Hype ↓
07:43 domenica 1 febbraio 2026
TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
È uscita la prima immagine di Paul Mescal, Barry Keoghan, Harris Dickinson e Joseph Quinn nei panni dei Beatles e in tanti li trovano piuttosto buffi Hanno colpito molto soprattutto la scodella e i baffoni sfoggiati da Barry Keoghan, che nella saga diretta da Sam Mendes sarà Ringo Starr.
L’IDF ha confermato che i morti a Gaza sono almeno 70 mila, la stessa cifra riportata dal ministero della Salute della Striscia Finora, il numero di 71,667 non era stato considerato credibile da alcuni perché fornito da Hamas. Adesso anche l'esercito israeliano lo conferma.
Yung Lean, Robyn, Arca, Oklou, Kelela e tutte le altre buone ragioni per festeggiare i 25 anni di C2C Festival Sono finalmente stati annunciati i primi artisti che suoneranno a Torino dal 29 ottobre al 1 novembre 2026.
Il documentario su Melania Trump è appena uscito ma è già uno dei peggiori flop dell’anno Sostanzialmente, finora nessuno ha prenotato né comprato i biglietti. E quindi sarà difficile rientrare dei 70 milioni spesi tra produzione e distribuzione.
Nel sottosuolo di Niscemi c’è un sistema di rilevamento delle frane di cui tutti si sarebbero “dimenticati” per 20 anni Lo si è scoperto grazie a un'inchiesta della Stampa, secondo la quale gli strumenti di rilevamento sarebbero stati installati e poi abbandonati.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione usando un forchettone da barbecue e una rotella tagliapizza L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
Dopo due mesi di silenzio, Paul Dano ha risposto ai commenti offensivi che Quentin Tarantino ha fatto su di lui Al Sundance Film Festival, Dano ha raccontato di essere estremamente grato alle persone che lo hanno difeso

Disappearing Shanghai

Un libro fotografico di un "fotografo per hobby" cattura e racconta i volti e i vicoli di una Shangai senza grattacieli, una città in via di estinzione.

16 Novembre 2012

Non sono mai stato a Shanghai, né tantomeno ci ho vissuto, nemmeno credo mi piacerebbe ed eppure ugualmente la penso spesso. Sebbene abbia visto molte foto della città davvero non saprei cosa aspettarmi da lei e anche per questo me ne sento attratto un momento e la rigetto quello successivo. Per un verso è “il posto in cui essere” per via della crescita economica e culturale, del catalogo di opportunità etc. Per un altro la dimensione titanica e “post-ragionevole” – per i miei standard quantomeno – delle sue trasformazioni molto semplicemente scoraggia la mia voglia di visitarla o magari un giorno di provare addirittura a viverci. È un’incertezza che dovrò presto risolvere perché esiste, finché resiste, una porzione di Shanghai di cui a breve non resterà traccia e che ci terrei a conoscere. È la parte che Howard Waring French, un giornalista di professione – a lungo corrispondente da Shanghai per il New York Times – e fotografo per hobby, ha preservato per i posteri in Disappearing Shanghai, un libro di fotografia bello per molte ragioni.

La principale è il suo valore documentale: come dicevo poco sopra, Disappearing Shanghai potrebbe essere una delle ultime testimonianze visive della sopravvivenza di un mondo rurale e “a misura d’uomo” nella megalopoli cinese, pochi anni, forse addirittura soltanto pochi mesi, prima della sua sparizione sotto i colpi di un impulso edilizio che non rallenta neanche di fronte al patrimonio artistico e storico della città (sul numero 10, tuttora in edicola, di Studio trovate un articolo che tratta in parte di questi temi). Per ottenere le sue fotografie French si è infatti infilato con passo da flâneur tra i cuscinetti di abitato più antichi e tradizionali della città, il che non necessariamente equivale a “periferici”, anzi più spesso si tratta di cinture di caseggiati sopravvissute tra un super-grattacielo e l’altro. Per cinque anni ha fatto avanti e indietro tra il suo ufficio da corrispondente del Times in una delle zone più avveniristiche di Shanghai e questo mondo parallelo come un pellegrino in due galassie contigue. Lo ha fatto, così dice, principalmente per impratichire il suo cinese imparando slang e frasi idiomatiche a contatto con la lingua informale dei mercati, dei bar, dei chioschi e in questo modo è diventato un volto familiare in quelle zone dove gli occidentali sono tuttora delle rarità.

Dopo qualche tempo, French, che alla fotografia si dedica per hobby, ha cominciato a farsi accompagnare durante questi tour esplorativi dalla sua foto-camera e a socializzare sempre più con gli abitanti del luogo fino a diventare un buon conoscente di alcuni. E che le foto siano frutto di una paziente frequentazione andata avanti per anni dei luoghi e dei soggetti, del resto lo si evince con molta chiarezza dalle immagini stesse, che hanno poco in comune con il foto-giornalismo in senso classico e assomigliano più a degli appunti visivi presi dal loro autore per non dimenticare un volto, un angolo di città, un chiosco, l’interno di una casa in cui è stato ospitato per un buon té durante una delle sue passeggiate. Non accade mai nulla di topico: tutto è molto semplice e il tempo sembra trascorrere in modo lento ed estremamente privato. La maggior parte delle foto comunica un grado di intimità con il loro contenuto che è incompatibile con le dinamiche e le tempistiche di un reportage professionale realizzato ad hoc in pochi mesi, e per questo ci mostra un’immagine “interna” di Shanghai che pare giocare a prendersi gioco degli stereotipi sulla modernità della città. In effetti è solo prestando molta attenzione ad alcuni piccoli particolari che in certi casi è possibile ricostruire la corretta collocazione temporale di queste immagini. Dove siamo? Negli anni ’60? ’50? Ah no ecco… quelle scarpe non possono essere state prodotte prima del 2000.

Come molti scatti di August Sander, le immagini di French sembrano più interessate a preservare nostalgicamente la memoria di un luogo, a tramandare il suo spirito, a funzionare da documenti per i posteri che a denunciare pretestuosamente che questo mondo sta sparendo e forse è proprio per questo che, tra molti altri lavori sulla radicale trasformazione del panorama urbano cinese, nella loro estrema semplicità queste foto spiccano per originalità. Non c’è politica, non c’è antropologia, non c’è studio, c’è solo un uomo, delle passeggiate e una macchina fotografica. Ovviamente non è mai proprio così ma è così che voglio vederla.

«I sometimes feel it is wrong to mourn this fact, for after all, what is history? What are cities — that most fantastic achievement of mankind — if not engines of ceaseless change? Another Shanghai is rising up fast and one day it will disappear too, won’t it? Not, of course, before throwing up its own portraitists, its own poets, its own bards» (Howard W. French)

Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.