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Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.
Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.
Anche quest’anno lo Studio Ghibli ha festeggiato il Capodanno pubblicando un nuovo disegno di Hayao Miyazaki Sui social dello studio è apparso il disegno di Miyazaki che celebra nel 2026 l'anno del cavallo, secondo lo zodiaco cinese.
Secondo le prime ricostruzioni, il rogo di Crans-Montana sarebbe stato causato dalle stelle filanti infilate nelle bottiglie di champagne Una foto mostrerebbe il momento dell’innesco del rogo durante i festeggiamenti di Capodanno, costato la vita a quarantasette persone.
Martin Scorsese ha scritto un editoriale sul New York Times in cui spiega perché Misery è il miglior film di Rob Reiner In un commosso editoriale, Scorsese ha individuato nel thriller del 1990 l’apice della filmografia del collega, ricordando la loro amicizia.
Dopo il documentario su Diddy arriverà un documentario sui figli di Diddy che parlando di Diddy Justin e Christian Combs racconteranno il rapporto col padre in una docuserie che uscirà nel 2026 e di cui è già disponibile il trailer.
La crisi climatica sta portando alla velocissima formazione del primo deserto del Brasile La regione del Sertão sta passando da arida a desertica nell'arco di una generazione: un cambiamento potenzialmente irreversibile.
L’episodio di Stranger Things in cui Will fa coming out è diventato quello peggio recensito di tutta la serie E da solo ha abbassato la valutazione di tutta la quinta stagione, nettamente la meno apprezzata dal pubblico, almeno fino a questo punto.

Lasciateci il calcio, danke

Una piccola polemica sulla snaturazione di una grande partita di calcio per raccontare un'altra Storia

27 Giugno 2012

E così domani si gioca Italia – Germania. Come nel 2006, come nel 1982, come nel 1970. È la partita di calcio tra le due più forti e titolate scuole calcistiche d’Europa se non addirittura, per la continuità dei risultati, del mondo. Ergo, è LA partita di calcio ed eppure quasi ovunque è diventata occasione per parlare e scrivere di tutt’altro. Di Merkel e di Monti, dello spread e dell’Euro – inteso più come moneta che come “il torneo di calcio europeo che si svolge ogni quattro anni”. La citazione di Churchill è arcinota ma ancora una volta doverosa: “gli italiani perdono le guerre come fossero partite di calcio e le partite di calcio come fossero guerre”. Forse perché prepariamo le prime come  fossero le seconde, e viceversa. Basta osservare i quotidiani di ieri, di oggi e (non serve la sfera di cristallo) di domani, per constatarlo. Ovunque è un fiorire di paragoni tra le due culture, tra i due modelli di società, tra i due temperamenti umani. Che cosa dobbiamo imparare e che cosa possiamo insegnarci reciprocamente. Che cosa invidiamo e cosa ci invidiano. Noi l’umanesimo, loro l’idealismo; noi Pico della Mirandola, loro Kant; noi la lingua dolce, loro quella spigolosa e giù per questa strada fino ai vecchi classici da operetta: noi il mare, loro le foreste; noi la pizza, loro il wurstel; noi il vino, loro la birra. Cercando attentamente non dubito che potrei grattare il fondo leggendo circostanziate spiegazioni genetiste delle ragioni per cui: “noi mori, loro biondi”. Paginate e paginate d’inchiostro per riempire confronti così dozzinali e primitivi che paiono usciti da un volantino del Ventennio (se non fosse che all’epoca, si era “in buoni rapporti” diciamo) e che denotano una percezione piuttosto provinciale e sommaria, mettiamola così,  non solo del processo d’integrazione europea che è già abbastanza in crisi senza campanilismi di ritorno ma anche e soprattutto della sostanza dell’evento che, davvero, non ha nulla a che fare con una battaglia campale tra il modello della grande industria e della piccola media impresa o tra gli italici vizi e le teutoniche virtù. È una partita di calcio giocata da un campione ristretto, in tacchetti e pantaloncini, di individui delle due nazioni. Niente di più e, ovviamente, niente di meno. E direi che in ogni caso è già abbastanza per godersela così senza andare alla ricerca di altri generi di rivincita e riscatto.

Estendere oltre la narrazione, sconfinando nel campo della Crisi politico/economica europea o in quello di ataviche divergenze culturali, è una tentazione che torna comoda per riempire i giornali ma credo sia un gesto molto pigro e soltanto generatore di confusione, esattamente il tipo di gesto per cui, qua e là per il mondo, ci guardano con un angolo del labbro leggermente alzato. Anche perché, volendo essere meno pigri, restando nel campo dell’attualità sportiva, le trame narrative non mancano di certo. A partire dai precedenti storici fino ad arrivare al presente che offre una delle selezioni azzurre meno tradizionaliste di sempre e una delle nazionali tedesche più estrose degli ultimi trent’anni.

Del resto però, la mancanza di fantasia, è uno dei grandi problemi del dibattito (sportivo e non solo) nostrano e così ogni volta che noi e i tedeschi ci si incontra su un prato verde si tirano fuori dal congelatore i vecchi stilemi su Birkenstock e mandolini. Una pratica a cui, va detto, non si sottraggono nemmeno i tabloid della controparte. Ma, appunto, ho detto tabloid. A questa specie di incubo ricorrente si è aggiunto di fresco lo spread. Onestamente è un giochino che non si regge più e personalmente penso che le cose meno interessanti tra quelle che succederanno domani sera a Varsavia saranno quelle che si verificheranno dalle parti del palco autorità. Piuttosto che sapere se, come e quanto esulterà Angela Merkel (speriamo, ovviamente, non ne abbia proprio l’occasione) e quale retorica nazionalista gonfierà Napolitano, in caso di eventuale successo, in relazione alla nostra risalita lungo la china dello spread, mi interessa maggiormente capire chi si occuperà di Ozil e con quali strategie pensiamo di irrigare le praterie di una fase offensiva finora soltanto bella da vedere.

Buon calcio.

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