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Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
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David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
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In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.

L’epidemia di Hiv è arrivata dai Caraibi, non dall’Africa

27 Ottobre 2016

Un recente studio scientifico di cui s’è parlato molto nella stampa italiana e internazionale ha smontato la tesi secondo cui Gaëtan Dugas, un assistente di volo canadese, sarebbe stato il paziente zero della pandemia di Hiv nel Nord America. In realtà che Dugas non sia stato il primo diffusore del virus al di fuori del continente africano era cosa già nota: tra le altre cose ne scriveva David Quammen nel libro Spillover, edito in Italia da Adelphi. La novità interessante è però che la ricerca segue un approccio squisitamente genetico, confermando non soltanto che l’assistente di volo non era il paziente zero, ma che, come già si sospettava, il virus dell’Hiv sia arrivato in America passando per i Caraibi, e non direttamente dall’Africa, dove si era originato.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature con il titolo “1970s and ‘Patient 0’ HIV-1 genomes illuminate early HIV/AIDS history in North America” ed effettuato da una squadra di ricercatori, belgi, britannici e statunitensi, ha preso in esame i codici genetici dei virus prelevati da tessuti di pazienti che avevano contratto il virus negli anni Settanta, cioè prima che fosse riconosciuto dalla comunità scientifica. In base a queste analisi, sono giunti alla conclusione che l’epidemia americana si è diffusa a partire da New York e che è seguita a una «epidemia caraibica pre-esistente». Inoltre hanno confrontato i campioni degli anni Settanta con quelli di Dugas, confermando che nulla fa pensare che sia stato lui il paziente zero. Gli studi genetici sui virus sono utili per ricostruire la storia di un’epidemia, perché nel tempo e passando da un paziente all’altro il virus attraversa mutazioni.

Il virus dell’Hiv è stato identificato per la prima volta nel 1981. L’epidemia di Aids, la sindrome legata ed esso, è esplosa nel mondo occidentale, e in particolare negli Usa, nei primissimi anni Ottanta e tendeva a colpire soprattutto gli emofiliaci, i gay, gli eroinomani e gli haitiani. In realtà il virus, la cui origine è africana, esisteva da molto tempo prima: il primo contagio documentato da campioni di sangue è degli anni Cinquanta, ma è assai probabile che lo spillover, cioè il passaggio all’essere umano da un’altra specie, risalga all’Ottocento. Però fino agli anni Ottanta, quando molte persone cominciarono a morire negli Usa, nessuno se n’era accorto.

scoperta HIV

Ben presto sì capì che la malattia si trasmetteva con i fluidi corporei, dunque rapporti sessuali, siringhe condivise e trasfusioni (il che spiegava l’incidenza tra emofiliaci, gay ed eroinomani, ma non tra gli haitiani). Nel 1984 qualcuno provò a identificare Gaëtan Dugas, un giovane assistente di volo omosessuale, come paziente zero. Il suo mestiere gli permetteva di viaggiare molto, e infatti era stato anche in Africa, inoltre aveva molti partner: dunque era il profilo ideale.

Il fatto è che il virus non raggiunse l’America direttamente dall’Africa, bensì passando da Haiti. Lo studio pubblicato su Nature conferma il passaggio caraibico della malattia. Anche in questo caso, si tratta di un’ipotesi già avanzata da più parti. Sempre David Quammen in Spillover, per esempio, sosteneva che il passaggio dell’Aids da malattia confinata all’Africa centro-occidentale a una pandemia globale è avvenuto a causa di una «tempesta perfetta» passata da Haiti: dopo la decolonizzazione dell’Africa negli anni Sessanta, infatti, molti medici haitiani sono andati a lavorare lì, ma poi sono tornati a casa, portando con sé il virus; nel frattempo Haiti ha cominciato a esportare plasma, inoltre molti haitiani sono emigrati negli Usa: a causa di questi fattori, il virus ha raggiunto l’America, e da lì tutto il mondo. Lo studio di Nature, in pratica, conferma questa ricostruzione, ma partendo da un approccio genetico, anziché storico.

I tre medici che hanno identificato il virus: Luc Montagnier, Jean-Claude Chermann and Françoise Barre-Sinoussi (Getty)
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