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Viaggiare da casa ascoltando il suono degli aerei

Inizia la fase 2, ma volare resta un'idea lontana. A meno di non mettersi comodi in poltrona ad ascoltare il rumore dei voli su YouTube e Spotify.

di Davide Coppo

Un frame tratto da Youtube della simulazione sonora di un volo da New York a San Francisco

Che si possa andare a correre al parco, comprare generi di non-prima necessità, fare pranzi con gli zii, che si possa soprattutto tornare a lavorare negli uffici, ma non si possa contemplare la possibilità di fuggire da tutto questo, appare più beffardo che ironico. I primi tentativi di ritorno alla normalità sono come i primi secondi del risveglio: gli attimi probabilmente peggiori della giornata.

Con l’avvicinarsi dell’estate – mentre scrivo, mancano appena sei settimane, e la primavera che va tramontando è stata vissuta interamente in una specie di realtà virtuale – la cosa che inizia a mancare di più, più di quel ristorante, più delle amicizie, è l’esperienza del viaggio. Il mare, naturalmente, più di tutto, per altri sarà la montagna o una casa in campagna o magari ci sono ancora quelli – strani – che ad agosto vogliono visitare le cosiddette città d’arte. Ma più che la destinazione – un’estate in città non sarà un’esperienza nuova per nessuno – la malinconia è del moto a luogo, l’esperienza, che rimarrà ancora per mesi remota, di spostarsi su un apparecchio metallico e migliaia di metri dal suolo. Per ritrattare un aforisma banalissimo: viaggiare, più che arrivare.

Il mondo contemporaneo, fortunatamente, offre una quantità di metodi di escapismo tale per cui qualcuno dovrebbe prendersi il fardello di riscrivere Controcorrente in una versione contemporanea, allenandosi a immaginare quali soluzioni possa trovare un Des Esseintes del 2020. Una di queste, che funge da surrogato di quell’esperienza del viaggiare, sono i “rumori di viaggio”: playlist, o tracce audio, comodamente fruibili dalle maggiori piattaforme di streaming (no ad). In fatto di rumori di mezzi di trasporto, nessuno riesce a fornire un’esperienza di rilassatezza pari a quella di una cabina di aereo. Le luci spente ad alta quota, i motori ridotti alla velocità di crociera, e l’intera cabina in silenzio.

Una traccia che funziona bene è su Spotify, si chiama “Airplane Travel Sound 1 Hour” ed è sviluppata da Tmsoft, che a quanto capisco è un’azienda specializzata in tracce di rumore bianco. Da qualche anno, probabilmente in coincidenza con lo sviluppo e il perfezionamento delle cuffie noise cancelling, sono tornati di moda i suoni rilassanti che sembravano nati e morti negli anni Novanta, i cd con le brutte copertine di cascate e uccelli tropicali, giungle equatoriali, gli immancabili richiami di balene. Oggi si chiamano ASMR, e sono qualsiasi cosa: cacciaviti che grattano il legno, scarponcini che calpestano foglie secche, voci femminili adolescenziali che bisbigliano parole incomprensibili. Il confine tra il rilassante e il cringe è molto sottile.

Questa traccia dura un’ora, ed è descritta così: «L’aeroplano ha raggiunto l’altitudine di crociera e puoi stenderti e rilassarti con il lieve ronzio dell’aereo che ti sta portando verso la tua prossima avventura». In breve: funziona benissimo. L’ho messa sullo stereo un volume giusto, non troppo alto per non avere la sensazione di essere in un aereo cargo senza protezioni antirumore, non troppo basso da poterlo ignorare, e mi sono steso su una poltrona a leggere, con il telefono in modalità aereo. La cosa migliore, rispetto a qualsiasi altra musica, anche il più morbido e innocuo elevator jazz, è che in questo caso sai benissimo, ed è parte dell’esperienza rilassante, che il rumore rimarrà costante fino alla fine, senza pause, acuti, o accelerazioni. Ascoltarla quando il sole è tramontato aiuta: con la finestra aperta, i rumori dei vicini, delle rondini o dei corvi cittadini renderebbero il tutto molto meno immersivo. Funziona, davvero: c’è una parte di cervello, nella mia esperienza, che riesce a convincersi di essere in aereo, e a rilassarsi mettendosi in una modalità di risparmio energetico per cui le frenesie di alzarsi, controllare Instagram, mangiare un boccone, versarsi un goccio di vino vengono completamente eliminate. Sei al tuo posto. Stai seduto. Non puoi fare niente se non accettare questa condizione. A pensarci, è il funzionamento di base delle forme più semplici ed efficaci di meditazione. Naturalmente, queste playlist funzionano perché sono registrate bene, ma soprattutto perché abbiamo esperienza della versione “vera”, fuori dalla simulazione, e la richiamiamo alla memoria. Ci immergiamo, e ci inganniamo da soli, felicemente.

Funziona molto bene anche “Quiet Airplane Cabin White Noise Ambience for Relaxation, Deep Sleep, Insomnia, Meditation and Study”, che dura soltanto dieci minuti ma ha la profondità giusta dei reattori più potenti, e allora si può immaginare un volo di diverse ore, un Airbus A380 diciamo, di quelli larghi e con spazio per le gambe anche in Economy. Nonostante un brevissimo fade out, mettendolo in loop si può andare avanti anche per tutte le 6 ore di un Milano-Dubai. A un certo punto c’è anche un beep di qualcuno che chiama una hostess o uno steward, forse per avere una coperta in più.

Non tutte le tracce che dicono di voler riprodurre la rilassatezza di un aereo in quota funzionano. Molte sono fastidiose: sembrano registrate male, solo acuti e nessun basso, come se fossero una voce nasale e costante. Altri ancora non c’entrano niente con un aereo: “Airplane Cabin: No Layover”, prodotto da Zen Sounds, sembra un effetto mandato in loop per errore di un film catastrofico, quella vibrazione profonda presagio di un terremoto o di un dinosauro riprodotta incessantemente per dieci minuti.

L’esperienza migliore, probabilmente, si trova su YouTube: si chiama “Relaxing Plane Sound with Lightning Storm while Flying” ed è la registrazione di un vero volo tra New York e San Francisco (la differenza tra un volo vero e un “simulatore di suono” è che nel primo caso, se vai avanti di due minuti, si sente la differenza: non è un pattern) con, incredibilmente, nessuna interruzione. Purtroppo il video è stato tagliato e compresso in un’ora soltanto, per cui a un certo punto c’è un taglio che ci porta direttamente alla fase di discesa verso l’aeroporto, ma funziona in fondo come se ci si risvegliasse da un lungo sonno: si sentono i carrelli abbassarsi, e i motori accelerare e decelerare per perdere quota. A questo punto si può anche posare il libro, o alzarsi dal divano, e guardare il computer che sta trasmettendo la traccia: su YouTube non c’è solo l’audio, ma anche il video. È buio pesto, le luci della pista arrivano all’improvviso, l’atterraggio è perfetto. Il commento più recente dice: «Chi altro sta guardando questo video durante la quarantena, sognando di uscire di casa?».

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