Hype ↓
02:59 giovedì 1 ottobre 2026
La crisi climatica è talmente grave che siamo in autunno e sul Cervino non c’è ancora nessuna traccia di neve Con l'Europa sotto una cupola di calore le Alpi perdono ghiaccio e pezzi di roccia, e sul Monte Bianco quest'anno si attendono quattrocentocinquanta cadute di massi.
Dei coloni israeliani hanno bloccato l’esercito israeliano mentre stava facendo rientrare in casa una famiglia palestinese eseguendo l’ordine di un tribunale israeliano Nella stessa notte i coloni hanno bruciato anche altre case palestinesi e ferito tre agenti della polizia di frontiera israeliana.
C’è una sacrosanta polemica attorno allo sgombero di una via di Milano usata come rifugio dai senza tetto per far posto a una sfilata della Fashion Week The Attico ha chiuso e rimbiancato il tunnel di via Sammartini per la sua sfilata, privando di un rifugio le persone senzatetto e causando notevoli disagi ai residenti.
Il movimento per la casa ha ottenuto una vittoria storica, ed è tutto merito di una 87enne spagnola che ha rifiutato di farsi sfrattare dalla casa in cui viveva da 70 anni Il 23 settembre Maricarmen Abascal è stata portata fuori in barella dalla sua casa di Madrid, sfrattata dal fondo di investimento che ne è proprietario. Ne è nata una protesta che ha costretto il governo Sanchez a intervenire.
L’ultima iniziativa di Mamdani è regalare 70 mila biglietti per l’opera ai newyorkesi che non si sono mai potuti permettere di andarci L'iniziativa si chiama Opera for All: i biglietti saranno distribuiti via lotteria, 10 mila al mese per tutta la stagione del Metropolitan Opera.
Dopo quasi trent’anni uscirà un nuovo romanzo di Donald Antrim, il più tragico, spassoso, originale, misterioso e fenomenale degli scrittori americani Arriverà il 12 gennaio 2027 negli Usa, si intitolerà My Eliot ed è già considerato il romanzo più antrimiano di tutti.
Una stilista inglese ha realizzato un’intera collezione usando soltanto le tende abbandonate ai festival musicali Lei si chiama Tilly Lawless e ha personalmente recuperato tutte le tende che ha poi trasformato in vestiti, girando i festival di tutta l'Inghilterra.
L’agente Cooper di Twin Peaks ha scritto un’autobiografia in cui però parla più di David Lynch che di se stesso Si intitola Fictional Selves, è uscita il 29 settembre e in realtà è l'autobiografia di Kyle MacLachlan. Ma la parte su Lynch resta vera.

Stone Island, l’artigiano del vestire

In provincia di Modena, circondata da vigneti di Lambrusco e strade provinciali, sorge la sede di uno dei marchi più identitari della moda italiana. Il suo proprietario, Carlo Rivetti, ci ha spiegato che molto della nostra vita ha a che fare col vestirsi.

19 Giugno 2014

Andare a visitare la sede di Stone Island a Ravarino, in provincia di Modena, è come entrare in una sorta di parco giochi o museo di storia naturale (di storia naturale perché sono i più divertenti, per i bambini entusiasti). Ci si arriva attraverso un paesaggio pianeggiante, rustico, verde di vigneti di Lambrusco e alberi da frutta, soprattutto pulito, senza strutture sgraziate a interrompere la conversazione silenziosa tra terra e cielo. Anche gli stabilimenti di Stone Island sono parte del paesaggio: pacifici, inseriti con grazia da decine di anni a fianco all’uva e alle strade provinciali. Carlo Rivetti, “dentro” il marchio dal 1983, ossia da (quasi) tutta la sua vita (del marchio), proprietario dal 1993, mi viene incontro con un caffè e un pacchetto di Marlboro rosse.

Stone Island è un marchio tra i più storici, importanti e soprattutto identitari in Italia. Da trentadue anni è la migliore (e probabilmente unica nel suo genere) declinazione dello sportswear che non sia soltanto per lo sport, ma per quella che viene normalmente definita “vita di tutti i giorni”. Carlo ha dato centinaia di interviste in questi anni, e tra le domande che ho scritto durante il viaggio Milano-Modena ho cercato di escludere le più scontate. Inizio generico: cosa significa vestire le persone, con quali elementi culturali deve confrontarsi chi crea vestiti? «Vestirsi è una cosa talmente intima che va a lavorare con qualsiasi variabile della vita», dice all’inizio della lunga conversazione che avremo, bevendo caffè, fumando sigarette, camminando attorno al nuovo capannone appena ricostruito dopo il terremoto che ha colpito l’Emilia nel 2012 («non ci siamo fermati nemmeno un giorno» dice lui). Carlo prende la sua strada del racconto, una strada fatta di aneddoti, storie, confessioni divertite: «Perché io ho pensato che il futuro non sarebbe stato nell’abbigliamento formale ma nell’abbigliamento informale? Perché avevo visto i miei figli andare a scuola con quelle che la mia generazione chiamava le scarpe da tennis, oppure le scarpe da ginnastica. Le chiamavamo così semplicemente perché potevamo usarle per quello. L’abbigliamento parte sempre dalle scarpe! Quando un giovanotto comincia ad usare delle scarpe tecniche per la vita di tutti i giorni, cambierà di conseguenza anche il modo di vestirsi sopra. È inevitabile. Quindi, non voglio farne per forza una questione filosofica, ma da tutto puoi trarre ispirazioni».

Mentre entriamo nel laboratorio, che è un vero laboratorio scientifico, fatto di alambicchi, tinture, grosse macchine metalliche, misurini di vetro e contenitori di plastica riempiti di liquidi colorati (come vedete nelle foto), Carlo spiega ogni dettaglio: una è la macchina per provare la resistenza allo strappo, un’altra quella per provare l’impermeabilità, quelle vasche d’acciaio sono per la tinteggiatura di certi tessuti, gli alambicchi sono parti di formule scientifiche per creare i colori e i materiali che da sempre identificano Stone Island non solo come un brand di vestiti ma anche come un’avanguardia nella ricerca dell’abbigliamento.

Gli chiedo di quale innovazione è più orgoglioso: «È quella che abbiamo tirato fuori a metà anni ‘90, riuscire a tingere un capo in poliestere. Perché innanzitutto è stato un grande salto innovativo per la tecnologia tessile, la tintura sotto pressione ad alta temperatura. Ma anche perché è entusiasmante, perché ci ha aperto tutto un altro campo di ricerca, che è la tintura sulle fibre man-made, e non solo sulle fibre naturali; un salto logico formidabile». Anche chi ci lavora ha l’aspetto di un vero e proprio scienziato. Sono persone che conoscono ogni fibra, ogni tintura, ogni prototipo, esperimento e successo di Stone Island. «Molte delle persone che lavorano all’interno dell’azienda sono con noi da moltissimi anni. Sono loro i depositari veri del Dna del brand,» dice Carlo, «sono loro che se per un paio d’anni non riusciamo a fare innovazione tessile mi vengono a dire che si annoiano, che non vedono cose nuove. La spinta, la ricerca dell’innovazione, mi viene da dentro, dalle persone che lavorano qui».

Entriamo nell’archivio storico. Capi della prima, seconda, terza collezione disegnate da Massimo Osti nel 1982, ‘83, ‘84. Capi degli anni ‘90 con tessuti e colori non più intatti ma ancora più affascinanti, capi in fibra di bronzo, la prima Liquid Reflective Jacket, le collezioni di Paul Harvey (pietre miliari per la mia educazione estetica). Dal 2008 la direzione artistica del brand è in mano proprio a Carlo Rivetti e a uno stretto team di collaboratori.

«Abbiamo sempre cercato di capire come rendere Stone qualcosa di unico, e devo dire che abbiamo sempre mantenuto un grande rigore. Ti faccio un esempio: negli ultimi anni andavano molto le maglie con le losanghe. Mi viene chiesto di fare delle maglie con le losanghe. Ma se ci sono già le maglie fatte così sul mercato, è inutile che io faccia altre maglie con le losanghe! Anche perché quello che fa le maglie con le losanghe le fa meglio di me. Noi facciamo solo le maglie che può fare Stone Island. Non dobbiamo piacere a tutti, di conseguenza non dobbiamo dire cose che piacciano per forza a tutti. Dobbiamo dire qualcosa che piaccia a noi e poi trovare qualcuno in giro per il mondo che apprezzi le cose che raccontiamo».

Foto di Francesco Pizzo alla sede di Stone Island di Ravarino (MO).

Dal numero 20 di Studio, in edicola.

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.