Hype ↓
04:43 lunedì 26 gennaio 2026
Kim Jong-un che fissa le persone mentre fanno il bagno alle terme è già il miglior meme del 2026 Il leader supremo della Corea della Nord ha festeggiato l'inaugurazione di un nuovo Centro vacanze fissando le persone che facevano il bagno e la sauna.
Un giornale portoghese ha scambiato Dario Ballantini, l’imitatore di Valentino, per il vero Valentino Lo ha fatto Jornal Expresso, che ha poi rimosso il post, anche se lo stesso Ballantini ha ammesso che «la nostra somiglianza in passato ha confuso pure Calvin Klein».
Il trasferimento del Leoncavallo in via San Dionigi è saltato e adesso non si sa che ne sarà del centro sociale A cinque mesi dallo sgombero di via Watteau, l'ipotesi via San Dionigi è definitivamente tramontata e ora non si sa come procedere.
Oltre 800 artisti hanno lanciato un appello per chiedere che la repressione delle proteste in Iran sia trattata come un crimine contro l’umanità Tra i firmatari ci sono anche Shirin Neshat, Jafar Panahi Juliette Binoche, Marion Cotillard e Yorgos Lanthimos.
Arctic Monkeys, Pulp, Blur, Fontaines D.C., Depeche Mode, Cameron Winter, King Krule, Wet Leg, Anna Calvi: l’album Help 2 è il sogno realizzato degli amanti dell’indie E questi sono solo alcuni degli artisti e delle band riuniti dalla War Child Records per questo album di beneficenza che uscirà il 6 marzo.
Jeremy Strong è talmente fan di Karl Ove Knausgård che lo ha anche intervistato per Interview I due hanno parlato del nuovo romanzo di Knausgård ma soprattutto di quanto entrambi odino essere famosi.
A Davos gli Stati Uniti hanno presentato il piano per la costruzione di “New Gaza” ed è peggio delle peggiori aspettative Si è parlato molto di grattacieli e appartamenti di lusso affacciati sulla costa, molto poco, quasi per niente del futuro di istituzioni e popolo palestinese.
Cameron Winter dei Geese ha tenuto un concerto a sorpresa a un minuscolo evento di beneficenza per Gaza Si è esibito per 250 fortunati e ignari spettatori al Tv Eye di New York, presentandosi pure con un nome falso, Chet Chomsky.

Brontobytes & Co.

Abbiamo archivi di dati sempre più grandi, talmente grandi che siamo a corto di unità di misura da utilizzare. E si apre la sfida a chi trova il nome migliore.

09 Novembre 2012

Uno dei pochissimi ricordi delle elementari che conservo – il resto è andato disperso in un mare di noia – è il giorno in cui mi sono messo d’impegno a imparare le unità di misura di quantità. Cose come: decametro, decilitro, centilitro, ettometro. Wow, che spasso. E ricordo che feci molta fatica a impararli, non perché fossero complicati ma perché, nella mia seppur breve vita, non ricordavo di aver mai sentito frasi come: “La mia casa dista da quella di Marco solo qualche ettometro” o “Ehi, quella cisterna deve contenere un bel po’ di decalitri d’acqua!”, quindi mi sembavano impossibili da applicare alla vita reale.

Ad ogni modo, il mio disinteresse nei confronti delle unità di misura di piccolo grado si è parzialmente dissolto nel corso degli anni: mi affascinano le distanze enormi (parsec, anni solari) e in genere quelle con cui si misura l’enormità del mondo e dell’universo. Ciò vale ancor di più quando usciamo dalla misura di dati materiali (distanza, peso, ecc.) e passiamo al microscopico mondo dell’informazione digitale. Ci sono paroline come kilo, mega e giga che tutti noi conosciamo e usiamo di continuo e ce ne sono altre, come tera, che stanno lentamente entrando nel vocabolario dell’utente medio. Sono unità di misure per i byte, il metro con cui misuriamo i dati: un byte contiene otto 1 e otto 0 – le due cifre di cui si compone il linguaggio binario. Ma guardatevi attorno: il progresso tecnologico ha resp i giga prassi quotidiana e i tera ormai diffusi. E nel frattempo la nostra vita si basa sempre più sul web, e ciò comporta che da qualche parte ci sono archivi digitali che non sanno più che farsene dei termini giga e tera. Vogliono di più, nuovi termini per misurare una babele globale in continua crescita.

Finora il limite è rappresentato dallo yotta (yottabite), nomigliolo che non spiacerebbe a George Lucas che rappresenta il numero 1,000,000,000,000,000,000,000,000. A quanto corrisponde uno yotta di bit? All’oceano di big data che, come scrive Forbes, la National Security Agency statunitense ha accumulato nel nome della nostra sicurezza (pare): un oceano di dati personali e aziendali legati all’utilizzo di internet spesso definito un piccolo Grande Fratello dai difensori della privacy (per maggiori informazioni, ecco la storia di copertina che Wired Usa ha dedicato alla Nsa lo scorso marzo). Secondo l’autore di questo video, per esempio, uno yottabite potrebbe contenere 9 miliardi di anni di materiale video di qualità Blu Ray. Ecco quanto “pesano” le nostre vite in un hard disk.

Ma tralasciamo per un istante la questione della privacy (che meriterebbe un capitolo, anzi un libro, a sé). A interessarci in questo momento è il concetto di yotta, il limite che nessun’altro aveva mai raggiunto. Non si tratta ovviamente di un confine invalicabile: l’informazione digitale è in perenne espansione come l’Universo e presto serviranno nuove unità di misura. Un universo inesplorato e, ovvio, finora senza nome. Proprio per questo motivo è già cominciata una piccola guerra per definire le nuove unità di misura per quantità ancora maggiori. Secondo il sito del Boston Globe, per esempio, un candidato papabile sarebbe il brontobyte. A coniare la parolina magica è stato il sito tecnologico GigaOm nel tentare di definire la quantità di dati che potremmo ritrovarci ad accumulare con la nascita del cosidetto “Internet of things”, ovvero la fase che verrà quando anche gli oggetti innanimati – dalle automobili ai forni di casa, dai termostati agli aerei di linea – saranno connessi a Internet, causando un cambio di paradigma nella nostra concezione di rete. Alcuni esempi per capire l’entità della svolta informatica: il Large Hydron Collider produce attualmente un petabyte al secondo; i sensori di un Boeing accumulano 20 tetrabyte all’ora; e così via, aggiungendo molti altri oggetti, anche di uso comune, e possiamo immaginare come nel prossimo futuro le informazioni disponibili online aumenteranno sensibilmente.

Ma come dare un nome alla quantità di dati che creeremo? Per ora non si sa, anche se qualcosa si muove sullo sfondo: per esempio, il brontobyte, ovvero 1×10^27 (1.000.000.000.000.000.000.000.000.000) – una cifra talmente enorme che non aveva un nome, anzi sì, forse ora ce l’ha.

Non vi piace la parola? Austin Sendek, studente di fisica alla University of California, è d’accordo con voi: per questo ha lanciato la candidatura a “unita di misura internazionale” del suffisso hella-. “Hella” è un termine dello slang nord californiano che significa “molto” e hellabyte è spesso utilizzato informalmente per indicare un numero enorme. Secondo il progetto di Sendek, però, un hellabyte dovrebbe prendere il posto che il brontobyte sta lentamente conquistandosi (1×10^27) e così ha aperto anche un nerdissimo gruppo su Facebook (che al momento conta più di 60 mila iscritti) per rendere il termine un unità di misura internazionale.

Come finirà? Vedremo, nel frattempo ci preme rassicurare il lettore precisando che, comunque vadano le cose, l’utente medio non avrà molte occasioni di utilizzare questi termini nel quotidiano (“Volevo un hard disk da 2 bronto, grazie”). E una volta stabilita la nuova unita di misura ufficiale, prepariamoci a quelle che verranno, all’infinito. O perlomento, fino a 1×10^99. Poi basta, perché la parola per esprimere 1×10^100 esiste già: si chiama Googolbyte, è stata inventata nel 1938 e ha ispirato il nome di un sito che probabilmente conoscete.

Queste sono le unità di misura che ci piacciono. Altro che i decametri.

(Immagine via)

Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.