In questo periodo misura 4.807,47 metri: la sua crescita dipende da fenomeni «estremamente variabili».
I matematici di tutto il mondo sono disperati dopo che ChatGPT ha risolto 372 problemi a cui loro lavoravano da anni in tre ore
OpenAI ha pubblicato in una volta sola 722 articoli con 372 risultati. Ora i matematici stanno ancora cercando di capire quanto ci sia di giusto, e cosa voglia dire adesso fare il loro mestiere.
La sera del 6 ottobre alcuni dei matematici più importanti del mondo erano a Princeton, all’Institute for Advanced Study, per la festa di inizio anno accademico della School of Mathematics. Da settimane si diceva che OpenAI stesse per pubblicare le soluzioni a decine di problemi di matematica avanzata, e la notizia è arrivata proprio quella sera: l’azienda aveva caricato su un sito 722 preprint con 372 risultati diversi. Constantin Kogler, giovane ricercatore dell’IAS, li ha sfogliati sul telefono mentre era ancora alla festa e ci ha trovato la dimostrazione della congettura sugli «exact overlaps», un concetto fondamentale in informatica e bioinformatica. Lui e un collega lo avevano risolto dieci giorni prima e stavano scrivendo l’articolo a tutta velocità. «Era una cosa grossa» racconta su Science «direi una svolta importante nel campo». Tornato a casa ha deciso di pubblicare subito il suo lavoro, che è uscito quattro ore dopo quelli di OpenAI.
Per arrivare a quei risultati, spiega OpenAI, un modello di ChatGPT non ancora disponibile al pubblico ha provato a risolvere circa 4.000 problemi, e per la grande maggioranza delle soluzioni gli è bastato in media l’equivalente di tre ore di ragionamento di ChatGPT Pro. Il mese scorso, per il risultato sulle equazioni di Navier-Stokes (ci basta sapere che sono equazioni molto complicate che descrivono i movimenti dei fluidi viscosi) di cui si era parlato molto, l’azienda aveva fatto lavorare 10 mila agenti per 88 ore di fila, spendendo probabilmente milioni di dollari. Secondo i matematici il lavoro è spesso notevole ma presentato malissimo. «Sono abbastanza sicuro che un essere umano che capisce questi risultati saprebbe scriverli in modo più comprensibile» dice il fisico matematico Edward Witten, che sta esaminando un gruppo di articoli che dichiarano di aver risolto una congettura del 1975 del fisico Alexander Polyakov. Intanto si cercano gli errori. OpenAI ha già ritirato tre articoli e ne ha corretti 14, e dei 719 rimasti solo 300 sono stati formalizzati in Lean, un linguaggio di programmazione che permette a un computer di controllare ogni passaggio di una dimostrazione.
Molto del futuro del binomio matematica avanzata-AI dipenderà dalle trattative con le aziende. Un gruppo di consulenti indipendenti, di cui fa parte anche Witten, ha chiesto a OpenAI di smettere di provare a risolvere problemi aperti con modelli a cui i matematici non hanno accesso. L’azienda ha detto di no, ma si è detta d’accordo «nello spirito» con altre richieste, come depositare i risultati in archivi indipendenti e rendere pubblici i prompt usati per ognuno. Il pericolo è che i matematici smettano di condividere il lavoro in corso, per paura che qualcuno arrivi, prema un bottone e risolva il problema. Max Lieblich, che dirige il dipartimento di matematica dell’Università di Washington, la vede in un altro modo e immagina una «modalità matematica» dove i ricercatori condividono le loro idee con l’intelligenza artificiale a patto che il merito resti loro, e il sistema mette in contatto chi lavora allo stesso problema.