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TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
È uscita la prima immagine di Paul Mescal, Barry Keoghan, Harris Dickinson e Joseph Quinn nei panni dei Beatles e in tanti li trovano piuttosto buffi Hanno colpito molto soprattutto la scodella e i baffoni sfoggiati da Barry Keoghan, che nella saga diretta da Sam Mendes sarà Ringo Starr.
L’IDF ha confermato che i morti a Gaza sono almeno 70 mila, la stessa cifra riportata dal ministero della Salute della Striscia Finora, il numero di 71,667 non era stato considerato credibile da alcuni perché fornito da Hamas. Adesso anche l'esercito israeliano lo conferma.
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Nel sottosuolo di Niscemi c’è un sistema di rilevamento delle frane di cui tutti si sarebbero “dimenticati” per 20 anni Lo si è scoperto grazie a un'inchiesta della Stampa, secondo la quale gli strumenti di rilevamento sarebbero stati installati e poi abbandonati.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione usando un forchettone da barbecue e una rotella tagliapizza L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
Dopo due mesi di silenzio, Paul Dano ha risposto ai commenti offensivi che Quentin Tarantino ha fatto su di lui Al Sundance Film Festival, Dano ha raccontato di essere estremamente grato alle persone che lo hanno difeso

Antonio Franchini, una mamma per nemica

Il Fuoco che ti porti dentro è il racconto del tormentato rapporto che lo scrittore aveva con la madre Angela, ma anche una critica alla mamma per come la intendiamo oggi, al suo ruolo e alla sua funzione.

04 Aprile 2024

In un momento in cui gli artisti più amati hanno la mamma come manager, in cui chiunque pubblica sui profili social la foto della mamma come proprio modello di vita ed exempla per gli altri, in cui le mamme assurgono a simbolo di ogni tipo di virtù, muliebri o professionali che siano, a seconda dell’evenienza, in cui non solo lo zappatore non si scorda la mamma, ma non se la scordano neanche gli scrittori, i cantanti, i calciatori, i politici, gli attori, i concorrenti dei telequiz che ringraziano, prima di tutto, la mamma anche quando tornano a casa con la scatola del gioco di società, in cui le famiglie si disgregano e l’anticonformismo è un valore, ma non mi toccate la mamma, perché la mamma è sempre la mamma, Il fuoco che ti porti dentro di Antonio Franchini rischia di essere un libro “incredibile”, nel senso più proprio del termine, perché per molti non è ammissibile un’operazione di disvelamento di questo tipo.

Non perché ci si scandalizzi ancora degli scrittori che rivelano gli aspetti più intimi dei proprio familiari – anzi, si può dire che forse ne abbiamo pure abbastanza – ma perché in questo libro accade qualcosa di più spietato: non è solo «il qualunquismo, il razzismo, il classismo, l’egoismo, l’opportunismo, il trasformismo, la mezza cultura peggiore dell’ignoranza, il rancore» di Angela, la madre del protagonista, Antonio Franchini, che viene demolita, ma è proprio la sua funzione e il ruolo: la mamma.

Sarebbe più salutare che, come gli altri mammiferi del pianeta, crescessimo con la mamma, volendole bene e amandola fino a un certo punto, e poi ci dimenticassimo completamente di lei. Che lei si dimenticasse di noi, che smettesse di pensare al nostro sostentamento, che smettesse di preoccuparsi e di avere paura per noi, anzi anche proprio di cercarci, ormai certa della nostra capacità di stare soli in giro per il mondo, e che noi facessimo lo stesso, perdessimo sostanzialmente interesse nei suoi confronti fino al punto da dimenticarci di lei, fino a non riconoscerla neppure incontrandola per caso. Non è questo che vorrebbe o addirittura imporrebbe la natura? Non faranno così gli scoiattoli? Perché, invece, dobbiamo essere i più mammiferi tra tutti i mammiferi?

Antonio Franchini si rende perfettamente conto che la cosa più salutare per lui sarebbe recidere il cordone, ma non riesce a farlo. E allora tenta questa indagine per provare quantomeno a capire come si è arrivati a tanto disprezzo, un sentimento che giudica giustamente anche peggiore dell’odio. Forse si è irrimediabilmente spezzato qualcosa tra loro a un certo punto o forse si è deteriorato qualcosa lentamente. O forse, la risposta più semplice eppure la mia amara, è stato davvero sempre così e bisogna solo rassegnarsi: non c’è nessun rapporto da ricucire, ma solo da subire.

Infatti ogni tentativo di avere un rapporto diverso, più umano, di affetto filiale, simile a come dovrebbe essere in quella che forse è solo un’infantile idealizzazione e che, però, pare riuscire a muovere l’affetto di tutti i figli del mondo, viene costantemente frustrato. Non c’è niente da capire e non è possibile fare nulla di diverso, se non sottostare alle condizione impossibili (anche perché incoerenti) di Angela. Così la mamma procede per la sua strada come un carrarmato, non ha dubbi, non intende fare alcuno sforzo di accondiscendenza, perché non ci può essere una condizione di parità tra mamma e figlio come tra due adulti, il figlio è in una condizione di inferiorità e di vassallaggio e non sarà mai alla pari. È solo al figlio che spetta accontentare, domandarsi dove ha sbagliato e se può fare qualcosa di diverso. Angela, perfino quando soffre e quando si accorge di aver bisogno di affetto, non riesce né a mostrarlo né a conquistarlo con stratagemmi. Angela è un fiume ininterrotto di parole, spesso le stesse, quando è in compagnia e un fiume di pensieri quando è sola, ma anche vivendo in un costante stato febbrile di agitazione è come se i pensieri dei figli non esistessero: non spetta a lei fare nulla per farsi amare o accettare da loro. Forse non si accorge neppure che una questione così cruciale è in ballo, tanto è totalmente ripiegata su di sé.

Ma anche rimosso ogni senso di colpa e pur sancito davanti al tribunale della verità che è tutta colpa di Angela, ad Antonio questo non basta. C’era qualcosa che poteva essere fatto diversamente? Perché non è riuscito a costruire un rapporto diverso con questa persona? Sarebbe stato possibile farlo? A cosa servono tutti i libri che ha letto, quelli che ha scritto, i bei pensieri che ha avuto, la forza d’animo che si è costruito se poi non è stato capace di costruire un rapporto umano con la mamma? Perché conoscere Seneca (o chi per lui) e pensare di averlo fatto proprio se poi non si è capaci di parlare con la mamma senza sentirlo come un dovere e desiderare, in realtà, di essere sollevati da questo peso e che non ci sia affatto?

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