Alberto García-Alix, Eduardo y Lirio, 1980. Courtesy dell'artista e VEGAP (fotografia esposta nella mostra La Movida)

Stili di vita | Fotografia

Cosa vedremo quest’anno a Les Recontres di Arles

Inizia oggi il più importante festival europeo della fotografia che in quest'edizione festeggia i suoi primi 50 anni.

L’estate è il momento degli incontri: per gli appassionati di fotografia, l’appuntamento è ad Arles, dove gli esperti, i professionisti e gli appassionati di tutto il mondo si riuniscono ogni anno in occasione di Les Recontres de la Photographie. È “il Festival di Cannes della fotografia”: per una settimana – dall’1 al 7 luglio (le esposizioni durano fino al 22 settembre) – la cittadina della Camargue è animata da proiezioni, performance, talk e inaugurazioni, con un pubblico in costante crescita (l’anno scorso il record: 18.500 visitatori). Fondato nel 1969 dal fotografo Lucien Clergue, lo scrittore Michel Tournier e lo storico Jean-Maurice Rouquette, negli anni il festival si è trasformato da un momento d’incontro per addetti ai lavori a un evento di richiamo internazionale. A distanza di pochi mesi dalla scomparsa di Rouquette (Tournier è morto nel 2016, Clergue nel 2014), quest’anno il festival è dedicato alla memoria dei suoi fondatori.

Helen Levitt, New York, 1980. Collezione privata, film Documents LLC/Courtesy Thomas Zander Gallery, Cologne
New York, 1940. The Albertina Museum, Vienna. Prestito permanente della Austrian Ludwig Foundation for Art and Science Film Documents LLC/Courtesy Thomas Zander Gallery, Cologne
Gundula Schulze Eldowy, Berlin, 1987, dalla serie Berlin on a dog's night. Courtesy dell'artista
Libuše Jarcovjáková, Killing Summer, Prague, 1984. Courtesy dell'artista
Mohamed Bourouissa, L’impasse, dalla serie Périphérique, 2007. Courtesy dell'artista e kamel mennour, Paris/London. ADAGP (Paris) 2019
Philippe Chancel, Datazone #14, France, Marseille, Northern and Southern districts, 2017 et 2018. Courtesy dell'artista e Melanie Rio Fluency
Leo Fabrizio, Diar-es-Saâda, Algiers, Algeria, 2018
Daphné Bengoa, The Wait, Diar-el-Mahçoul, Algiers, Algeria, 2018
Ken Grant, Lisa and Tracy’s sister, Birkenhead, 1990 (Home Sweet Home exhibition)
Andy Sewell, Untitled, dalla serie Something like a Nest, 2014 (nella mostra Home Sweet Home). Courtesy dell'artista
Pixy Liao, Start your day with a good breakfast together, from the Experimental Relationship series, 2009. Courtesy dell'artista
Pixy Liao, It’s never been easy to carry you, dalla serie Experimental Relationship, 2013. Courtesy dell'artista
Guillaume Simoneau, Jeanne d’Arc 02, Ste-Marguerite, Canada, 1982. Courtesy di Mack, London e Stephen Bulger Gallery, Toronto
Dettaglio da una fotografia di Ouka Leele, Peluquería, 1979, esposta in occasione della mostra La Movida. Courtesy dell'artista

Oltre a una serie di mostre storiche (tra cui spicca quella dedicata a Helen Levitt, Observing New York’s Streets), il festival propone le sue famose esplorazioni tematiche. My Body Is a Weapon si prefigura come la più coinvolgente: dalla Cecoslovacchia comunista alla Spagna post-franchista, l’immagine si fa testimone di momenti in cui la vita di tutti i giorni è un atto di resistenza contro l’ordine stabilito, un’alternativa ai modelli dominanti. The Walls of Power celebra il trentesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, ricordandoci che i muri costruiti dall’uomo sono ancora un problema dell’Europa. Camille Fallet e Yann Pocreau suggeriscono un modo nuovo modo di guardare alla fotografia come a un mezzo di “creazione dell’immagine”, occupando lo spazio e giocando con la luce attraverso le loro installazioni. Sono solo alcune delle mostre proposte quest’anno: in tutto sono 50.

Come ha sottolineato Sam Stourdzé, direttore dal 2014, l’anniversario è stato l’occasione per iniziare a lavorare intorno alla raccolta fotografica dei Rencontres, che in 50 anni ha accumulato una preziosa collezione di oltre 3.300 opere, conservate al Musée Réattu. «Abbiamo dato a una storica appassionata di fotografia l’opportunità di scrivere la nostra storia», ha spiegato il direttore, «Françoise Denoyelle ha pubblicato due libri: uno riccamente illustrato con le opere della collezione, l’altro, più teorico, che racconta dettagliatamente la grande avventura dei Rencontres d’Arles. Leggendoli, è facile capire che il progetto lanciato da tre amici appassionati ha superato di gran lunga le loro aspettative.

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