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16:35 martedì 7 aprile 2026
La Sydney Opera House ha pubblicato sul suo canale YouTube, integralmente e gratuitamente, il film-concerto di Thom Yorke È un concerto del novembre 2024 che finora si era potuto vedere solo live oppure per tre giorni al cinema nello scorso marzo. Adesso è disponibile per tutti.
L’ultimo post di Trump sulla crisi nello Stretto di Hormuz è così delirante che in molti iniziano a dirsi seriamente preoccupati della sua salute mentale Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Le prevendite per Dune 3 sono andate sold out in poche ore nonostante manchino otto mesi all’uscita del film In una sala IMAX di Londra, dove il biglietto costa quasi 30 euro, tutti i 498 posti sono stati prenotati in appena due minuti.
L’Unicef ha pubblicato una guida per aiutare i genitori a spiegare la guerra ai bambini La guida spiega come parlarne ai più piccoli non "isolandoli" dalle notizie, ma aiutandoli a capire la situazione, in base alla loro età.
Il primo problema che gli astronauti della missione Artemis II hanno dovuto risolvete è stato il bagno rotto Lo Universal Waste Management System della navicella Orion ha avuto un problema poco dopo aver raggiunto l'orbita terrestre. Per fortuna, l'astronauta Cristina Koch è riuscita a ripararlo, autonominandosi «idraulica dello spazio».
Trovatevi qualcuno che vi guardi come Kim Jong-un guarda le sue forze speciali che svolgono insensate e dolorosissime prove di forza Le prodezze dei soldati nordcoreani sono diventate ovviamente virali, tra pile di mattoni frantumate a panciate e grandi sorrisi rivolti al leader supremo.
La prima immagine del nuovo film di Bong Joon-ho non sembra per niente un film di Bong Joon-ho Il film si intitola Ally e ha una protagonista così carina e paciosa che molti non riescono a credere che venga dalla stessa mente che ha pensato Parasite.
Giuseppe Alfarano di Camini (RC) passerà alla storia come il primo sindaco italiano dimessosi perché nel suo Comune ci sono troppi cani randagi Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».

L’ultimo post di Trump sulla crisi nello Stretto di Hormuz è così delirante che in molti iniziano a dirsi seriamente preoccupati della sua salute mentale

Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.

07 Aprile 2026

Ormai geopolitica e diplomazia hanno definitivamente abbandonato i corridoi felpati delle cancellerie per trasferirsi nel perimetro incendiario di Truth Social, e poi a cascata, in quello tutti gli altri invadendo i vari feed di «crazy bastard», «living in Hell» e «open the fuckin’ Strait». L’ultimo ultimatum di Donald Trump contro Teheran trasforma la crisi dello Stretto di Hormuz in un atto di forza mediatica senza filtri: una scadenza fissata per stasera, martedì 7 aprile alle ore 20 (fuso della costa orientale, per l’Italia le ore 20), oltre la quale il Presidente minaccia di trasformare l’Iran nel bersaglio di un’offensiva senza precedenti, distruggendo centrali elettriche e infrastrutture civili. Riportiamo qui una traduzione in italiano del post di Trump, scusandoci per la volgarità di certe espressioni ma sottolineando che non sta a noi censurare una dichiarazione del Presidente degli Stati Uniti d’America: «Martedì (oggi, ndr) sarà la Giornata della Centrale nucleare e la Giornata del Ponte, tutto in un giorno soltanto, in Iran. Sarà una cosa mai vista!!! Aprite quel Cazzo (usiamo la c maiuscola perché in originale Trump ha scritto Fuckin’ con la f maiuscola, ndr) di Stretto, pazzi bastardi, o vi ritroverete all’Inferno – STATE A GUARDARE! Sia lodato Allah. Presidente Donald J. Trump».

Moltissimi osservatori, commentatori e politici sono rimasti sconcertati da questo messaggio di Trump. Su tutti, il più esplicito è stato Bernie Sanders: il senatore democratico del Vermont ha scritto su X che «un mese dopo avere scatenato la guerra in Iran, queste sono le dichiarazioni che il Presidente degli Stati Uniti fa nel giorno di Pasqua. Questi sono i deliri di un uomo pericoloso e mentalmente instabile. Il Congresso deve prendere l’iniziativa ADESSO. Poniamo fine a questa guerra».

Come scrive Bbc, il salvataggio, avvenuto domenica 5 aprile, del secondo membro dell’equipaggio dell’F-15 abbattuto (un’operazione alla Black Hawk Down, per come descritta dalla Casa Bianca) venerdì 3 marzo, ha fornito a Washington il pretesto per alzare ulteriormente la posta, quantomeno dal punto di vista dialettico. Se la liberazione dei militari è stata un successo dal punto di vista dell’intelligence e delle forze armate, quello che è venuto dopo è difficile da definire, capire e raccontare. La verità è che nessuno sa perché Trump e la sua amministrazione continuino a usare questi toni e questi modi, anche in un momento in cui la guerra in Iran sta facendo precipitare tutto il mondo in una crisi – economica, energetica, politica – di cui è impossibile prevedere le conseguenze. L’unica certezza è che queste conseguenze saranno gravissime.

Al post di Trump l’Iran ha risposto con sarcasmo, liquidando le sua minacce come «le azioni isteriche e stupide di un leader squilibrato», ribadendo le proprie condizioni: lo Stretto di Hormuz riaprirà solo se parte dei pedaggi navali finiranno direttamente nelle casse dello Stato iraniani, come risarcimento per i danni causati dalla guerra scatenata da Usa e Israele. In questo nuovo stadio-stallo del conflitto, dove la diplomazia si muove a colpi di post in caps lock e scadenze continuamente posticipate, il confine tra la propaganda e il conflitto totale è diventato invisibile. Mentre Israele attende il via libera di Washington per colpire i siti petrolchimici iraniani, il mondo resta a guardare un countdown che potrebbe turbare ancora più di quanto non sia stato già turbato, l’equilibrio economico globale.

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