Hype ↓
09:46 lunedì 30 marzo 2026
Il libro fotografico del reunion tour degli Oasis conterrà più di mille foto inedite Si intitola Oasis Live ‘25 Opus, uscirà a maggio e verrà venduto in diverse versioni, la più "ricca" delle quali costerà quasi 1500 euro.
LuisaViaRoma, una delle storiche mete dello shopping italiano, è in grave crisi L'azienda ha chiesto al Tribunale 60 giorni di tempo per presentare un piano di risanamento e ripagare i debiti. Nel frattempo i dipendenti hanno scioperato e i sindacati parlano di «scelte manageriali non adeguate».
A Seoul c’è un club del libro in cui si leggono i libri mentre si ascolta la techno «Ritmi ripetitivi e suoni minimali aiutano a immergersi più a fondo nella lettura», dicono gli organizzatori di questo curioso club del libro.
Sui profili social della Casa Bianca sono apparsi degli inquietanti post di cui nessuno sta capendo né il senso né lo scopo Foto sgranatissime, video incomprensibili, una musica che se ascoltata al contrario riproduce il messaggio «exciting announcement tomorrow».
Sta per arrivare un musical di Trainspotting con canzoni scritte da Irvine Welsh La prima è prevista per luglio al Theatre Royal Haymarket di Londra, giusto il tempo di far finire a Welsh tutte le canzoni a cui sta lavorando.
Nella guerra in Iran, per la prima volta nella storia i data center privati sono stati attaccati in quanto obiettivi militari legittimi I Pasdaran hanno iniziato a colpire i data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, sostenendo che gli attacchi di Usa e Israele passano anche da quelle strutture.
Per la sorpresa di nessuno, la persona più contenta della decisione del CIO di escludere le donne trans dalle gare olimpiche femminili è J.K. Rowling La decisione del Cio l'ha talmente entusiasmata che si è persino dimenticata di commentare il trailer della nuova serie di Harry Potter.
Gregory Bovino, il famigerato capo dell’operazione anti immigrazione di Minneapolis, è andato in pensione e ha detto che il suo unico rimpianto è non aver espulso più immigrati Dopo la disastrosa operazione nelle Twin Cities, Bovino era stato declassato e rinnegato dall'amministrazione Trump. Ora va in pensione, rivendicando tutto.

Tuvalu ha un seggio, la Palestina no

Vedi alla voce #IfPalestineWereAState. Tre frasi per capire cosa c'è in gioco al Palazzo di Vetro

21 Settembre 2011

Le Nazioni Unite contano ad oggi 193 membri. Tra questi la Repubblica di Tuvalu, isola polinesiana di circa diecimila abitanti che vanta tra gli introiti principali l’affitto del dominio .tv. Al contrario manca all’appello la Palestina, nazione a cui è stata sancito il diritto a un’esistenza indipendente da una risoluzione Onu del 1947. Come ormai già molti di voi sapranno, e salvo retromarcia dell’ultima ora, questo venerdì i rappresentanti palestinesi chiederanno, per la prima volta, di essere ammessi come nazione indipendente nel consesso del Palazzo di Vetro.

Quel “come nazione indipendente” è importante per due motivi. Primo: i rappresentanti palestinesi partecipano già ad alcune riunioni Onu in quanto membri dell’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina, fondata da Arafat), che è membro osservatore. Secondo: ai palestinesi non interessa tanto partecipare alle attività Onu, quanto dichiarare la loro indipendenza. Unilateralmente e alla facciazza di Israele.

La questione è complicata. Perché da un lato – carta canta – i palestinesi hanno tutti i diritti di ottenere l’indipendenza. Dall’altro lato, alcuni temono che a) una dichiarazione unilaterale possa portare a uno scontro frontale con Israele, e che b) una dichiarazione senza un’indipendenza di fatto sia una presa per i fondelli soprattutto per i palestinesi. Dunque è un bene o un male che i palestinesi dichiarino indipendenza davanti all’Onu? Qui non è tradizione fornire risposte, semmai ci interessano le domande. E leggendo qua e là abbiamo trovato alcuni spunti per porci altre domande.

E’ la tempesta perfetta
Mark LeVine, docente di Storia islamica, chitarrista e autore di Rock the Casbah, su Al Jazeera
Bel pasticcio per Obama, che si trova davanti a un bel dilemma. Per ottenere lo status finale di nazione indipendente, infatti, ai palestinesi non basta il voto dell’Assemblea generale, che si dovrebbe svolgere venerdì. Hanno bisogno dell’approvazione del Consiglio di Sicurezza, dove gli Usa hanno diritto di veto. Se Obama non pone il veto si aliena del tutto il mondo musulmano, se non lo fa non solo si aliena Israele, ma manda a pallino oltre 15 anni di negoziati sostenuti dagli americani, che puntavano sul raggiungimento di un accordo tra israeliani e palestinesi, non a una dichiarazione unilaterale di indipendenza.
In realtà il modo di salvare capra e cavoli ci sarebbe. I rappresentanti palestinesi possono evitare di andare davanti al Consiglio di Sicurezza… a patto di accontentarsi di essere riconosciuti come “Stato osservatore,” anziché come pieno membro dell’Onu. Proprio come il Vaticano.

Vedi alla voce: “agire coerentemente”
Steve Coll, giornalista premio Pulitzer, sul New Yorker
Chiedere quali sono i requisiti per entrare a fare parte delle Nazioni Unite? “Un po’ come quando si è in fila davanti a un night, se ti fai questa domanda vuol dire che non li possiedi,” scrive Coll. Detto questo, lo stesso premio Pulitzer ricorda che esiste una convenzione (mai sentito parlare di Montevideo 1933?) che pone quattro requisiti: 1)avere una popolazione permanente, 2) un territorio definito, 3) un governo e 4) la capacità di entrare in relazione con gli altri Stati. Ebbene, è su quest’ultimo punto che è lecito avere qualche dubbio: con Fatah, che governa la Cisgiordania, e Hamas, che ha preso di fatto il potere nella Striscia di Gaza, in perenne lotta tra loro… possiamo davvero pensare che “la Palestina abbia la capacità di agire in modo coerente?”

Terra chiama Palestina: “disconnessione dalla realtà”
Ali Abunimah, fondatore di Electronic Intifada, su Foreign Affairs
La decisione da parte del presidente palestinese Abu Mazen di dichiarare unilateralmente l’indipendenza in sede Onu nasce in teoria con un obiettivo: bypassare lo stallo del processo di pace. Ma, sostiene Abunimah, così facendo lo stesso Abu Mazen porta alla luce una delle contraddizioni principali del processo di pace: “La disconnessione tra la fondazione di uno Stato e la realtà.” Ora, da che mondo e mondo i ragazzi di Electronic Intifada ce l’hanno sempre avuta con il processo di pace: problemi seri, problemi loro. Ma su una cosa Abunimah ha ragione: dichiarare l’indipendenza sulla carta senza porre fine all’occupazione militare sul campo rischia di essere una presa per i fondelli.

A proposito: ma che ci fa Electronic Intifada su una rivista così ingessata come Foreign Affairs? Davvero i tempi stanno cambiando…

Articoli Suggeriti
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Leggi anche ↓
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero