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17:32 domenica 19 aprile 2026
Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.
Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
La coppia formata da Cameron Winter e Olivia Rodrigo è un enigma che nemmeno i social riescono a risolvere Cosa unisce la principessa del pop gen alpha con il cantante dei Geese? In attesa di capire se facciano davvero coppia, internet non sembra farsene una ragione.
Lana Del Rey ha fatto una canzone per 007 ma non tutti hanno capito che si tratta del videogioco e non del film Molti sono ancora confusi da "First Light": la canzone più bondiana di Lana Del Rey, che sembra la intro di un film di 007 ma un film non ce l'ha.
Le persone che si sono accaparrate i biglietti per le prime proiezioni di Dune 3 li stanno rivendendo su eBay a migliaia di dollari Su eBay si trovano biglietti per gli spettacoli in IMAX venduti al 1500 per cento del prezzo originale.
Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.

Un antropologo esperto di Polinesia ha fatto il fact-checking di Oceania

12 Gennaio 2017

È appena uscito Oceania, il cartone animato della Disney ambientato nella Polinesia tribale, e un antropologo specializzato nelle culture del Pacifico s’è preso la briga di fare un po’ di fact-checking, controllando l’accuratezza della sua storia, dei suoi personaggi e delle sue ambientazioni. Oceania racconta la storia di una ragazzina coraggiosa, Vaiana, aiutata da un semidio di nome Maui, che convince i suoi a esplorare l’oceano, contravvenendo a una tradizione locale di lungo corso che proibisce di oltrepassare la barriera corallina. A dire il vero il titolo originale del film sarebbe Moana, che nella versione inglese è anche il nome della protagonista, ma in Italia è stato cambiato perché evoca istintivamente associazioni con Moana Pozzi (“Moana” significa “oceano” in diverse lingue polinesiane).

La trama del film parte da un aspetto vero, e secondo molti misterioso, della storia antica delle popolazioni polinesiane, nota Doug Herman, ricercatore del Museo nazionale degli indiani americani di Washington, in un’analisi per il magazine dello Smithsonian. Si tratta di un capitolo noto agli studiosi come “la grande pausa”: per circa duemila anni, infatti, le popolazioni polinesiane hanno davvero smesso di solcare l’oceano e di navigare per lunghe distanze, ma poi hanno ripreso a farlo in modo relativamente improvviso. «La Polinesia occidentale, cioè le isole più vicine all’Australia e alla Nuova Guinea, sono state colonizzate dall’uomo 3500 anni fa», scrive l’antropologo, facendo notare che le popolazioni che si sono spinte fino a lì dovevano essere composte da esperti navigatori, capaci di usare «canoe dell’età della pietra per fare viaggi di migliaia di miglia». Tuttavia, prosegue, la Polinesia centrale e la Polinesia orientale sono state colonizzate soltanto a partire da 1500 anni fa: «Questo significa che, prima di arrivare alle Fiji, in Samoa e alle isole Tonga, i polinesiani si sono presi una pausa di quasi duemila anni».

Esistono però delle inesattezze culturali nel film.  Maui, per esempio, il semidio coprotagonista, era effettivamente venerato «come una figura eroica in gran parte della Polinesia». Però il cartone della Disney lo rappresenta come un gigante dall’aspetto di un uomo adulto, mentre nella mitologia polinesiana è un ragazzo. Inoltre nella cultura locale Maui è spesso accompagnato da una compagna, la dea Hina, che nel cartone non c’è. Infine, il film della Disney mette in scena dei piccoli mostri dispettosi chiamati Kakamora. L’antropologo spiega che i Kakamora sono veramente delle figure mitologiche polinesiane, ma non hanno affatto delle sembianze mostruose né un’attitudine maligna: si tratta di una popolo leggendario di piccoli uomini, paragonabili agli hobbit presenti nella cultura occidentale.

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