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LuisaViaRoma, una delle storiche mete dello shopping italiano, è in grave crisi L'azienda ha chiesto al Tribunale 60 giorni di tempo per presentare un piano di risanamento e ripagare i debiti. Nel frattempo i dipendenti hanno scioperato e i sindacati parlano di «scelte manageriali non adeguate».
A Seoul c’è un club del libro in cui si leggono i libri mentre si ascolta la techno «Ritmi ripetitivi e suoni minimali aiutano a immergersi più a fondo nella lettura», dicono gli organizzatori di questo curioso club del libro.
Sui profili social della Casa Bianca sono apparsi degli inquietanti post di cui nessuno sta capendo né il senso né lo scopo Foto sgranatissime, video incomprensibili, una musica che se ascoltata al contrario riproduce il messaggio «exciting announcement tomorrow».
Sta per arrivare un musical di Trainspotting con canzoni scritte da Irvine Welsh La prima è prevista per luglio al Theatre Royal Haymarket di Londra, giusto il tempo di far finire a Welsh tutte le canzoni a cui sta lavorando.
Nella guerra in Iran, per la prima volta nella storia i data center privati sono stati attaccati in quanto obiettivi militari legittimi I Pasdaran hanno iniziato a colpire i data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, sostenendo che gli attacchi di Usa e Israele passano anche da quelle strutture.
Per la sorpresa di nessuno, la persona più contenta della decisione del CIO di escludere le donne trans dalle gare olimpiche femminili è J.K. Rowling La decisione del Cio l'ha talmente entusiasmata che si è persino dimenticata di commentare il trailer della nuova serie di Harry Potter.
Gregory Bovino, il famigerato capo dell’operazione anti immigrazione di Minneapolis, è andato in pensione e ha detto che il suo unico rimpianto è non aver espulso più immigrati Dopo la disastrosa operazione nelle Twin Cities, Bovino era stato declassato e rinnegato dall'amministrazione Trump. Ora va in pensione, rivendicando tutto.

Sette buoni motivi per dimenticare Pasolini

Quarant’anni fa moriva PPP: perché potrebbe essere salutare per la cultura italiana smettere di considerarlo un modello.

30 Ottobre 2015

"P.P.P., Un Omaggio A Pier Paolo Pasolini" Exhibition Opening - 6th International Rome Film FestivalTra le tante iniziative e omaggi per celebrare i quarant’anni della morte di Pier Paolo Pasolini – del 2 novembre 1975 – bisognerebbe ricordare anche la necessità di scostarsi da parte della sua eredità. L’eredità sana di Pasolini infatti è inseparabile dai vizi che ha involontariamente trasmesso a scrittori, artisti e intellettuali contagiati dalla sua influenza. Gli anniversari dovrebbero avere la forma dei setacci; oltre a santificare i defunti, dovrebbero essere l’occasione per scartare le scorie inutili o dannose assorbite nel tempo. A giudicare dallo stato attuale degli intellettuali italiani, cioè dai frutti, non ci vuole troppo tempo per risalire fino a PPP per trovare l’origine di alcuni atteggiamenti e tic che hanno contribuito ad alimentare una tendenza dominante. Quarant’anni dopo, dunque, oltre a incensare un uomo carismatico e sfuggente, è forse il momento per fare qualche bilancio senza trascurare i lasciti negativi. Ecco sette motivi per dimenticare (in parte) Pasolini.

Esotismo

In una foto molto celebre, Pasolini gioca a pallone in un campetto da calcio improvvisato nel cuore di una borgata. Davanti ai palazzi di periferia, si sfidano giovani in pantaloni corti e magliette sdrucite. Pasolini insegue la palla in giacca e cravatta, calzando scarpe eleganti. L’intellettuale alla Pasolini, ci suggerisce quella foto, prova sempre a occuparsi degli strati sociali disagiati, prova ad attraversarli, a raccontare quel malessere, ma non riesce mai a fondersi veramente con i disgraziati. Il distacco tra intellettuale e persone comuni, come registra quello scatto, resta sempre lampante. Pasolini frequentava altri intellettuali, la foto mostra che il suo tentativo di mischiarsi con le masse fu sempre un’illusione. A volte, ormai, è solo una posa.

Eroismo

Pasolini è soprattutto la sua vita e il suo corpo. La sua grandezza è nel coraggio, la sua potenza è nella sessualità incontenibile. Dopo Pasolini si può essere considerati grandi scrittori semplicemente per ciò che si è, invece che per ciò che si fa: opere letterarie e artistiche non contano poi tanto. Invece di essere messo in ombra dalla forza della sua opera – dietro alla quale l’uomo scrittore potrebbe anche sparire, l’icona Pasolini insegna che l’autore può bearsi sotto i riflettori ed esaurire lì il suo compito: per essere giudicato basta il suo stile di vita. I suoi eredi, oggi, sono scrittori che invece di partorire capolavori rischiano la pelle. Lo diceva candidamente Walter Siti: «ogni cosa che scriveva aveva un “peso” che altri scrittori, magari più bravi di lui, non avevano».

Dietrologia

Da quando Pasolini ha annunciato che l’intellettuale «sa» tutto, «sa» i nomi di tutti i responsabili dei mali del mondo ma che non può andare dai magistrati, perché, scriveva, «Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi», tutti possono sparare congetture e accusare chiunque senza fornire documenti. Percepire complotti dietro ogni fatto, senza sentirsi paranoici, è anche responsabilità di Pasolini. Quel testo si sente risuonare spesso nei blog di chi ogni giorno scopre segrete cospirazioni: «Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ‘68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del ‘referendum’».

Eclettismo

Pasolini è un poeta, un romanziere, un regista cinematografico, un autore di testi teatrali, un giornalista, uno sceneggiatore, un documentarista, un critico letterario, un editorialista, un intellettuale, un ribelle di mestiere. Il suo continuo passare da un ruolo all’altro ha contribuito a identificare l’artista come pura manifestazione di una genialità travolgente. Dopo Pasolini l’artista è più che mai la persona folgorata da puro estro. L’artista italiano non ha specializzazioni. Si sa, i registi scrivono libri, i romanzieri stanno dietro la macchina da presa. Il lavoro artistico non è un lavoro, Pasolini insegna che l’artista improvvisa, abbozza progetti e vivendo in una perenne vertigine creativa può cimentarsi in campi diversi e più che angosciarsi per raggiungere la vetta nel suo campo – nessuno sa dire quale sia il suo romanzo capolavoro – deve mettere in gioco le viscere. La migliore performance è vivere.

Impegno

Lo scrittore o il regista è un uomo impegnato politicamente, altrimenti non è un artista. Ciò che conta più di tutto sono le sue idee, i messaggi imbottigliati nelle opere, le profezie sulla società. Messi sulla bilancia, i sermoni valgono più dei risultati artistici. Dopo l’esempio di Pasolini, la mancanza di qualità letteraria può benissimo essere compensata dal firmare appelli, scrivere editoriali di fuoco, assumere scomode posizioni politiche, indossare magliette con slogan al vetriolo.

Ipocrisia

Pasolini è un grande moralista. Bacchettava i costumi, richiamava i politici ai loro doveri, indicava agli altri dove stava il bene e il male (giudicava con la stessa facilità i capelli lunghi e un aborto). Ma il comportamento della sua vita non poteva essere mai indagato. Su di lui le accuse non hanno mai pesato. Il fatto che, come si diceva e come scrisse Alberto Arbasino, adorasse «i minorenni», non registrò nessun rischio per la sua immagine. Il dubbio che qualcuno adeschi ragazzini rovinerebbe la fama di chiunque, a parte quella del dispensatore di etica, al quale tutto è permesso. Dopo Pasolini l’intellettuale che punta il dito può ambire alla doppiezza.

Realismo

Nel reportage La lunga strada di sabbia in cui racconta le spiagge italiane, Pasolini parla delle cartacce per terra avvistate sull’isola di Capri. Il suo debole per la sciatteria, la dedizione per lo squallore, la maniacalità con cui ha raccontato l’aspetto trasandato del reale ha generato un’estetica del brutto senza uscita. A parte le borgate, dopo Pasolini i romanzi italiani si sono riempiti in modo impressionante di scaldabagni arrugginiti, stendini divelti, divani sfondati, camioncini Iveco, corpi deformi, interni decrepiti, e il paesaggio italiano raccontato assomiglia all’immenso retro di un rigattiere. Raccontare la realtà dopo Pasolini ha un solo sinonimo: raccontare il mondo offeso dalla violenza e dalla volgarità. Tutto il bello non è realistico.

Immagini tratte dall’inaugurazione della mostra “P.P.P., Un Omaggio A Pier Paolo Pasolini” tenutasi a ottobre 2011 durante la sesta edizione del Festival del cinema di Roma (Gareth Cattermole/Getty Images).
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