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22:56 giovedì 10 settembre 2026
I Muse hanno dovuto cambiare nome utente su Instagram perché Muse ora è il nome del nuovo assistente AI di Meta La band è stata costretta ad abbandonare @Muse e accontentarsi di @Musetheband, perché l'AI, evidentemente, conta più della band.
Un’inchiesta di Haaretz sul 7 ottobre 2023 è valsa al giornale una querela di Benjamin Netanyahu in persona Il giornale sostiene che Netanyahu non prese alcuna iniziativa nonostante fosse stato avvertito di un imminente attentato di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre.
Il crossover tra A24 e Dior sembra strano ma in realtà ha perfettamente senso sia per A24 che per Dior Per i prossimi due anni il brand diverrà main partner del Cherry Lane Theatre di New York, istituzione centenaria acquisita da A24 nel 2023
Il nuovo corto di Maison Margiela sembra il trailer di un film di Dario Argento Si chiama Anonymity e ricorda molto Suspiria, sia per alcune scene che per la colonna sonora che cita le musiche dei Goblin.
Mamdani ha reso pubbliche 170 mila pagine di report, dichiarazioni e indagini sulla qualità dell’aria dopo l’attentato alle Torri Gemelle Quattro amministrazioni comunali diverse hanno tenuto quelle carte fuori dalla portata del pubblico, del Congresso e del consiglio comunale, mentre i funzionari continuavano a definire l'aria sicura e accettabile. Ora sono consultabili online.
Per la prima volta un’AI ha progettato virus mai esistiti in natura e perfettamente replicabili in laboratorio Una scoperta potenzialmente molto utile per la medicina ma con dei lati inquietanti, per via delle possibili applicazioni dei virus come armi biologiche.
Presto potremo ascoltare l’ultimo brano inedito di Gino Paoli: l’avrebbe dovuto cantare con Ornella Vanoni Si chiama "Quando ti rivedrò", farà parte della nuova edizione di Appunti di un lungo viaggio, nel catalogo Sugar, e uscirà il 23 settembre nella notte tra i compleanni di Ornella Vanoni e Gino Paoli.
Il documentario di Paul Thomas Anderson sul concerto di Cameron Winter alla Carnegie Hall arriverà in streaming su Mubi Per il momento non c'è ancora una data d'uscita ufficiale, però. Sappiamo solo che il film lo potremo vedere nel 2027.

Fotografare il Coronavirus a Vo’

Un fotografo ha documentato l'indagine più approfondita sull'intera popolazione organizzata durante la pandemia nel paese diventato zona rossa il 22 febbraio insieme a Codogno e Lodi.

12 Giugno 2020

Il 21 Febbraio è mancato Adriano Trevisan, 78 anni, primo morto per Coronavirus in Italia e in Europa. Il 22 Febbraio Vo’ è diventata “zona rossa” insieme a Codogno e Lodi: non si poteva più uscire né entrare. Mi sono interessato a questa storia circa una settimana più tardi, quando il dottor Crisanti, padre del “modello veneto” e professore di Microbiologia all’Università di Padova, ha iniziato a coordinare i test a tampone su tutti gli abitanti del comune. Ciò che in quell’occasione mi ha colpito maggiormente è stata la partecipazione di massa da parte della comunità: il 95% degli abitanti ha aderito all’esperimento. Un’indagine così approfondita su un’intera popolazione non è stata fatta nemmeno in Cina. Ho dato inizio alla mia ricerca contattando l’Università di Padova e congiuntamente il sindaco di Vo’ Giuliano Martini, per approfondire e soprattutto avere il loro permesso di fotografare. La disponibilità da parte di tutti è stata inaspettata, la mediazione da parte delle istituzioni ha facilitato molto il mio lavoro con il personale sanitario e i cittadini. Da quel momento ho iniziato a fotografare le attività essenziali rimaste aperte durante il lockdown, come il supermercato, le Poste, i corrieri, la farmacia, etc.

In seguito mi sono dedicato al personale sanitario e ai successivi screening fino a una settimana fa, quando sono andato a fotografare la macchina che analizza 9 mila tamponi al giorno (tra cui il mio, negativo). Proprio il sindaco Martini racconta che se inizialmente il virus colonizzava ogni discussione, rendendo ancora più opprimente il clima, con il passare dei giorni, la condivisione di una situazione inedita ed estrema ha avvicinato le persone: «Si è creato un bel senso di cooperazione». Grazie a questo grande sentimento collettivo sono state salvate decine di vite.

Verso la fine di Febbraio ho cominciato a perdere diversi lavori e mi sono improvvisamente trovato con molte settimane vuote davanti a me. Mi sentivo confuso sul da farsi e ho cominciato a chiedermi cosa avrei dovuto fotografare e soprattutto: devo per forza fotografare? Nei mesi successivi ho seguito attentamente il dibattito sulla fotografia tramite tutte le dirette di cui venivo a conoscenza, sentivo il bisogno di riflessioni per orientarmi in questa situazione inedita. Tra le più lucide ho trovato quelle di Michele Smargiassi il quale, tramite un sondaggio, chiedeva ai propri lettori quali fossero le immagini di questo periodo rimaste impresse nella memoria collettiva. La classifica è stata:

  1. Le colonne notturne di camion militari che portano via le bare;
  2. L’infermiera Elena Pagliarini che crolla addormentata al suo posto di lavoro al termine di un massacrante turno di servizio notturno;
  3. Papa Francesco che parla in una piazza San Pietro deserta.

Cito questo articolo perché penso che proprio queste immagini abbiano cambiato qualcosa nella nostra percezione dell’emergenza, dandoci più consapevolezza di ciò che stava accadendo. Un altro aspetto interessante che evidenzia Smargiassi è che 2 immagini su 3 sono state scattate da non professionisti, anche se poi aggiunge: «Credo che dovranno rimanere, di questo tempo di eccezione, come di tutti i tempi della storia, non solo le testimonianze dirette di chi lo ha vissuto, ma anche racconti e riflessioni consapevoli, in parole e in immagini, perché la memoria collettiva non è una raccolta immediata del dato di fatto, ma è rielaborazione e ripensamento».

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