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05:22 lunedì 2 marzo 2026
Oltre al nuovo disco i Gorillaz hanno fatto uscire un film d’animazione che si può vedere gratis su YouTube Il film si intitola The Mountain, The Moon Cave and The Sad God ed esce nello stesso giorno del loro nuovo disco, The Mountain.
Ai Cèsar, il più importante premio cinematografico francese, il pubblico ha subissato di fischi il video tributo a Brigitte Bardot Pochi applausi, moltissimi fischi e anche un grido, che si è sentito distintamente durante la diretta: «Razzista!».
Una racconto distopico in cui l’AI distrugge l’economia mondiale pubblicato su un blog ha causato una perdita di 200 miliardi sul mercato azionario Secondo alcuni si è trattato di una coincidenza. Secondo altri, il racconto ha mandato nel panico gli investitori e stravolto i mercati per un giorno intero.
Mastro Lindo è andato in pensione dopo 68 anni di onorata carriera nell’industria delle pulizie La multinazionale P&G ha deciso di ritirare il logo e ha dato l'annuncio con una conferenza stampa tenuta dallo stesso Mastro Lindo su Instagram.
Paramount è riuscita a prendersi Warner, ma adesso dovrà pagare quasi tre miliardi di penale a Netflix Che si vanno ad aggiungere ai 77 che spenderà per completare l'acquisizione. Che comunque potrebbe non completarsi, se l'Antitrust non darà il via libera. E in questo caso, Paramount dovrà pagare altri 7 miliardi di multa.
Il ministro della Difesa pakistano ha dichiarato guerra all’Afghanistan con un post su X Per il diritto internazionale, ovviamente, non si può dichiarare guerra a un Paese via social, ma a Khawaja Mohammad Asif sembra non importare.
Non si è capito se è stato Morgan a non voler duettare con Chiello o Chiello a non voler duettare con Morgan nella serata delle cover di Sanremo Morgan ha detto che è stato lui a decidere di non esibirsi con Chiello, Chiello ha detto che la scelta di fare da solo è tutta sua.
I prezzi dei club di Berlino sono aumentati così tanto che è stato necessario inventarsi il termine technoinflazione Tutto è partito dal Berghain, ovviamente, che negli ultimi tre anni ha aumentato il costo del biglietto del 20 per cento. E tutti gli altri hanno seguito.

March Madness, la lettera consolatoria del presidente Clinton

10 Aprile 2013

L’altro ieri si è concluso ad Atlanta il torneo NCAA, il gran galà del basket universitario americano che paralizza per un mese un intero paese, in un fenomeno ben noto agli sportivi statunitensi e definito – non a caso – March Madness. La finale della prima divisione ha visto scontrarsi da una parte i Louisville Cardinals – grandi favoriti e allenati da quel Rick Pitino che ebbe già la soddisfazione di vincere il torneo nel 1996, con Kentucky – e dall’altra i Michigan Wolverines – outsider della competizione. Alla fine, come da pronostico, trionfa Louisville, con un Luke Hancock in stato di grazia.

Sono passati vent’anni dall’ultima volta che Michigan arrivò all’incontro decisivo. Allora in finale trovò North Carolina e l’epilogo fu lo stesso, ma il valore della rosa era tale da aver garantito ai suoi giocatori il soprannome di Fab Five, uno dei quintetti più forti della storia del basket universitario a stelle e strisce: tra loro c’era Chris Webber, poi diventato star dell’NBA tra le file dei Sacramento Kings e dei Washington Wizards, ritiratosi nel 2008. Quella serata tanto attesa probabilmente lo tiene ancora sveglio, certe notti.

Mancano 18 secondi alla fine della partita. North Carolina conduce per 73-71 su Michigan ma sbaglia un tiro libero. Dalla lunetta Webber arpiona il pallone, poi si guarda in giro, nervoso. Parte in palleggio, ma viene presto bloccato in un angolo da due difensori avversari. A quel punto, prende l’abbaglio che farà discutere per anni l’America: Webber, intrappolato, chiama un timeout che i Wolverines non avevano (esiste infatti un limite di 5 interruzioni per squadra). L’arbitro chiama il fallo tecnico, permettendo a North Carolina di andare a tirare due tiri liberi e vincere la partita.

La vicenda, oltre a gettare Webber nella disperazione per il suo abbaglio, ebbe una vasta eco nell’opinione pubblica. In molti consolarono il Fab: compagni, coach, giornalisti e amici. Non furono gli unici: a Webber arrivò una lettera la cui intestazione diceva “Casa Bianca”.

«Caro Chris, ti ho pensato molto da quando sedevo incollato alla tv durante il campionato», scrisse l’inquilino della suddetta Casa, un certo Bill Clinton; «so che non c’è nulla che io o altri possiamo dire per alleviare il dolore e la delusione per ciò che è successo. Tuttavia, per quel che vale tu e la tua squadra siete stati fantastici». La lettera chiudeva così: «Hai un grande futuro. Tieni duro.» Quel particolare spettatore non si sbagliava.

Immagine: i Fab Five nel 1993

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