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Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.

Come l’energy drink ha conquistato il mondo

09 Dicembre 2013

Il NYT Magazine ha pubblicato un pezzo che racconta la storia di una degli articoli di consumo più popolari: l’energy drink. Il mercato delle bevande energizzanti oggi è una realtà consolidata a livello globale, ma fino a pochi decenni fa questo tipo di bibite era molto meno diffuso di quanto si potrebbe immaginare.

L’energy drink, nella sua prima forma, nasce in Giappone. Qui nel periodo seguito alla seconda guerra mondiale si era diffusa l’abitudine di assumere anfetamine per rimediare agli strascichi psicofisici lasciati dal conflitto. Nel corso degli anni Cinquanta, per contrastarne l’abuso, le autorità nipponiche passarono una serie di leggi per mettere fuori legge queste sostanze. Fu però nel 1962 che un’azienda produttrice di bevande, Taisho, introdusse Lipovitan D, una bottiglietta dal contenuto energetico e – soprattutto – legale.

A partire dagli anni Ottanta, queste bibite ricche in vitamine e caffeina iniziarono a far parte del kit di sopravvivenza di manager e impiegati delle metropoli giapponesi, che se ne servivano per affrontare le giornate di lavoro più faticose. Uno spot giapponese dell’epoca raffigurava un personaggio in giacca e cravatta che firmava accordi e presenziava a summit in giro per il mondo a ritmo serrato, commentando con una tagline eloquente come «riuscite a combattere per 24 ore al giorno?».

Negli Stati Uniti queste bevande ebbero meno fortuna, all’inizio: il primo esempio di energy drink americano è Dr. Enuf, il prototipo di bibita vitaminica sviluppato da un chimico di Chicago nel 1949 (esiste ancora, anche se continua a vendere poco). Sempre negli anni Ottanta, Coca-Cola e Pepsi tentarono di presentare una versione “breakfast” dei loro prodotti (chiamata rispettivamente “Coca-Cola in the morning e Pepsi A.M.), ma ebbero scarsa fortuna.

Nel frattempo, però, la fama degli energy drink si espandeva dal Sol Levante all’Europa. Dietrich Mateschitz, responsabile del settore marketing di una società di prodotti da bagno austriaca, scoprì la novità durante un viaggio a Bangkok e ne rimase folgorato. Nel 1984 decise di licenziarsi e avviare una partnership con un produttore thailandese di un soft drink a base di caffeina e taurina, che tre anni dopo riuscì a portare in patria col nome Red Bull.

Nel 1997 Mateschitz sbarcò col suo prodotto negli Stati Uniti, generando di fatto il momento d’oro del settore che perdura ancora oggi. L’anno scorso la vendita al dettaglio di energy drink ha fatto incassare 11 miliardi di dollari al mercato americano. In realtà – spiega Gary Hemphill, direttore di ricerca alla Beverage Marketing Corporation, al NYT – i prodotti odierni non sono molto diversi da quelli rimasti per decenni in commercio sul suolo statunitense. La vera novità sta nel marketing: «Si tratta di una categoria di prodotto costruita attorno a un prezzo pieno pagato per merce di qualità, dal punto di vista degli ingredienti le somiglianze sono numerose», ha dichiarato Hemphill.

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