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07:34 sabato 18 luglio 2026
Sta per arrivare You Never Did Anything Wrong, Part II (2026), il nuovo film di Nan Goldin Lo presenterà a novembre a Londra, alla Hayward Gallery del Southbank Centre, la sua prima grande mostra inglese in 24 anni.
Lana Del Rey ha rimandato per l’ennesima volta l’uscita del suo nuovo disco, ma per farsi perdonare ha detto che nel frattempo ha quasi finito anche quello successivo Bisogna aspettare ancora un mese, come minimo, per ascoltare Stove e, forse, anche Spyda, i due album che l'artista definisce «tra i più belli che abbia realizzato».
Einaudi sta per pubblicare un nuovo libro di David Foster Wallace Esce il 25 agosto con il titolo Contro il fatalismo: è la tesi con la quale si laureò in metafisica, un saggio breve che affronta criticamente l’idea del fatalismo.
Le matite Ikea sono diventate uno degli strumenti più usati nelle sale operatorie perché sono gratis, sono piccole e scrivono benissimo sulle ossa A quanto pare, i chirurghi di mezzo mondo adorano questa matita e vorrebbero che Ikea ne producesse una linea pensata appositamente per loro.
Una ricerca ha scoperto che il cromosoma Y, quello che determina il sesso biologico maschile, sta letteralmente perdendo pezzi e potrebbe scomparire Quando i primi mammiferi sono comparsi sulla Terra, il cromosoma Y conteneva 900 geni. Oggi ne contiene appena 55 e continua a perderne.
Questo fine settimana, tra le colline toscane, si tiene la prima edizione di Metallic Memories, un nuovo festival dedicato a musica, cibo e cultura palestinese Due giorni di festa nell'azienda agricola Terrafranta, vicino Firenze, organizzati da Palestinian Sound Archive/Majazz Project.
Per impedire alle AI di rubare i testi altrui, un designer ha inventato un font che le AI non riescono a leggere Si chiama Ghost Font ed è basato su un'illusione ottica, un "trucco" nel quale le intelligenze artificiali cascano il 100 per cento delle volte.
Cicciolina è la protagonista della nuova campagna di Vivienne Westwood Scattata da Juergen Teller nello showroom di Belloni, tra salotti, studi e boudoir, Ilona Staller posa insieme a «un mix di amici e persone selezionate per strada».

Fotografare il Coronavirus a Vo’

Un fotografo ha documentato l'indagine più approfondita sull'intera popolazione organizzata durante la pandemia nel paese diventato zona rossa il 22 febbraio insieme a Codogno e Lodi.

12 Giugno 2020

Il 21 Febbraio è mancato Adriano Trevisan, 78 anni, primo morto per Coronavirus in Italia e in Europa. Il 22 Febbraio Vo’ è diventata “zona rossa” insieme a Codogno e Lodi: non si poteva più uscire né entrare. Mi sono interessato a questa storia circa una settimana più tardi, quando il dottor Crisanti, padre del “modello veneto” e professore di Microbiologia all’Università di Padova, ha iniziato a coordinare i test a tampone su tutti gli abitanti del comune. Ciò che in quell’occasione mi ha colpito maggiormente è stata la partecipazione di massa da parte della comunità: il 95% degli abitanti ha aderito all’esperimento. Un’indagine così approfondita su un’intera popolazione non è stata fatta nemmeno in Cina. Ho dato inizio alla mia ricerca contattando l’Università di Padova e congiuntamente il sindaco di Vo’ Giuliano Martini, per approfondire e soprattutto avere il loro permesso di fotografare. La disponibilità da parte di tutti è stata inaspettata, la mediazione da parte delle istituzioni ha facilitato molto il mio lavoro con il personale sanitario e i cittadini. Da quel momento ho iniziato a fotografare le attività essenziali rimaste aperte durante il lockdown, come il supermercato, le Poste, i corrieri, la farmacia, etc.

In seguito mi sono dedicato al personale sanitario e ai successivi screening fino a una settimana fa, quando sono andato a fotografare la macchina che analizza 9 mila tamponi al giorno (tra cui il mio, negativo). Proprio il sindaco Martini racconta che se inizialmente il virus colonizzava ogni discussione, rendendo ancora più opprimente il clima, con il passare dei giorni, la condivisione di una situazione inedita ed estrema ha avvicinato le persone: «Si è creato un bel senso di cooperazione». Grazie a questo grande sentimento collettivo sono state salvate decine di vite.

Verso la fine di Febbraio ho cominciato a perdere diversi lavori e mi sono improvvisamente trovato con molte settimane vuote davanti a me. Mi sentivo confuso sul da farsi e ho cominciato a chiedermi cosa avrei dovuto fotografare e soprattutto: devo per forza fotografare? Nei mesi successivi ho seguito attentamente il dibattito sulla fotografia tramite tutte le dirette di cui venivo a conoscenza, sentivo il bisogno di riflessioni per orientarmi in questa situazione inedita. Tra le più lucide ho trovato quelle di Michele Smargiassi il quale, tramite un sondaggio, chiedeva ai propri lettori quali fossero le immagini di questo periodo rimaste impresse nella memoria collettiva. La classifica è stata:

  1. Le colonne notturne di camion militari che portano via le bare;
  2. L’infermiera Elena Pagliarini che crolla addormentata al suo posto di lavoro al termine di un massacrante turno di servizio notturno;
  3. Papa Francesco che parla in una piazza San Pietro deserta.

Cito questo articolo perché penso che proprio queste immagini abbiano cambiato qualcosa nella nostra percezione dell’emergenza, dandoci più consapevolezza di ciò che stava accadendo. Un altro aspetto interessante che evidenzia Smargiassi è che 2 immagini su 3 sono state scattate da non professionisti, anche se poi aggiunge: «Credo che dovranno rimanere, di questo tempo di eccezione, come di tutti i tempi della storia, non solo le testimonianze dirette di chi lo ha vissuto, ma anche racconti e riflessioni consapevoli, in parole e in immagini, perché la memoria collettiva non è una raccolta immediata del dato di fatto, ma è rielaborazione e ripensamento».

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