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Dolly Parton verrà ricordata anche come una delle più agguerrite sindacaliste nella storia dell’industria musicale La cantautrice è stata una lavoratrice della musica e non ha mai smesso di usare il proprio potere per tutelare chi suonava al suo fianco.

Arthur Koestler e il suo dimenticato romanzo israeliano

Ladri Nella Notte, il romanzo semi auto-biografico ambientato nella Palestina del 1937 dello stesso autore di Buio a Mezzogiorno.

17 Marzo 2015

koestler

Primo giorno. Secondo giorno. Altri giorni. Il giorno della Visitazione. E di nuovo primo giorno.

C’è qualcosa di velatamente mistico nella circolarità del racconto – invece assai fisico, sporco di terra, sudore e sangue, oltre che dichiaratamente politico – che Arthur Koestler fa degli insediamenti ebraici in Palestina prima della nascita dello Stato di Israele. Giornalista, filosofo, scrittore, intellettuale pubblico d’altri tempi, nonché, nel suo periodo più fortunato, sorta di rockstar per certi ambienti liberal-conservatori, Arthur Koestler, anglo-ungherese morto suicida in età già avanzata nel 1983, è noto soprattutto per il romanzo Buio a Mezzogiorno.

Considerato un classico della letteratura anti-comunista («Pochi romanzi hanno influenzato la coscienza politica del Novecento come Buio a mezzogiorno», ricordava qualche anno fa il poeta e scrittore Franco Marcoaldi), il capolavoro di Koestler metteva in scena la perversa psicologia dei processi stalinisti, dove gli imputati si auto-convincevano della loro colpevolezza, perdendo ogni residuo di dignità, nonché di contatto con la realtà al punto da pensare, come suggerisce il titolo, che sia buio a mezzogiorno. Pubblicato per la prima volta in inglese nel 1940 ed arrivato in Italia sei anni più tardi grazie a Medusa, la storica, e da alcuni rimpianta, collana di letteratura straniera della Mondadori, Buio a mezzogiorno è stata ristampata innumerevoli volte ed è tuttora reperibile su carta nella edizione Oscar Mondadori del 1996.

La passione, fisica e letteraria, con cui Koestler si scagliò contro i totalitarismi di ogni colore politico è cosa nota: volontario nella guerra civile spagnola, catturato e torturato dai franchisti (ironicamente, ma solo fino a un certo punto, parte di Buio a Mezzogiorno, ambientato in una prigione sovietica, è ispirato all’esperienza personale in una prigione fascista), Koestler è stato descritto come affetto da una «irrequietezza cosmica» (London Review of Books), un «intellettuale necessario» (Michael Scammell, suo biografo), nonché «per un terzo genio, per un terzo mascalzone e per un terzo pazzoide» (uno degli agenti dell’MI6 che ebbe il piacere di interrogarlo: i servizi segreti britannici l’hanno tenuto d’occhio in più di un’occasione). Per George Orwell, suo amico e collega all’Observer, Koestler era una «figura chiave dei suoi tempi».

Quello che probabilmente è assai meno nota è il suo passato da pioniere sionista. Appassionato sionista, Koestler visse in Israele prima della nascita di Israele. Più correttamente, cioè, nella Palestina del mandato britannico, durante gli anni Trenta. Proprio da questa esperienza nasce il romanzo Ladri Nella Notte, originariamente pubblicato in inglese nel 1946 e subito tradotto per Medusa, la sopracitate e compianta collana Mondadori. A differenza del più celebre Buio a Mezzogiorno, però, Ladri Nella Notte è uscito fuori catalogo da decenni.

Poi una piccola casa editrice digitale, la milanese Tiqqun, ha deciso di “ripescarlo”, nella traduzione originale di Giorgio Monicelli, leggermente rivista e ammodernata: una fortuna per i fan di Koestler, che potranno conoscere questo suo gioiellino finito nel dimenticatoio, e forse anche per i suoi detrattori. Perché Ladri Nella Notte non è soltanto un romanzo storico ambientato nella Palestina degli anni Trenta, ma un testo semi-autobiografico che, in un certo senso, racchiude tutto il bello e il brutto del suo autore.

La vicenda è ambientata tra il 1937 e il 1939. I protagonisti sono un manipolo di giovanissimi pionieri, immigrati dall’Europa ancora adolescenti, e ora intenti a fondare un kibbutz, vanga in una mano e fucile nell’altro. Sono ladri di terra. Ma non è ai palestinesi che rubano, almeno nella concezione di Koestler. Il titolo è infatti un riferimento a una legge britannica che impediva di distruggere edifici che avessero un tetto: dunque i coloni ebrei erano costretti a costruire un intero kibbutz durante la notte, come ladri furtivi, onde mettere gli inglesi davanti al fatto compiuto.

C’è tutto Koestler, si diceva, nel bene e nel male: c’è l’ardore ideologico, quasi adolescenziale; c’è l’umanità trasversale dei suoi personaggi, arabi o ebrei, buoni o cattivi. Ci sono però i buoni (gli ebrei), e i cattivi (gli arabi). Ci sono gli ingenui (i pionieri socialisti), ci sono quelli che hanno capito tutto (i guerriglieri di destra, non a caso il libro è dedicato a Jabotinsky, fondatore del Sionismo Revisionista, ossia la corrente più nazionalista che tanto piaceva allo scrittore), e ci sono gli ignavi (gli inglesi, che non prendono parti e quando lo fanno simpatizzano con gli arabi perché “sono più pittoreschi” — da notare che la vicenda è ambientata in una fase storica in cui la dichiarazione Balfour era annullata da Libro Bianco, che impediva l’ingresso in Palestina degli ebrei in fuga dai nazisti).

C’è una scena di stupro descritta con uno spaventoso realismo, e quasi interamente dal punto di vista dello stupratore — quelli convinti che Koestler sia un misogino, su cui gravano accuse, mai provate, di violenza e dell’avere manipolato la giovane moglie a suicidarsi con lui, troveranno conferma; chi invece vuole pensare bene dell’autore, potrà leggerci una potente denuncia.

Ma c’è anche un realismo, la mistica, la terra, il sangue, il sole che scotta, il sudore, il primo giorno che diventa secondo giorno, poi altri giorni e di nuovo primo giorno, più unico che raro. C’è la fotografia di un momento storico lontano e irripetibile. C’è il ritratto della giovinezza lontano, quasi per magia, da ogni corruzione adulta.

Che amiate o che odiate Koestler, «per un terzo genio, per un terzo mascalzone e per un terzo pazzoide», Ladri della Notte è una delle sue migliori cose che possiate trovare in giro.

Nell’immagine: Arthur Koestler (1905 – 1983) nella sua casa di Alpbach, Austria. (Foto: Hulton Archive/Getty Images)

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