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Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».
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Il Met Gala starebbe abbassando i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.
Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, Donald e Melania Trump stanno impiegando tempo ed energie per litigare con Jimmy Kimmel (di nuovo) Stavolta i Trump si sono arrabbiati per una battuta in cui Kimmel definiva Melania «una vedova in divenire».
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.

Anna Maria Ortese, ambientalista

Negli anni '70 è stata una delle prime scrittrici italiane a portare avanti il discorso sull'ambiente, usando parole vere e utili più che mai oggi, nell'epoca della crisi climatica.

15 Dicembre 2022

Qualche giorno fa ero alla mostra di Van Gogh, a Roma, davanti all’opera Il seminatore. Mentre ammiravo l’uomo dipinto, una figura che sparge semi in una terra surreale, presa letteralmente a colpi di pennellate azzurre, bianche, arancio e marroni, con alle spalle un sole alto e minaccioso quanto una fornace infernale, mentre lo ammiravo ho pensato alle ragioni che hanno spinto i militanti del movimento Ultima generazione a imbrattare quello stesso quadro lanciandogli addosso una scodella di minestrone. Tutti giovanissimi, lo scorso 4 novembre i ragazzi hanno gridato davanti ai presenti le loro ragioni, invitando a leggere quel comportamento come l’unico possibile per richiamare l’attenzione sui problemi ambientali. Imitando i colleghi stranieri del collettivo Just Stop Oil, si sono scagliati in particolare contro il cambiamento climatico e l’uso del carbone, per poi essere prelevati dalle guardie di sicurezza.

Ho pensato però anche ad Anna Maria Ortese, una scrittrice italiana nata e morta nel ‘900 e che sviluppò più di ogni altro intellettuale del suo tempo una piena coscienza ecologista. Rimproverava a Goffredo Parise la sua passione per la caccia, si commuoveva per la cagnolina Laika lanciata nello spazio e biasimava Oriana Fallaci per aver assistito a un esperimento di vivisezione animale. E ancora: nei suoi scritti descriveva i soprusi verso un pianeta sempre più depredato, condannava gli allevamenti intensivi, parlava con stelle e foreste chiedendo loro perdono, invocava san Francesco, faceva i conti col concetto di proprietà privata in relazione a un ambiente che di proprio, di personale, non ha ormai più nulla o quasi. Solo l’interesse umano conta, avvisava Anna Maria Ortese già negli anni ’70, seguendo la massa non è che auspicabile il perseguimento del guadagno, del tornaconto e dell’accumulo. Il resto non conta, strappare un filo d’erba come compromettere l’habitat di una montagna, di un lago o di qualsiasi altro punto del mondo è irrilevante, anzi è giusto: poiché è disumano diventa decisamente, irrimediabilmente umano. Il motivo? L’autrice lo spiegava in un modo che è semplice e al contempo complesso, dicendo con frasi conturbanti che più l’uomo si allontana dalla natura (e dalla sua difesa) e più perde una cosa chiamata mistero, chiamata senso del sacro: concetto oggi fin troppo banalizzato, cioè dimenticato, ma che ancora tiene in mano la chiave per comprendere il collasso nel quale sguazziamo, più o meno consapevolmente.

Considerazioni che dovremmo riprendere. E c’è da augurarsi che quei ragazzi le abbiano considerate, mentre gettavano della passata di piselli contro la tela del pittore olandese, fortunatamente protetta da una lastra di vetro. C’è da augurarsi però che anche uno come Jovanotti, che sta dall’altra parte potremmo dire, che ha bollato gli ambientalisti come “eco-nazisti” mentre organizzava il suo tour tra spiagge e altri luoghi naturali, si sia preoccupato dei danni inferti a decine di ecosistemi. In realtà c’è da augurarsi che su Ortese riflettano entrambe le tifoserie, per usare una metafora calzante: quelli che per principio o semplicemente per stanchezza non vogliono saperne e tirano dritto nonostante l’evidenza di una Terra crocifissa, e quelli che per difenderla sono disposti a tutto, incluso bloccare il traffico sul Raccordo Anulare o sul traforo del Monte Bianco, incluso spogliarsi all’interno del Parlamento, sabotare centrali elettriche, bloccare lavori all’interno di miniere, tirare una torta in faccia alla statua di Carlo d’Inghilterra e molto, molto altro. Nel mezzo, o meglio nell’alto, c’è l’azione del potere, c’è chi governa facendo il buono e il cattivo tempo e pare sempre meno disposto ad allestire scenari utopici: come ridurre drasticamente l’emissione di Co2 o passare del tutto a fonti di energia rinnovabile, spingere verso il veganismo, sponsorizzare la sostenibilità, invitare a essere completamente green, verdi, puliti e senza sensi di colpa: come i panni di cotone appena stesi, nettati almeno nelle superfici e negli effetti; ma sulle cause, sulle intenzioni dell’uomo, stiamo forse lavorando, lavorando davvero?

Per affrontare un argomento simile bisognerebbe parlare prima di educazione, non solo ambientale. Bisognerebbe chiedersi in che razza di società ci siamo infilati e quali sarebbero le strategie per venirne fuori, uscendone con meno ammaccature possibili. «Noi, oggi, temiamo la guerra e l’atomica»: così scriveva Ortese nel 1980, in un periodo sinistramente vicinissimo al nostro. «Ma chi perde ogni giorno il suo respiro e la sua felicità» continua la scrittrice, «per consentire alle grandi maggioranze umane un estremo abuso di respiro e di felicità fondati sulla distruzione planetaria dei muti e dei deboli – che sono tutte le altre specie – può forse temere la fine di tutto? Quando la pace e il diritto non saranno solo per una parte dei viventi, e non vorranno dire solo la felicità e il diritto di una parte, e il consumo spietato di tutto il resto, solo allora, quando anche la pace del fiume e dell’uccello sarà possibile, saranno possibili, facili come un sorriso, anche la pace e la vera sicurezza dell’uomo».

Andare avanti distruggendo, allora? Oppure difendere, ugualmente offendendo? Credo abbia ben poco senso insudiciare con della verdura bollita un capolavoro dell’arte mondiale, come creare disagi ad automobilisti e lavoratori non produrrà niente di memorabile, niente di durevole e tangibile. Non farà che inasprire animi già parecchio ipersensibili, uomini e donne che invece di essere portati sulla strada del confronto vengono dirottati su quella del duello. Ma è questo il futuro che vogliamo? «Stai sempre vicino a qualcosa che cresce» suggeriva ancora una volta Ortese, e su quest’ultimo monito possiamo certo interrogarci: stiamo forse crescendo in questa sorta di dialogo isterico? Progettiamo un terreno di condivisione o piuttosto una roccia che non fa che sgretolarsi? C’è qualcosa di vagamente assennato nel dare colpe a destra e a manca in una specie di classifica dei migliori e dei peggiori?

Parlavo prima di educazione, ovvero di capacità di ascoltare diversamente l’universo, smontarlo pezzo dopo pezzo e dargli nuova sintesi. In questo caso, sintesi di un ambiente che è pure storia e memoria, quindi politica ed economia, è cultura e svago, è la gran parte delle attività in cui siamo immersi. Realisticamente, ci vorrebbero due o tre generazioni perché una rivoluzione simile avvenga, avremmo bisogno di cinquant’anni almeno per comprendere tutti che vivere non vuol dire sfruttare, esistere non è guadagnare, essere una persona non ha nulla a che vedere col sopraffare. Anche questo ho pensato davanti a quel quadro di Van Gogh: l’anonimo seminatore, che potrebbe essere tutti gli uomini del mondo, avanza sul suolo e sventaglia il braccio al di sopra delle zolle, lasciando che i chicchi di grano cadano gentilmente. Sembra che la natura lo accompagni, anzi lo sospinga, lui ne segue il ritmo fragile e l’asseconda con la sua forza: Anna Maria Ortese non ha voluto dirci che questo.

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