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16:30 mercoledì 30 settembre 2026
La crisi climatica è talmente grave che siamo in autunno e sul Cervino non c’è ancora nessuna traccia di neve Con l'Europa sotto una cupola di calore le Alpi perdono ghiaccio e pezzi di roccia, e sul Monte Bianco quest'anno si attendono quattrocentocinquanta cadute di massi.
Dei coloni israeliani hanno bloccato l’esercito israeliano mentre stava facendo rientrare in casa una famiglia palestinese eseguendo l’ordine di un tribunale israeliano Nella stessa notte i coloni hanno bruciato anche altre case palestinesi e ferito tre agenti della polizia di frontiera israeliana.
C’è una sacrosanta polemica attorno allo sgombero di una via di Milano usata come rifugio dai senza tetto per far posto a una sfilata della Fashion Week The Attico ha chiuso e rimbiancato il tunnel di via Sammartini per la sua sfilata, privando di un rifugio le persone senzatetto e causando notevoli disagi ai residenti.
Il movimento per la casa ha ottenuto una vittoria storica, ed è tutto merito di una 87enne spagnola che ha rifiutato di farsi sfrattare dalla casa in cui viveva da 70 anni Il 23 settembre Maricarmen Abascal è stata portata fuori in barella dalla sua casa di Madrid, sfrattata dal fondo di investimento che ne è proprietario. Ne è nata una protesta che ha costretto il governo Sanchez a intervenire.
L’ultima iniziativa di Mamdani è regalare 70 mila biglietti per l’opera ai newyorkesi che non si sono mai potuti permettere di andarci L'iniziativa si chiama Opera for All: i biglietti saranno distribuiti via lotteria, 10 mila al mese per tutta la stagione del Metropolitan Opera.
Dopo quasi trent’anni uscirà un nuovo romanzo di Donald Antrim, il più tragico, spassoso, originale, misterioso e fenomenale degli scrittori americani Arriverà il 12 gennaio 2027 negli Usa, si intitolerà My Eliot ed è già considerato il romanzo più antrimiano di tutti.
Una stilista inglese ha realizzato un’intera collezione usando soltanto le tende abbandonate ai festival musicali Lei si chiama Tilly Lawless e ha personalmente recuperato tutte le tende che ha poi trasformato in vestiti, girando i festival di tutta l'Inghilterra.
L’agente Cooper di Twin Peaks ha scritto un’autobiografia in cui però parla più di David Lynch che di se stesso Si intitola Fictional Selves, è uscita il 29 settembre e in realtà è l'autobiografia di Kyle MacLachlan. Ma la parte su Lynch resta vera.

Un nuovo modo per parlare di aldilà

Nelle sale, in questi giorni, ci sono due film che inventano dei modi nuovi per raccontare e immaginare il nostro rapporto con i morti: Another End di Piero Messina ed Estranei di Andrew Haigh.

21 Marzo 2024

Nelle sale, in questi giorni, ci sono due film che parlano in modi diversi del tema che da sempre, a tutti i livelli, ci muove più l’animo e infesta i nostri sogni (La commedia di Dante, Frankenstein, Coco della Disney, gli zombie, ma pure la domanda finale della Fagnani a Belve): riportare indietro i morti, parlare con loro, e «chi riporteremmo in vita per un minuto e per dirgli che cosa». Another End di Piero Messina, nelle sale dal 21 marzo, è interessante già per il fatto di coniugare regia e sceneggiatura italiane con un intreccio sci-fi e una produzione e un cast europei, tra cui figurano Gael Garcia Bernal e Renate Reinsve (quella del fenomeno norvegese La persona peggiore del mondo). L’idea del film è che si possa passare una settimana in più con una persona morta improvvisamente a cui non si sia riusciti a dire addio. Per noi millennial cresciuti con Ghost, che oggi risulta inguardabile, Another End ha il pregio di evitare il rischio del cattivo gusto con una messinscena igienica, girando tutto nel chiuso delle case, al silenzio di tripli vetri e di telefoni muti, sotto le luci artificiali, con uomini in tuta tipo Covid che vengono a spogliare i morti la sera, e fredde nottate in obitori geometrici.

Il tutto ha senso perché la declinazione del tema è quella dell’esperimento sociale, che sposta il focus di un discorso squisitamente spirituale sul corpo. Infatti, i morti, la cui coscienza è stata preventivamente salvata sui dischi dell’azienda Aeterna, ritornano sottoforma di altri corpi, quelli degli host che – a differenza dei comuni locatari Airbnb – non si limitano ad affittare casa, ma, come veri prostituti della morte, sono disposti a silenziare la propria coscienza, farsi abitare da quella di un defunto, e insomma affittano per una settimana il proprio corpo perdendone ogni controllo e correndo tutti i rischi del caso, di cui il più lieve è l’avere rapporti sessuali con chissà chi. Bernal ha perso la moglie in un incidente d’auto, e sta passando un’ultima settimana col suo spettro nella forma di Renate, che qui non è la persona peggiore del mondo ma è solo un po’ troppa alta per lui. Le sta facendo credere – a noi pare inutilmente – che compreranno davvero la casa per la quale lui non aveva mai mosso le chiappe, e pur di ritrovare l’intesa con lei aizza anche qualche forte litigio, che pare sia un collante migliore del sesso. Ma quando Bernal spera di potersi innamorare del corpo temporaneo della moglie e segue la host di notte, scoprendola attiva in una specie di bordello berlinese, sembra quasi che il film non parli più del confine tra la vita e la morte, ma di altri dilemmi etici e bioetici, come corpi in vendita, app porno a pagamento, uteri in affitto o mercato nero degli organi. Ci facciamo adesso domande diverse da «che cosa direi a mio padre se potessi riportarlo in vita», che suonano più come: riusciremmo a connetterci con la persona che amiamo se avesse un corpo diverso? O: a che pro salvare memorie di vite intere su dischetti, se il riverbero della nostra coscienza impiantata in un altro non è davvero noi, perché noi siamo, tantissimo, i nostri polpacci e le nostre tette?

Estranei, titolo originale All of Us Strangers, tratto dal libro Strangers di Yamada Taichi, nelle sale in questi giorni (sì, andare al cinema quest’anno sta diventando tremendamente impegnativo) vede Andrew Scott, il prete cool di Fleabag, nei panni di un gay asociale che vive in un palazzone di uffici sulla tangenziale di Londra, e una notte rifiuta le avances dell’unico altro inquilino dell’edificio, un bellissimo e ubriachissimo Paul Mescal (e questa scena rimarrà, per me, la parte più fantascientifica del film). Con un certo senso di colpa per aver respinto il vicino disperato, Scott prende un treno e raggiunge la campagna dove era cresciuto coi genitori fino a prima di restare orfano, a dodici anni (nel libro, era l’antico quartiere di Asakusa, a Tokyo). Qui, un bell’uomo sulla trentina lo approccia in un parco, gli offre da fumare, da bere, poi lo invita a casa. Penseremmo a un approccio, ma poi capiamo che Scott ha appena incontrato suo padre, e dopo poco è nella casa d’infanzia dove i genitori si aggiornano su di lui come vecchi amici, e infine lo vezzeggiano teneramente, come se avessero di fronte un bambino, e lui pian piano sprofonda in quel ruolo. (Non si tratta di un viaggio nel passato, né di una realtà alternativa: i genitori sono fermi all’età in cui morirono, e nel romanzo, addirittura, hanno continuato ad arredare casa e aggiornarsi con la tecnologia.) Da questo momento in poi, il regresso del protagonista all’infanzia e il rimpianto per la vita strappata prendono la forma di una resa tenera e mai imbarazzante all’affetto parentale, sostenuta dalla recitazione di lui, per esempio quando si infila nel lettone dei genitori, che, a proposito di corpi, al momento dei fatti sono più giovani di lui!

E poi, un po’ come Another End tentava di parlare d’altro, più che di morte, il film prende una svolta abbastanza brusca rispetto al libro, perché nel libro il protagonista non è gay, e arriviamo al punto da ritenere che l’intero impianto narrativo non reggerebbe altrettanto con un protagonista etero (cosa falsa, perché il romanzo di Yamada è bellissimo, eppure guardando il film lo penserete.) L’occasione di rivedere i genitori è l’occasione, nel film, per raccontare loro un mondo cambiato, per domandare “se avessero capito”, e chieder conto del perché non entravano in cameretta quando lo sentivano piangere. «Perché io somigliavo ai bulli che ti picchiavano a scuola», risponde onesto il papà; è l’occasione per dire: no, non è più difficile come una volta, non preoccuparti mamma, al lavoro sono tutti carini con me.

Un giorno, Scott si fa accompagnare da Mescal in visita ai genitori, e lui, vedendo attraverso i vetri il giovane padre dell’amato, commenta: tuo padre è proprio un uomo attraente! È solo arrivati a questo vertice dell’assurdo che noi accettiamo senza riserve i presupposti metafisici della storia, e smettiamo di chiederci se i passanti vedono o meno i fantasmi dei genitori, perché non siamo in The Others o nel Sesto senso. Siamo in una realtà dove possiamo raccontare ai nostri genitori senza rughe com’è diventato il mondo dopo la loro morte; dove un papà omofobo degli anni Settanta può abbracciare un figlio grande e grosso come fosse un bambino e commuoversi approvando il suo nuovo fidanzato; ed è attraverso questo gioco di piani e di corpi che il dato apparentemente secondario della sessualità di Scott diventa l’elemento che rafforza il desiderio umanissimo di rallentare o riscrivere meglio il tempo, corpo a corpo con chi abbiamo amato.

Le due storie scorrono all’interno di spazi chiusi o sovraesposti come dentro sogni o in laboratori, ed entrambe cedono alla lusinga di un twist finale che in qualche modo le conforma al thriller paranormale; ma hanno in comune – oltre al nitore stordente del distillato – il tentativo di parlare di aldilà ponendo questioni filosofiche e morali più attuali di quelle tradizionalmente affrontate da film anche bellissimi (vedi Hereafter di Clint Eastwood) sul genere.

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