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Nemmeno un accordo da un miliardo di dollari con Disney è bastato a evitare la chiusura di Sora da parte di OpenAI La chiusura dell'app di generazione di video tramite AI è una notizia improvvisa ma non così imprevista: i problemi legali erano molti e grossi, tutti relativi al diritto d'autore.
Su internet sempre più maschi si rivolgono ai face rater, cioè tizi pagati per recensire le facce degli altri e decidere se sono belli o brutti Ci sono interi subreddit dedicati e server Discord appositi: basta pubblicare una foto della propria faccia e chiedere che venga recensita.
Il Ministro degli Esteri ungherese è stato accusato di parlare con il Ministro degli Esteri russo prima, durante e dopo le riunioni del Consiglio europeo, e lui ha detto che è assolutamente vero Péter Szijjártó ha detto che secondo lui parlare con Sergei Lavrov durante questi riservatissimi incontri rappresenta «l'essenza stessa della diplomazia, una prassi».
A Londra stanno organizzando un grande rave party a Trafalgar Square contro l’estrema destra L'appuntamento è per il 28 marzo con i più grossi nomi della scena elettronica. Lo slogan è: Reject, Revolt e Resist.
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Al primo concerto dei BTS dopo 4 anni di pausa si sono presentate “solo” 40 mila persone invece di 260 mila perché il concerto si poteva guardare anche su Netflix Per il grande ritorno della band era atteso un pubblico di almeno 260 mila persone. Evidentemente, anche il BTS Army, tra divano e stadio, sceglie il divano.
Il nuovo spot di Chanel è praticamente un film: è diretto da Michel Gondry, interpretato da Margot Robbie e “remake” di un famosissimo video di Kylie Minogue Il video in questione è quello di "Come Into My World", che nel 2001 fu diretto proprio da Gondry.

Sette buoni motivi per dimenticare Pasolini

Quarant’anni fa moriva PPP: perché potrebbe essere salutare per la cultura italiana smettere di considerarlo un modello.

30 Ottobre 2015

"P.P.P., Un Omaggio A Pier Paolo Pasolini" Exhibition Opening - 6th International Rome Film FestivalTra le tante iniziative e omaggi per celebrare i quarant’anni della morte di Pier Paolo Pasolini – del 2 novembre 1975 – bisognerebbe ricordare anche la necessità di scostarsi da parte della sua eredità. L’eredità sana di Pasolini infatti è inseparabile dai vizi che ha involontariamente trasmesso a scrittori, artisti e intellettuali contagiati dalla sua influenza. Gli anniversari dovrebbero avere la forma dei setacci; oltre a santificare i defunti, dovrebbero essere l’occasione per scartare le scorie inutili o dannose assorbite nel tempo. A giudicare dallo stato attuale degli intellettuali italiani, cioè dai frutti, non ci vuole troppo tempo per risalire fino a PPP per trovare l’origine di alcuni atteggiamenti e tic che hanno contribuito ad alimentare una tendenza dominante. Quarant’anni dopo, dunque, oltre a incensare un uomo carismatico e sfuggente, è forse il momento per fare qualche bilancio senza trascurare i lasciti negativi. Ecco sette motivi per dimenticare (in parte) Pasolini.

Esotismo

In una foto molto celebre, Pasolini gioca a pallone in un campetto da calcio improvvisato nel cuore di una borgata. Davanti ai palazzi di periferia, si sfidano giovani in pantaloni corti e magliette sdrucite. Pasolini insegue la palla in giacca e cravatta, calzando scarpe eleganti. L’intellettuale alla Pasolini, ci suggerisce quella foto, prova sempre a occuparsi degli strati sociali disagiati, prova ad attraversarli, a raccontare quel malessere, ma non riesce mai a fondersi veramente con i disgraziati. Il distacco tra intellettuale e persone comuni, come registra quello scatto, resta sempre lampante. Pasolini frequentava altri intellettuali, la foto mostra che il suo tentativo di mischiarsi con le masse fu sempre un’illusione. A volte, ormai, è solo una posa.

Eroismo

Pasolini è soprattutto la sua vita e il suo corpo. La sua grandezza è nel coraggio, la sua potenza è nella sessualità incontenibile. Dopo Pasolini si può essere considerati grandi scrittori semplicemente per ciò che si è, invece che per ciò che si fa: opere letterarie e artistiche non contano poi tanto. Invece di essere messo in ombra dalla forza della sua opera – dietro alla quale l’uomo scrittore potrebbe anche sparire, l’icona Pasolini insegna che l’autore può bearsi sotto i riflettori ed esaurire lì il suo compito: per essere giudicato basta il suo stile di vita. I suoi eredi, oggi, sono scrittori che invece di partorire capolavori rischiano la pelle. Lo diceva candidamente Walter Siti: «ogni cosa che scriveva aveva un “peso” che altri scrittori, magari più bravi di lui, non avevano».

Dietrologia

Da quando Pasolini ha annunciato che l’intellettuale «sa» tutto, «sa» i nomi di tutti i responsabili dei mali del mondo ma che non può andare dai magistrati, perché, scriveva, «Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi», tutti possono sparare congetture e accusare chiunque senza fornire documenti. Percepire complotti dietro ogni fatto, senza sentirsi paranoici, è anche responsabilità di Pasolini. Quel testo si sente risuonare spesso nei blog di chi ogni giorno scopre segrete cospirazioni: «Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ‘68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del ‘referendum’».

Eclettismo

Pasolini è un poeta, un romanziere, un regista cinematografico, un autore di testi teatrali, un giornalista, uno sceneggiatore, un documentarista, un critico letterario, un editorialista, un intellettuale, un ribelle di mestiere. Il suo continuo passare da un ruolo all’altro ha contribuito a identificare l’artista come pura manifestazione di una genialità travolgente. Dopo Pasolini l’artista è più che mai la persona folgorata da puro estro. L’artista italiano non ha specializzazioni. Si sa, i registi scrivono libri, i romanzieri stanno dietro la macchina da presa. Il lavoro artistico non è un lavoro, Pasolini insegna che l’artista improvvisa, abbozza progetti e vivendo in una perenne vertigine creativa può cimentarsi in campi diversi e più che angosciarsi per raggiungere la vetta nel suo campo – nessuno sa dire quale sia il suo romanzo capolavoro – deve mettere in gioco le viscere. La migliore performance è vivere.

Impegno

Lo scrittore o il regista è un uomo impegnato politicamente, altrimenti non è un artista. Ciò che conta più di tutto sono le sue idee, i messaggi imbottigliati nelle opere, le profezie sulla società. Messi sulla bilancia, i sermoni valgono più dei risultati artistici. Dopo l’esempio di Pasolini, la mancanza di qualità letteraria può benissimo essere compensata dal firmare appelli, scrivere editoriali di fuoco, assumere scomode posizioni politiche, indossare magliette con slogan al vetriolo.

Ipocrisia

Pasolini è un grande moralista. Bacchettava i costumi, richiamava i politici ai loro doveri, indicava agli altri dove stava il bene e il male (giudicava con la stessa facilità i capelli lunghi e un aborto). Ma il comportamento della sua vita non poteva essere mai indagato. Su di lui le accuse non hanno mai pesato. Il fatto che, come si diceva e come scrisse Alberto Arbasino, adorasse «i minorenni», non registrò nessun rischio per la sua immagine. Il dubbio che qualcuno adeschi ragazzini rovinerebbe la fama di chiunque, a parte quella del dispensatore di etica, al quale tutto è permesso. Dopo Pasolini l’intellettuale che punta il dito può ambire alla doppiezza.

Realismo

Nel reportage La lunga strada di sabbia in cui racconta le spiagge italiane, Pasolini parla delle cartacce per terra avvistate sull’isola di Capri. Il suo debole per la sciatteria, la dedizione per lo squallore, la maniacalità con cui ha raccontato l’aspetto trasandato del reale ha generato un’estetica del brutto senza uscita. A parte le borgate, dopo Pasolini i romanzi italiani si sono riempiti in modo impressionante di scaldabagni arrugginiti, stendini divelti, divani sfondati, camioncini Iveco, corpi deformi, interni decrepiti, e il paesaggio italiano raccontato assomiglia all’immenso retro di un rigattiere. Raccontare la realtà dopo Pasolini ha un solo sinonimo: raccontare il mondo offeso dalla violenza e dalla volgarità. Tutto il bello non è realistico.

Immagini tratte dall’inaugurazione della mostra “P.P.P., Un Omaggio A Pier Paolo Pasolini” tenutasi a ottobre 2011 durante la sesta edizione del Festival del cinema di Roma (Gareth Cattermole/Getty Images).
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