, che in mezzo a tutti quegli onori s’era preso bene, decise di mostrare la sua magnanimità abrogando una legge del 1496 che proibiva agli ebrei di panificare. Per non esagerare, tuttavia, si aggiunse una clausola: gli ebrei potevano produrre e vendere soltanto i pani bolliti, come i brezel e i bügel. Quelli, come dargli torto, scelsero i bügel, ma, visto che in yiddish la Umlaut non si porta, presero chiamarli bagel. Era nato il piatto tipico della cucina ebraica newyorchese, preferibilmente servito con salmone affumicato e cream cheese.

Le strade del gusto seguono raramente una linea retta. Capita così che uno snack o una pietanza trovi le sue origini in un luogo e finisca dall’altro capo del mondo, per poi essere nuovamente esportato, per vie traverse e nel corso dei secoli, in un luogo vicino a quello quello d’origine. Uno dei risultati è che certi cibi danno un’immagine di sé assai diversa a seconda del posto. Prendiamo il bagel. In Italia è percepito come un cibo americano, infatti è diventato popolare grazie all’onda lunga dell’innamoramento nostrano per lo street food Usa rivisitato in gourmet: a Milano i bagel si possono gustare, a prezzi non particolarmente modici, in posti come la California Bakery, la Bagel Factory (che è nato nel 2011 da una costola di California Bakery) o il Juicebar. In America i bagel sono un piatto newyorchese. A New York sono un piatto ebraico. In Israele, che della cucina ebraica dovrebbe essere l’epicentro, sono visti come qualcosa di trendy ed esotico.

Food Network & Cooking Channel New York City Wine & Food Festival Presented By Coca-Cola - Bagel Making with Black Seed Bagels part of Anolon Gourmet Cookware's Artisanal Cooking Series at Home Studio

I bagel sono sbarcati nel nuovo mondo con gli ebrei in fuga dall’Europa orientale: tra il 1880 e il 1924, data in cui gli Usa iniziarono a imporre una quota sull’immigrazione ebraica, arrivarono circa due milioni di profughi. Molti di questi si stabilirono a New York e lì si misero a bollire e infornare il pane che per secoli avevano bollito e infornato nei ghetti. Nei primi anni Cinquanta, avvennero molte cose che contribuirono a fare del bagel qualcosa di simile a ciò che è oggi. Primo: la comunità ebraica, un tempo marginalizzata, cominciò a beneficiare del miracolo economico americano e a sentirsi sempre più parte del Paese; secondo: si diffuse, complice la crescita economica e una certa attenzione agli svaghi family-friendly, la moda del brunch e dell’American Breakfast, con uova, salsicce, succo d’arancia e pane tostanto; e, terzo, la Kraft iniziò a promuovere massicciamente un suo prodotto che esisteva già da un po’, il Philadelphia cream cheese.

Gli ebrei americani, che a quel punto erano soprattutto americani, volevano partecipare di questa moda del brunch. Però, visto che rimanevano pur sempre ebrei, mica potevano mettersi a mangiare uova e bacon (il maiale non è kasher). Allora venne loro l’idea di creare un nuovo rito del brunch: visto che c’era anche tutto un boom di cream cheese, perché non spalmarlo su un bagel? Qualcuno poi s’accorse che se ci si aggiungeva qualche fetta di salmone era anche meglio (il salmone affumicato è un altro ingrediente molto amato dalla cucina ashkenazita: è pratico, grasso, gustoso… e non è maiale).

Food Network & Cooking Channel New York City Wine & Food Festival Presented By Coca-Cola - Bagel Making with Black Seed Bagels part of Anolon Gourmet Cookware's Artisanal Cooking Series at Home Studio

Essendo l’America è quel grande crogiolo di popoli che sappiamo, in breve tempo la tradizione “bagel & cream cheese” si diffuse anche, se non soprattutto, tra i gentili. Inizialmente a New York e poi nel resto della nazione. La Kraft prese a pubblicizzare il formaggino Philadelphia accompagnato da bagel. Oggi i bagel sono un elemento trasversale della cucina americana: li vende il giga-nazional popolare Dunkin’ Donuts, che li ha aggiunti alle ciambelle nel 1996, ma abbondano anche nei brunch menu di luoghi ben più altolocati, senza distinzioni etniche o geografiche, anche se un purista potrebbe fare notare che il posto ideale per gustarne uno è Russ & Daughters, il leggendario caffè ebraico che sorge nella grande mela da più di cento anni.

Difficile ricostruire con esattezza come i bagel siano arrivati in Italia: sarebbe un po’ come trovare una data precisa all’innamoramento nazionale per il cibo americano. Un processo, di cui Milano è certamente la capitale, iniziato almeno a partire dagli anni Novanta, che probabilmente ha conosciuto la sua massima espansione nella prima metà degli anni Dieci, e che secondo alcuni sta ora iniziando a ridimensionarsi. Quello che è piuttosto chiaro è ciò che il bagel evoca in Italia: New York, cioè la modernità cosmopolita, non certo l’assedio di Vienna.

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