Hype ↓
03:19 venerdì 23 gennaio 2026
Cameron Winter dei Geese ha tenuto un concerto a sorpresa a un minuscolo evento di beneficenza per Gaza Si è esibito per 250 fortunati e ignari spettatori al Tv Eye di New York, presentandosi pure con un nome falso, Chet Chomsky.
La comunità scientifica è strabiliata da una mucca che ha imparato a usare una scopa per grattarsi La mucca si chiama Veronika, ha 13 anni, vive in Austria ed è il primo esemplare di bovino a dimostrare questa capacità con scientifica certezza.
Dopo quattro anni di silenzio, finalmente è uscita una nuova canzone degli Arctic Monkeys Fa parte dell'album benefico di War Child Records che uscirà a marzo e che, oltre a riunire band e artisti strepitosi, vanta la collaborazione di Jonathan Glazer.
Metà delle città più popolose del mondo sono a rischio siccità perché consumano più acqua di quanta ne abbiano L’analisi mostra livelli critici di stress idrico in molte metropoli. In Italia Roma, Napoli e l'intera Sicilia sono già in fascia rossa.
Sinners è diventato il film con più candidature agli Oscar di tutti i tempi Sono 16 le nomination per i vampiri di Ryan Coogler: mai così tante per un film nella quasi centenaria storia degli Academy Awards.
L’ultima sfilata di Jonathan Anderson per Dior è ispirata (anche) a Mk.Gee Il polistrumentista del New Jersey ha anche fornito la colonna sonora allo show, con due brani presi dal suo album del 2024, Two star & the Dream Police
Trump dice che a Davos sono tutti entusiasti del suo accordo sulla Groenlandia, ma in realtà a Davos nessuno sembra saperne niente Il Presidente sostiene di aver avuto tutto quello che chiedeva, ma per il momento i suoi colleghi sembrano non avere idea di cosa stia dicendo.
Una ragazza a Los Angeles ha fatto causa ai social per averle causato una “tossicodipendenza” dall’algoritmo K.G.M, 19 anni, sostiene che Instagram, TikTok, YouTube e Snapchat le abbiano causato gravi problemi e vuole chiamare a processo tutti i loro Ceo.

La fama di Orsini è una maledizione soprattutto per lui

Fino a un mese fa nessuno sapeva chi fosse, oggi interpreta una funzione predefinita dei media di cui non sembra essere consapevole.

04 Aprile 2022

Forse varrebbe la pena essere più indulgenti con quel professore che, da quando ha cominciato ad apparire per parlare di guerra, si è praticamente immolato come bersaglio. Non solo perché è stato un errore privarlo di un ingaggio già concordato o perché (al solito, verrebbe da dire) la libertà di dire stupidaggini non può valere solo per gli amici, ma soprattutto perché gli è capitata in sorte una delle peggiori maledizioni che si possano augurare: la fama improvvisa.

Sono andato a controllare cosa accadeva sulla sua bacheca Facebook fino a poche settimane fa. Non con la pretesa del volenteroso che scrolla i profili all’indietro nel tempo alla ricerca di incoerenze e poi le mostra al pubblico con l’entusiasmo di chi urla “Tana!”, ma per verificare l’incremento dell’interesse nei confronti delle opinioni del professore. Un post pubblicato esattamente un anno fa che segnalava l’uscita sul Messaggero della sua rubrica settimanale raccoglieva 17 mi piace e nessun commento. (Un po’ più fortunati gli auguri di Pasqua che, come insegna ogni esperto di engagement social, solo qualche giorno dopo ottenevano maggior attenzione e si fermavano a un passo dall’importante soglia psicologica dei 100 mi piace). Al contrario gli ultimi commenti sulla guerra raccolgono oltre diecimila mi piace, mille condivisioni, centinaia di commenti. Rabbia, stupore, indignazione per ogni sua ospitata in tv, ogni articolo e ormai perfino per ogni intervento in oscuri convegni.

Non serve essere un moralista dell’antica Roma o Jean Baudrillard (“Niente varrà mai quanto lo sguardo sperduto della salumiera che ci ha visto in televisione”), per notare che, solo nell’ultimo lustro, abbiamo assistito alla rovina della reputazione di decine di altre persone (migliori? Peggiori? Giudichi ognuno secondo i propri standard) esposte d’improvviso alla tv, ai social e alla stampa. Abbiamo osservato increduli al tracollo del consenso di uomini politici (spesso, peraltro, un consenso costruito proprio con gli stessi mezzi superficiali), ma non sono riusciti a gestire la popolarità storici dell’arte di destra, come storici dell’arte di sinistra, concorrenti del Grande Fratello o filosofi, giornalisti, web-star prestate al piccolo schermo, tifosi di calcio di professione e commentatori sportivi. Non è inevitabile, ovviamente, non capita necessariamente a tutti, ma si può riconoscere un tratto comune anche nelle parabole di persone molto diverse.

Arriva, infatti, un momento in cui la continua richiesta di un’opinione anticonformista, scomoda o, il più spesso delle volte, solo scontatamente anticonformista trasformi certe persone in “attanti”. L’attante è, in narratologia, la persona che interpreta una funzione predefinita e, oggi, sui media italiani c’è tutto un fiorire di attanti, per questioni futili come per questioni capitali. (Il circo mediatico comprende social, stampa e tv al punto che è difficile ricostruire com’è nato un personaggio). Diceva Carmelo Bene che il bello di certi tennisti, lui si riferiva a Edberg, era che sembravano essere giocati dal tennis, invece di giocare a tennis. Ecco, certi opinionisti sembrano essere giocati dal dibattito culturale (o quel che è, ci siamo capiti) piuttosto che muoverlo in prima persona. Sono parlati, più che parlare. Offrono l’opinione, le prese di posizione, la simpatia o l’antipatia di cui c’è bisogno.

È naturale che i media sfruttino questo meccanismo per costruire ascolti, stupisce semmai scoprire che chi ottiene successo in certi ruoli spesso non si renda conto di partecipare a una messinscena con quella funzione. (Abbiamo anche scoperto che qualcuno confonde l’essere antipatico ai più col maccartismo, dimostrando oltretutto delle notevoli lacune in storia che fanno dubitare anche delle capacità di studioso su altri argomenti). Sappiamo bene tutti che l’unica soluzione possibile per rompere il meccanismo sarebbe rinunciare alla reazione indotta da ogni apparizione dell’attante, ma sono meccanismi atavici, non è semplice.

È spiacevole dire che ci sia qualcosa di Martin Scorsese che è invecchiata male. Ma purtroppo almeno un film c’è: Re per una notte. Possiamo essere abbastanza certi che se lo rigirasse oggi, Scorsese cambierebbe qualcosa della trama: il comico che vuole apparire a tutti i costi ed è disposto a sacrificare tutto pur di riuscirci non sarebbe più, per il conduttore televisivo, del film qualcosa da scartare, ma l’elemento da sacrificare perfetto.

Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.