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19:46 venerdì 19 giugno 2026
Meloni e Trump s’erano tanto amati ma adesso si stanno tanto insultando Lui ha detto di essersi fatto una foto con lei «perché mi ha fatto pena». Lei ha detto che lui «si è inventato tutto». Fino a ieri andavano d'amore e d'accordo.
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Persino J.D. Vance si è stufato delle deliranti uscite di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich sull’accordo di pace con l’Iran «Trump è l'unico capo di Stato al mondo solidale con Israele. Non attaccherei l'unico alleato che mi è rimasto», ha detto in conferenza stampa il Vicepresidente USA.
In Giappone sono tutti indignati per lo scandalo del “cartello del gelato”, cioè di un gruppo di aziende che si sono messe d’accordo per aumentare continuamente il prezzo del gelato Aumenti di 6 centesimi alla volta ma frequentissimi e che non avevano nulla a che fare con l'aumento del prezzo delle materie prime. Finché non se ne è accorta l'Antitrust.
Se volete trasformare casa vostra in uno spazio liminale, A24 ha fatto la carta da parati di Backrooms E costa anche relativamente poco: 60 dollari a rotolo. Una cifra accettabile per trasformare un ambiente di casa in un incubo.
La Nazionale francese ha deciso che dopo ogni gol che segna al Mondiale nello stadio deve partire One More Time dei Daft Punk a tutto volume In questa edizione del Mondiale tutte le Nazionali hanno dovuto scegliere un "inno da gol". C'è anche una playlist ufficiale che li raccoglie tutti.
Tra le opere meno conosciute di David Hockney ci sono delle bellissime illustrazioni che fece per le sue fiabe preferite dei fratelli Grimm Le realizzò nel 1969 e le tavolo vennero raccolte tutte in un volume, pubblicato un anno dopo, intitolato Six Fairy Tales from the Brothers Grimm.
A causa della crisi climatica è morto l’albero più famoso del mondo, la vecchia quercia della foresta di Sherwood La quercia, che cresceva da almeno mille anni, quest’anno non ha prodotto nessuna foglia a causa delle sempre più frequenti ondate di calore e degli eccessivi interventi umani.

Antonio Franchini, una mamma per nemica

Il Fuoco che ti porti dentro è il racconto del tormentato rapporto che lo scrittore aveva con la madre Angela, ma anche una critica alla mamma per come la intendiamo oggi, al suo ruolo e alla sua funzione.

04 Aprile 2024

In un momento in cui gli artisti più amati hanno la mamma come manager, in cui chiunque pubblica sui profili social la foto della mamma come proprio modello di vita ed exempla per gli altri, in cui le mamme assurgono a simbolo di ogni tipo di virtù, muliebri o professionali che siano, a seconda dell’evenienza, in cui non solo lo zappatore non si scorda la mamma, ma non se la scordano neanche gli scrittori, i cantanti, i calciatori, i politici, gli attori, i concorrenti dei telequiz che ringraziano, prima di tutto, la mamma anche quando tornano a casa con la scatola del gioco di società, in cui le famiglie si disgregano e l’anticonformismo è un valore, ma non mi toccate la mamma, perché la mamma è sempre la mamma, Il fuoco che ti porti dentro di Antonio Franchini rischia di essere un libro “incredibile”, nel senso più proprio del termine, perché per molti non è ammissibile un’operazione di disvelamento di questo tipo.

Non perché ci si scandalizzi ancora degli scrittori che rivelano gli aspetti più intimi dei proprio familiari – anzi, si può dire che forse ne abbiamo pure abbastanza – ma perché in questo libro accade qualcosa di più spietato: non è solo «il qualunquismo, il razzismo, il classismo, l’egoismo, l’opportunismo, il trasformismo, la mezza cultura peggiore dell’ignoranza, il rancore» di Angela, la madre del protagonista, Antonio Franchini, che viene demolita, ma è proprio la sua funzione e il ruolo: la mamma.

Sarebbe più salutare che, come gli altri mammiferi del pianeta, crescessimo con la mamma, volendole bene e amandola fino a un certo punto, e poi ci dimenticassimo completamente di lei. Che lei si dimenticasse di noi, che smettesse di pensare al nostro sostentamento, che smettesse di preoccuparsi e di avere paura per noi, anzi anche proprio di cercarci, ormai certa della nostra capacità di stare soli in giro per il mondo, e che noi facessimo lo stesso, perdessimo sostanzialmente interesse nei suoi confronti fino al punto da dimenticarci di lei, fino a non riconoscerla neppure incontrandola per caso. Non è questo che vorrebbe o addirittura imporrebbe la natura? Non faranno così gli scoiattoli? Perché, invece, dobbiamo essere i più mammiferi tra tutti i mammiferi?

Antonio Franchini si rende perfettamente conto che la cosa più salutare per lui sarebbe recidere il cordone, ma non riesce a farlo. E allora tenta questa indagine per provare quantomeno a capire come si è arrivati a tanto disprezzo, un sentimento che giudica giustamente anche peggiore dell’odio. Forse si è irrimediabilmente spezzato qualcosa tra loro a un certo punto o forse si è deteriorato qualcosa lentamente. O forse, la risposta più semplice eppure la mia amara, è stato davvero sempre così e bisogna solo rassegnarsi: non c’è nessun rapporto da ricucire, ma solo da subire.

Infatti ogni tentativo di avere un rapporto diverso, più umano, di affetto filiale, simile a come dovrebbe essere in quella che forse è solo un’infantile idealizzazione e che, però, pare riuscire a muovere l’affetto di tutti i figli del mondo, viene costantemente frustrato. Non c’è niente da capire e non è possibile fare nulla di diverso, se non sottostare alle condizione impossibili (anche perché incoerenti) di Angela. Così la mamma procede per la sua strada come un carrarmato, non ha dubbi, non intende fare alcuno sforzo di accondiscendenza, perché non ci può essere una condizione di parità tra mamma e figlio come tra due adulti, il figlio è in una condizione di inferiorità e di vassallaggio e non sarà mai alla pari. È solo al figlio che spetta accontentare, domandarsi dove ha sbagliato e se può fare qualcosa di diverso. Angela, perfino quando soffre e quando si accorge di aver bisogno di affetto, non riesce né a mostrarlo né a conquistarlo con stratagemmi. Angela è un fiume ininterrotto di parole, spesso le stesse, quando è in compagnia e un fiume di pensieri quando è sola, ma anche vivendo in un costante stato febbrile di agitazione è come se i pensieri dei figli non esistessero: non spetta a lei fare nulla per farsi amare o accettare da loro. Forse non si accorge neppure che una questione così cruciale è in ballo, tanto è totalmente ripiegata su di sé.

Ma anche rimosso ogni senso di colpa e pur sancito davanti al tribunale della verità che è tutta colpa di Angela, ad Antonio questo non basta. C’era qualcosa che poteva essere fatto diversamente? Perché non è riuscito a costruire un rapporto diverso con questa persona? Sarebbe stato possibile farlo? A cosa servono tutti i libri che ha letto, quelli che ha scritto, i bei pensieri che ha avuto, la forza d’animo che si è costruito se poi non è stato capace di costruire un rapporto umano con la mamma? Perché conoscere Seneca (o chi per lui) e pensare di averlo fatto proprio se poi non si è capaci di parlare con la mamma senza sentirlo come un dovere e desiderare, in realtà, di essere sollevati da questo peso e che non ci sia affatto?

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