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16:30 venerdì 9 ottobre 2026
Il governo israeliano ha preso piuttosto male il Premio Nobel per la Pace a Navanethem Pillay, cioè la presidente della Commissione Onu che per prima ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza Il Ministero degli Esteri israeliano lo ha addirittura definito «la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l'odio e il pregiudizio».
Il Pentagono trasmetterà in diretta streaming la fucilazione del terrorista responsabile della strage di Fort Hood L'ultima esecuzione militare negli Stati Uniti risale al 1961. Il Segretario della Guerra Pete Hegseth ha deciso che "l'evento" va diffuso in ogni modo possibile e immaginabile.
La cosa migliore vista su internet questa settimana sono senza dubbio le reaction dei vincitori e delle vincitrici del Nobel alla notizia che avevano vinto il Nobel Pubblicate dagli stessi account social del Premio Nobel. Su tutte, spicca la foto di una esterrefatta Anne Carson.
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower, guadagna un sacco di soldi e vuole venderti un sacco di criptovalute Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre elegante e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.
La Norvegia è il primo Paese a vietare l’uso degli smart glasses negli spazi pubblici Niente smart glasses in parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici, così ha deciso il governo norvegese.

Perché si sta parlando di Asymmetry

È il romanzo di Lisa Halliday, una scrittrice americana che vive a Milano e ha a che fare con Philip Roth, ma non solo.

20 Febbraio 2018

Il motivo per cui da un paio di settimane si sta parlando tanto di questo libro non è la sua bella copertina: la storia d’amore che ne costituisce la prima metà, quella tra una venticinquenne aspirante scrittrice e uno scrittore famoso molto più vecchio di lei, è ispirata alla vera relazione tra l’autrice, Lisa Halliday (ai tempi poco più che ventenne) e un Philip Roth sessantenne. Il secondo motivo per cui si parla di Asymmetry (Simon and Schuster,), che in Italia verrà pubblicato ad agosto da Feltrinelli, ha sempre a che fare con la vita privata dell’autrice, che nel 2017 è stata una dei vincitori dei Whiting Awards: Halliday, che oggi ha un’età non proprio da esordiente (41 anni) dal 2011 vive in Italia, e nello specifico a Milano (il fotografo Calogero Russo l’ha ritratta per il New York Times seduta sugli scalini della chiesa di Sant’Alessandro). È sposata con un italiano che lavora nell’editoria. Anche lei ha sempre lavorato nel campo dei libri: come agente, editor, traduttrice, ghostwriter. Prima di pubblicare ha scritto in segreto per una ventina d’anni. E ora, dall’Altantic al Times, le migliori testate in lingua inglese fanno a gara per recensire il suo primo lavoro.

L’inizio di Asymmetry è pulito, trattato in modo da risultare il più spoglio e semplice possibile: un po’ noioso. New York. Lei, Alice, legge su una panchina nel parco, ogni domenica. Lui, Ezra, inizia a sedersi vicino a lei. Lei lo riconosce da subito (è evidentemente Philip Roth). Ezra offre cioccolato, poi un cono gelato. Lei allunga un piede calzato da un sandalo blu nel sole del pomeriggio, lui le chiede se è fidanzata (qualche giorno fa Literary Hub ha pubblicato queste primissime pagine). E poi, molto presto, arriva il sesso. Lui viene come «una debole fontanella». A parte questo e pochi altri dettagli, che sono sempre quasi (quasi divertenti, quasi teneri, quasi tristi, quasi eccitanti, quasi commoventi) la relazione è descritta con una sobrietà priva di tensione: non è il minimalismo di chi dice poco per creare mistero, ma una piattezza strana, che lascia il lettore un po’ interdetto. La sfera erotica è trattata senza pathos ed è evidente che alle brevi descrizioni sparse qui e là non interessa solleticare o coinvolgere il desiderio sessuale di chi legge. Insomma: tutto è raccontato come se fosse molto “normale” (non saprei come spiegarlo altrimenti).

La relazione procede, con di mezzo un aborto di lei, un intervento di lui e altri avvenimenti (ad esempio lei si rompe una mano e approfitta del gesso per dare il via a un gioco erotico che viene soltanto suggerito). Da questo punto di vista, tutto potrebbe sembrare una specie di 50 sfumature di Roth. Lui è un Mr Gray che però fa il pigmalione culturale e non sessuale: quella brava nel sesso, più audace e propositiva, in questo caso, è lei, la Anastasia che lavora nella casa editrice ma sogna di scrivere. Il racconto è interrotto di tanto in tanto dalla lista dei costosissimi regali che l’aspirante scrittrice riceve dal ricco scrittore. Una giacca con cappuccio di visone, soldi per comprarsi un condizionatore, alcolici di lusso (che lui non beve perché non vanno d’accordo con una delle molte pastiglie che prende), ecc.

Mano a mano che si procede in questo racconto tra fiction e autobiografia, tutto diventa un po’ più difficile. Lei, che all’inizio sembra un essere quasi muto, una specie di gelatina trasparente (soprattutto paragonata a lui, così pieno di aneddoti e di consigli e di nomi di ristoranti e negozi e luoghi) inizia a vacillare. Diventa evidente come il carisma di Roth (che all’inizio le deve spiegare perfino come pronunciare correttamente “Camus”) rischi di diventare un peso schiacciante. La relazione è destinata a finire. Dopotutto è così che una bella e giovane ragazza deve fare, no? Strabiliare nel sesso, accettare i regali, assorbire il genio, e poi andarsene per la sua strada.

Lo scrittore americano Philip Roth, che ha ispirato il personaggio di Ezra Blazer, uno dei protagonisti del romanzo di Lisa Halliday.

A questo punto è possibile iniziare a chiedersi cosa significhi il titolo. Dov’è questa asimmetria? È quella che c’è tra il generoso, ricco e geniale scrittore e la giovane ragazza che sembra faccia fatica a formulare un pensiero, un’idea, un’opinione? Pare di sì, ma la seconda metà del libro cambia tutte le carte in tavola, perché non c’entra assolutamente niente con la prima. Ci si ritrova improvvisamente, senza capire come e perché, all’interno della mente di un ragazzo dell’età di Alice, che racconta di essere nato su un aereo, un volo Baghdad-New York: «due passaporti, due nazionalità e nessuna terra natia». In viaggio dagli Stati Uniti verso l’Iraq (suo fratello si è trasferito in Kurdistan e poi è scomparso: sta andando a cercarlo) Amar Ala Jaafari resta bloccato nella burocrazia dell’ufficio immagrazione dell’aeroporto di Heathrow. Anche lo stile in cui la voce narrante racconta le cose cambia completamente: Amar utilizza una lingua ricca, emozionante, pregna di sensazioni, luci, odori, visioni, ricordi.

Cosa lega queste due storie così lontane? È questa l’asimmetria di cui Halliday vuole parlarci? Medio Oriente e Occidente? Le persone libere di fare quello che vogliono e andare dove vogliono e quelle che non hanno (o rischiano continuamente di perdere) questa libertà? Oppure l’asimmetria tra quel tipo di persona ossessionata da se stessa e da un altro tipo di persona che vive una vita che, con i suoi dolori e le sue difficoltà, sembra quasi più reale? In un momento nella prima parte del libro, Ezra redarguisce Alice, che ha espresso un certo interesse verso un homeless e la sua storia, accusandola di un’inutile, eccessiva empatia. «Devi scrivere di quello che conosci», le dice. Ecco, a un certo punto il lettore scoprirà che quello che ha appena letto nella seconda parte (dove la narrazione in prima persona è interrotta da una serie di interrogatori) è un racconto scritto da Alice. Questo prima della sorpresa finale, nella terza e ultima parte del libro: una lunga intervista della Bbc al famoso scrittore Ezra Blazer (in cui le risposte che l’autrice fa dare a Roth dimostrano una genuina conoscenza dell’autore e un notevole virtuosismo nella capacità di imitarne il tono).

Un libro che doveva soddisfare le domande più urgenti (Come scopa Philip Roth? Se lei ha fatto carriera è anche grazie al fatto che ha avuto una relazione con lui quand’era giovane?), si rivela un marchingegno sofisticato, che lascia interdetti e un po’ smarriti, come fossimo stati vittime di uno scherzo. Halliday è un mago che continua a fare giochi di prestigio: prima ci cattura con la curiosità per la vita privata di uno dei più grandi scrittori dei nostri tempi e con l’interesse che suscita in noi la relazione sessuale tra una 25enne ambiziosa e un 60enne arrivato (un tema perfetto per il clima post- Weinstein), poi gioca la carta del politically correct (viaggiando a ritroso nel tempo fino al post-11 settembre, raccontando la storia di Amar Ala Jaafari), infine conquista la platea, estraendo dal cilindro il coniglio bianco della situazione: la mossa femminista. La piccola Alice ha scritto un racconto stupendo, e alla fine, potremmo dire, ha “vinto”: ha sconfitto il presuntuoso Roth (che, proprio come nella realtà, non riesce mai a vincere il Nobel). Lui le aveva detto di scrivere di quello che sapeva, lei non l’ha ascoltato per niente: ha usato l’empatia e l’immaginazione.

In un altro momento della prima parte, Ezra appoggia le mani sulle tette di Alice e le dice che una è più grande dell’altra. Lei si imbarazza, lui la tranquillizza dicendole che in natura non esistono due cose esattamente identiche. Asimmetria. Tutto il libro è costellato di momenti come questo, che durante una prima lettura passano inosservati, ma guardati a posteriori, dopo aver capito il gioco dell’autrice, fanno sì che il lettore si renda conto di trovarsi di fronte a un’opera estremamente intelligente, densa di indizi e di collegamenti, ma soprattutto, fatto abbastanza raro, capace di sfidarlo e metterlo alla prova.

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