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20:28 lunedì 7 settembre 2026
Sarà un caso, ma le nuove uniformi della Space Force presentate da Trump somigliano molto a quelle di un certo regime di estrema destra che governò la Germania dal ’33 al ’45… La Casa Bianca, in un comunicato ufficiale, ha detto che l'ispirazione sono le divise di Starship Troopers. Ma le divise di Starship Troopers erano ispirate proprio a quelle delle SS.
Jeff Bezos continua a investire miliardi nella moda nella speranza che prima o poi qualcuno lo trovi simpatico Lauren Sánchez e Jeff Bezos continuano a investire milioni in tessuti ecologici e giovani designer. Ma di simpatia, per il momento, ancora nessuna traccia.
Si è scoperto che Van Gogh ha firmato solo il 15 per cento della sue opere perché tutte le altre le considerava troppo brutte per firmarle Lo ha rivelato una ricerca del Van Gogh Museum di Amsterdam, la prima dedicata esclusivamente alla firma "Vincent".
Il governo inglese ha esortato la popolazione a iniziare a far scorte di cibo e acqua per prepararsi agli eventi climatici estremi causati dal Super El Niño «Chi avrà delle scorte se la caverà molto meglio di chi non ne ha», ha detto la Ministra dell'Ambiente Angela Eagle.
È valsa la pena seguire tutti gli Emmy solo per vedere Rob Reiner vincerne uno storico, da record Ha vinto il premio per Outstanding guest actor in a comedy series per la sua interpretazione nella quarta stagione di The Bear.
L’ultima volta che un partito di estrema destra ha governato in Germania era QUEL partito di estrema destra Con la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt il Brandmauer, il muro che ha tenuto l'estrema destra fuori dai governi dal dopoguerra a oggi, potrebbe crollare.
C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.

La fama di Orsini è una maledizione soprattutto per lui

Fino a un mese fa nessuno sapeva chi fosse, oggi interpreta una funzione predefinita dei media di cui non sembra essere consapevole.

04 Aprile 2022

Forse varrebbe la pena essere più indulgenti con quel professore che, da quando ha cominciato ad apparire per parlare di guerra, si è praticamente immolato come bersaglio. Non solo perché è stato un errore privarlo di un ingaggio già concordato o perché (al solito, verrebbe da dire) la libertà di dire stupidaggini non può valere solo per gli amici, ma soprattutto perché gli è capitata in sorte una delle peggiori maledizioni che si possano augurare: la fama improvvisa.

Sono andato a controllare cosa accadeva sulla sua bacheca Facebook fino a poche settimane fa. Non con la pretesa del volenteroso che scrolla i profili all’indietro nel tempo alla ricerca di incoerenze e poi le mostra al pubblico con l’entusiasmo di chi urla “Tana!”, ma per verificare l’incremento dell’interesse nei confronti delle opinioni del professore. Un post pubblicato esattamente un anno fa che segnalava l’uscita sul Messaggero della sua rubrica settimanale raccoglieva 17 mi piace e nessun commento. (Un po’ più fortunati gli auguri di Pasqua che, come insegna ogni esperto di engagement social, solo qualche giorno dopo ottenevano maggior attenzione e si fermavano a un passo dall’importante soglia psicologica dei 100 mi piace). Al contrario gli ultimi commenti sulla guerra raccolgono oltre diecimila mi piace, mille condivisioni, centinaia di commenti. Rabbia, stupore, indignazione per ogni sua ospitata in tv, ogni articolo e ormai perfino per ogni intervento in oscuri convegni.

Non serve essere un moralista dell’antica Roma o Jean Baudrillard (“Niente varrà mai quanto lo sguardo sperduto della salumiera che ci ha visto in televisione”), per notare che, solo nell’ultimo lustro, abbiamo assistito alla rovina della reputazione di decine di altre persone (migliori? Peggiori? Giudichi ognuno secondo i propri standard) esposte d’improvviso alla tv, ai social e alla stampa. Abbiamo osservato increduli al tracollo del consenso di uomini politici (spesso, peraltro, un consenso costruito proprio con gli stessi mezzi superficiali), ma non sono riusciti a gestire la popolarità storici dell’arte di destra, come storici dell’arte di sinistra, concorrenti del Grande Fratello o filosofi, giornalisti, web-star prestate al piccolo schermo, tifosi di calcio di professione e commentatori sportivi. Non è inevitabile, ovviamente, non capita necessariamente a tutti, ma si può riconoscere un tratto comune anche nelle parabole di persone molto diverse.

Arriva, infatti, un momento in cui la continua richiesta di un’opinione anticonformista, scomoda o, il più spesso delle volte, solo scontatamente anticonformista trasformi certe persone in “attanti”. L’attante è, in narratologia, la persona che interpreta una funzione predefinita e, oggi, sui media italiani c’è tutto un fiorire di attanti, per questioni futili come per questioni capitali. (Il circo mediatico comprende social, stampa e tv al punto che è difficile ricostruire com’è nato un personaggio). Diceva Carmelo Bene che il bello di certi tennisti, lui si riferiva a Edberg, era che sembravano essere giocati dal tennis, invece di giocare a tennis. Ecco, certi opinionisti sembrano essere giocati dal dibattito culturale (o quel che è, ci siamo capiti) piuttosto che muoverlo in prima persona. Sono parlati, più che parlare. Offrono l’opinione, le prese di posizione, la simpatia o l’antipatia di cui c’è bisogno.

È naturale che i media sfruttino questo meccanismo per costruire ascolti, stupisce semmai scoprire che chi ottiene successo in certi ruoli spesso non si renda conto di partecipare a una messinscena con quella funzione. (Abbiamo anche scoperto che qualcuno confonde l’essere antipatico ai più col maccartismo, dimostrando oltretutto delle notevoli lacune in storia che fanno dubitare anche delle capacità di studioso su altri argomenti). Sappiamo bene tutti che l’unica soluzione possibile per rompere il meccanismo sarebbe rinunciare alla reazione indotta da ogni apparizione dell’attante, ma sono meccanismi atavici, non è semplice.

È spiacevole dire che ci sia qualcosa di Martin Scorsese che è invecchiata male. Ma purtroppo almeno un film c’è: Re per una notte. Possiamo essere abbastanza certi che se lo rigirasse oggi, Scorsese cambierebbe qualcosa della trama: il comico che vuole apparire a tutti i costi ed è disposto a sacrificare tutto pur di riuscirci non sarebbe più, per il conduttore televisivo, del film qualcosa da scartare, ma l’elemento da sacrificare perfetto.

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