Pur di costringerle a usare la sua app di messaggistica, il governo russo ha improvvisamente impedito l’accesso a Whatsapp a 100 milioni di persone
Tutto pur di costringere i russi a iscriversi a Max, una app molto simile a Whatsapp ma controllata dal governo stesso, ovviamente.
La contrapposizione tra i vecchi blocchi della Guerra fredda torna in veste nuova e rivisitata spostandosi, tralasciando per un momento tutto quello che sta succedendo tra Russia e Stati Uniti, sul web. E nello specifico nel campo delle piattaforme di messaggistica. Dal pomeriggio di mercoledì 11 febbraio, 100 milioni di utenti russi non riuscirebbero più ad accedere a Whatsapp a causa della rimozione dell’app da un “registro online” – tenuto e gestito dal governo, ovviamente – in cui vengono iscritte tutte le app il cui uso è consentito nel Paese. L’iniziativa arriva dopo, come fa sapere il Financial Times, mesi di tentativi di dialogo tra Meta (l’azienda proprietaria di Whatsapp) e l’autorità nazionale di regolamentazione delle telecomunicazioni, la Roskomnadzor. Di fatto,
Le rimozioni sembrano essere il culmine di un lungo sforzo da parte del regime russo per spingere i cittadini verso un’applicazione “rivale” chiamata Max, modellata sul cinese WeChat, che combina messaggistica e servizi governativi, ma senza alcuna crittografia, quindi senza nessuna vera e propria protezione per i dati degli utenti. Come riporta Bbc, Whatsapp ha dichiarato che la mossa spingerebbe 100 milioni di utenti verso un’applicazione “di sorveglianza e di proprietà dello Stato”. Dall’altra parte, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato che Meta potrebbe riprendere le operazioni se “rispettasse la legge e avviasse un dialogo”, ma che non avrebbe “alcuna possibilità” se si rifiutasse. L’azione contestata, secondo la legge russa, sarebbe il rifiuto di archiviazione dei dati degli utenti russi all’interno di server localizzati nel Paese, una mossa alla quale avrebbe aderito anche Telegram. Su internet, anche i blogger russi filogovernativi lamentano che la misura ostacoli le comunicazioni sul campo.
Meta, dal 2022, è stata iscritta nella lista delle “organizzazioni estremiste”. Di conseguenza Facebook e Instagram sono state bloccate in Russia e sono accessibili solo attraverso reti private virtuali (Vpn). Parallelamente, il progetto russo che si occupa di diritti digitali “Na Svyazi” (In Touch) ha riferito che la Russia sta rimuovendo sempre più siti web dalla directory degli indirizzi Internet gestita dallo Stato, controllata da Roskomnadzor. Ha affermato che 13 risorse popolari sono ora scomparse dal Sistema Nazionale dei Nomi di Dominio (Nsdi), tra cui YouTube, Facebook, WhatsApp web, Instagram, Bbc e Deutsche Welle.
La vittoria è stata così larga che a un certo punto si sono accorti che non avevano più deputati da mandare alla Camera.